domenica, 1 Agosto, 2021

Istruzione, Bianchi in Senato spiega il Recovery Plan

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Il ministro Patrizio Bianchi in audizione alla Commissione Istruzione del Senato ha illustrato cosa è previsto nel Recovery Plan per quanto riguarda l’istruzione.
Al capitolo Istruzione e ricerca sono stati assegnati 28,49 miliardi dal Recovery Plan. Di questi 16,72 saranno utilizzati per il ‘Potenziamento delle competenze e diritto allo studio’ e 11,77 per il punto ‘Dalla ricerca all’impresa’.
La missione “Istruzione e ricerca” prevede i seguenti assi portanti:
– ampliamento delle competenze acquisite nelle scuole, nelle università e nelle istituzioni di Alta Formazione Artistica e Musicale da parte di giovani, di lavoratori e ampie fasce di popolazione attiva;
– potenziamento della ricerca di base e delle grandi infrastrutture di ricerca, fondamentali nelle aree di frontiera e per il trasferimento tecnologico, il miglioramento dell’interazione tra mondo della ricerca e mondo produttivo, nonché della propensione all’innovazione delle imprese, soprattutto delle PMI, e la loro partecipazione a progetti e filiere strategiche. Per questa via si sostengono anche la domanda e l’adeguato impiego di competenze avanzate nel nostro sistema produttivo;
– internazionalizzazione della formazione superiore e della ricerca attraverso la promozione della mobilità di docenti e ricercatori, sia verso l’estero che verso l’Italia, per contribuire ai principali processi internazionali di ricerca e formazione di nuove competenze, nei principali ambiti strategici per il futuro;
– il supporto alla ricerca condotta dai giovani talenti, con finanziamenti ad essi dedicati, seguendo il modello d’eccellenza degli ERC grant europei.
La missione ‘Istruzione e ricerca’ è divisa in 2 componenti ed è particolarmente focalizzata sulle generazioni future.
Affronta il tema strutturale più importante per rilanciare la crescita, la produttività, l’inclusione sociale e la capacità di adattamento alle sfide tecnologiche e ambientali.
Si propone due obiettivi fondamentali:
• garantire le competenze e le abilità necessarie per affrontare le sfide presenti e future, intervenendo sui percorsi scolastici e universitari degli studenti, sostenendo il diritto allo studio e accrescendo l’incentivo delle famiglie a investire nell’acquisizione di competenze avanzate da parte dei giovani;
• rafforzare i sistemi di ricerca e la loro interazione con il mondo delle imprese e delle istituzioni.
La prima componente, “Potenziamento delle competenze e diritto allo studio”, è dedicata al potenziamento della didattica. Si prevede un notevole sforzo per colmare il ritardo del Paese nelle strutture e nei servizi dedicati all’età prescolare, iniziative per il contrasto alla povertà educativa e per la riduzione dei divari territoriali nella quantità e qualità dell’istruzione, in particolare nel Mezzogiorno, interventi per la didattica digitale integrata, per le competenze STEM e il multilinguismo, con un focus specifico alla formazione delle donne.
La seconda componente, “Dalla ricerca all’impresa”, guarda alla ricerca di base, applicata, e al trasferimento tecnologico per rafforzare il sistema della ricerca lungo le diverse fasi della maturità tecnologica, agendo in maniera sistemica sulla leva degli investimenti in R&S. Una prima direttrice di intervento è rivolta al potenziamento della filiera di R&S attraverso grandi infrastrutture di ricerca, partenariati allargati per lo sviluppo di progetti di ricerca. Una seconda direttrice si focalizza sul potenziamento dei meccanismi di trasferimento tecnologico, incoraggiando, con partnership ed investimenti pubblici e privati, l’innovazione attraverso l’uso sistemico dei risultati della ricerca da parte del tessuto produttivo.
Sono contemplati, in quest’ambito, investimenti per il potenziamento di strutture di ricerca e la creazione di “reti nazionali” di R&S su alcune tecnologie abilitanti (Key Enabling Technologies), la creazione di “ecosistemi dell’innovazione” attorno a “sistemi territoriali” di R&S.
In particolare con la didattica digitale integrata e la formazione continua del personale scolastico si prevede la realizzazione di un sistema per lo sviluppo professionale continuo di tutto il personale della scuola (dirigenti, docenti e personale ATA) con interventi mirati in formazione per 300.000 destinatari, sulla base di una rilevazione dei bisogni di aggiornamento degli insegnanti e del personale della scuola. Il progetto prevede altresì la realizzazione di un sistema digitale che documenti le esperienze e la formazione (portfolio delle professionalità “Openbadge”), la realizzazione di un bilancio di competenze e le azioni formative di miglioramento.
