venerdì, 7 Maggio, 2021

Istat, l’anno horribilis della pandemia

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L’Istat ha comunicato i dati sull’economia italiana a fine del 2020, l’anno horribilis in cui la pandemia ha determinato una crisi economica senza precedenti.
Secondo le stime dell’Istat, a novembre 2020, le vendite al dettaglio sono diminuite rispetto ad ottobre del 6,9% in valore e del 7,4% in volume. In leggera crescita le vendite dei beni alimentari (+1,0% in valore e in volume) mentre le vendite dei beni non alimentari sono diminuite sia in valore che in volume (rispettivamente del 13,2% e del 13,5%).
Nel trimestre settembre-novembre 2020, le vendite al dettaglio hanno registrato un aumento congiunturale dello 0,5% in valore e dell’1,5% in volume. In aumento le vendite dei beni alimentari (+2,0% in valore e in volume) mentre quelle dei beni non alimentari sono diminuite in valore (-0,6%) e aumentate in volume (+1,1%).
Su base tendenziale, a novembre, le vendite al dettaglio sono diminuite dell’8,1% in valore e dell’8,4% in volume. Il segno negativo è determinato dalle vendite dei beni non alimentari, in deciso calo (-15,1% in valore e in volume), mentre le vendite dei beni alimentari sono in aumento (+2,2% in valore e +0,7% in volume).
Per quanto riguarda i beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali negative per quasi tutti i gruppi di prodotti ad eccezione delle dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia (+28,7%) e utensileria per la casa e ferramenta (+2,0%). Le flessioni più marcate si evidenziano, invece, per Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-45,8%) e Abbigliamento e pellicceria (-37,7%).
Rispetto a novembre 2019, il valore delle vendite al dettaglio è diminuito sia per la grande distribuzione (-8,3%) sia per le imprese operanti su piccole superfici (-12,5%). Le vendite al di fuori dei negozi sono diminuite del 14,3% mentre il commercio elettronico è in forte aumento (+50,2%).
Se le vendite sono peggiorate, anche la produzione industriale è diminuita. L’Istat, a novembre 2020 ha stimato una diminuzione dell’1,4% rispetto ad ottobre dell’indice destagionalizzato della produzione industriale. Nella media del trimestre settembre-novembre il livello della produzione è aumentato del 2,1% rispetto al trimestre precedente.
L’indice destagionalizzato mensile è aumentato su base congiunturale solo per i beni intermedi (+0,2%); sono diminuiti, invece, i beni di consumo (-4,0%), l’energia (-3,6%) e i beni strumentali (-0,6%).
Corretto per gli effetti di calendario, a novembre 2020 l’indice complessivo è diminuito in termini tendenziali del 4,2% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 21 contro i 20 di novembre 2019). Flessioni tendenziali hanno caratterizzato tutti i comparti; la riduzione è risultata meno pronunciata per i beni intermedi (-0,2%) e i beni strumentali (-2,8%), mentre risulterebbe più rilevante per i beni di consumo (-9,8%) e l’energia (-5,6%).
I settori di attività economica che hanno registrato i maggiori incrementi tendenziali sono stati la fabbricazione di apparecchiature elettriche (+5,9%), la fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche (+2,9%) e la fabbricazione di mezzi di trasporto (+2,3%). Le flessioni più ampie riguardano le industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-26,7%), la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-18,3%) e la fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e preparati (-8,2%).
Nelle ultime settimane del 2020, il riacutizzarsi dei contagi ha reso necessarie nuove misure di contenimento che hanno frenato la ripresa economica internazionale. Il lockdown in molti casi è stato parziale, determinando effetti eterogenei tra paesi e settori produttivi.
In Italia, gli indicatori congiunturali hanno mostrato un’evoluzione in linea con quella dell’area euro. A novembre, la produzione industriale e le vendite al dettaglio hanno segnato una flessione.
Segnali positivi hanno caratterizzato l’andamento del mercato del lavoro, con una ripresa della tendenza all’aumento dell’occupazione a cui si è accompagnata una decisa riduzione della disoccupazione. Il dato troverebbe una spiegazione con la regolarizzazione di lavoro in nero.
A fine anno, si è attenuata la fase deflattiva dei prezzi al consumo, come effetto di una minore deflazione per i beni energetici e di una moderata ripresa della ‘core inflation’.
Le aspettative per i prossimi mesi mantengono un elevato grado di incertezza, ma a dicembre la fiducia di famiglie e imprese ha registrato un miglioramento.
Invece, l’inizio del 2021potrebbe risultare più deludente rispetto alle positive aspettative di fine 2020, per le incertezze sulla pandemia che ancora sono presenti nonostante l’arrivo del vaccino.

Salvatore Rondello

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