Saranno coinvolte nei progetti di formazione, previsti da una pianificazione nazionale, tutte le 8.000 scuole presenti sul territorio italiano. Il sistema digitale sofia.istruzione.it consentirà di garantire il monitoraggio e la governance nazionale del progetto.
Include la riforma Scuola di alta formazione (Università – Indire) e Formazione in servizio obbligatoria per dirigenti scolastici, docenti e personale ATA.
Questo intervento beneficia di risorse complementari per 400 milioni dai progetti PON e 140 milioni dagli stanziamenti della Legge di Bilancio.
Con un’altra azione, invece, si punta nell’integrazione nelle discipline curriculari di attività, metodologie e contenuti correlati a sviluppare e rafforzare le competenze STEM e di digitalizzazione e innovazione, in tutti i gradi d’istruzione, a partire dall’infanzia e primaria alla secondaria di I e II grado, in ottica di piena interdisciplinarità, con particolare attenzione alle pari opportunità e alla parità di genere nell’approccio metodologico e nell’orientamento alle materie STEM.
Il programma di sviluppo/potenziamento delle competenze prevede la collaborazione con il settore produttivo. Per quanto concerne il rafforzamento delle competenze multilinguistiche, l’intervento consta di azioni indirizzate agli alunni e ai docenti, con un allargamento dei programmi di informazione e consulenza relativi a Erasmus+.
In particolare, è previsto di attivare quanto segue:
– corsi curricolari per la scuola dell’infanzia, extracurricolari per la primaria e la secondaria di primo grado e un periodo di studio all’estero per gli alunni della scuola secondaria di II grado (attraverso una iniziale erogazione di borse di studio);
– la mobilità in entrata di docenti stranieri;
– corsi di lingua e metodologici per docenti.
Verrà realizzato anche un sistema di monitoraggio digitale delle competenze linguistiche del nostro Paese anche con la collaborazione dei relativi enti certificatori.
L’intervento è finanziato con 1,1 miliardi di euro, sono inoltre previsti 250 milioni per interventi all’interno dei progetti PON.
Il ministro Patrizio Bianchi ha dichiarato: “Al Sud la situazione è ancora più difficile rispetto a quella del Nord. Le nuove scuole meritano grande interesse. Un tempo una bella scuola era un lungo corridoio con porte  chiuse. Non è più questa la scuola che vogliamo. Oggi vogliamo una scuola aperta, con spazi specifici. La ristrutturazione degli edifici è fondamentale. Il nostro è il Paese con il più alto tasso di dispersione in Europa, ma soprattutto quello con il più alto divario interno. In alcune aree interne del Sud, in particolare in Calabria, siamo al 33%”.
Poi, spiegando le nuove funzioni sulle competenze ministeriali, ha detto: “Barbara Floridia ha avuto assegnato la delega a un grande piano di educazione alla sostenibilità. La  sostenibilità diventa credibile solo e soltanto con una grande azione educativa, uno strumento per rendere credibile la trasformazione in corso. Rossano Sasso ha la delega alla disabilità e all’inclusione. In queste due cose c’è il perno della nostra azione”.
Il ministro del Miur ha aggiunto:“Devo fare un grande ringraziamento al ministro precedente per il lavoro svolto su questo piano di ripresa e resilienza (Pnrr). Dopo una quarta lettura, abbiamo ripreso questo  documento, confermandolo,  per un motivo chiaro: è stato apprezzato molto dalla Commissione europea. Dobbiamo però riflettere di più su alcuni punti: il tema dello 0-6, dobbiamo investire di più, renderlo un tema nazionale, prendere atto che è del tutto ineguale nel nostro Paese. Nella nostra impostazione, almeno il 3-6 deve rientrare in un ordinamento che veda l’accessibilità a questo livello di tutti i bambini del Paese. C’è una grande questione meridionale che va colta e va posta”.
Le intenzioni sono sicuramente importanti, ma si riscontrano lacune sulle modalità realizzative. In particolare, sulla scuola secondaria di primo e secondo grado c’è poca chiarezza. Proprio la riforma della scuola media è nodale sugli obiettivi di interazione tra scuola e produzione . In tal senso, il progetto che sta elaborando la commissione Scuola del Psi prevede di rimodulare il percorso della scuola media inferiore in cinque anni coincidendo con l’età dell’obbligo ma anche con il raggiungimento di un’età in cui si è più maturi per fare le scelte future sul proprio avvenire. Inoltre, la rimodulazione della scuola media superiore in tre anni avrebbe caratteristiche di maggiore flessibilità per collegarsi alla vocazione produttiva del territorio.

Salvatore Rondello

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