martedì, 19 Ottobre, 2021

ITA, è già rottura totale con i sindacati

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È rottura totale tra Ita e i sindacati. L’incontro di ieri ha alzato ulteriormente la tensione tra i rappresentanti dei lavoratori e la compagnia che dovrebbe decollare a partire dal 15 ottobre, ma che rischia di restare stesa per terra. Dopo oltre due ore e mezzo di riunione le posizioni restano inconciliabili, ma i sindacati non ci stanno e occupano simbolicamente la stanza dove si è tenuto il tavolo appendendo fuori dalla finestra le bandiere delle organizzazioni sindacali. Intanto da oggi Ita sarebbe pronta ad avviare le chiamate ‘ad personam’ del personale da assumere.
I segretari generali di Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti (Stefano Malorgio, Salvatore Pellecchia e Claudio Tarlazzi), chiedendo l’intervento della proprietà, cioè il Ministero dell’Economia e delle Finanze, hanno dichiarato: “La presa di posizione di Ita è molto grave e incomprensibile, anche perché la trattativa poteva proseguire e invece l’azienda ha posto condizioni capestro, chiudendo di fatto lo spazio per un vero negoziato”.
Intanto, per oggi, in piazza San Silvestro a Roma è stata organizzata la mobilitazione dei lavoratori Alitalia, in concomitanza con l’audizione alla Camera dei vertici Ita. Resta poi confermato venerdì 24 settembre lo sciopero del settore aereo.
Secondo l’azienda ITA: “Le proposte pervenute non sono, purtroppo, accettabili e non costituiscono nemmeno una base di trattativa compatibile con la complessità e le tempistiche della sfida che la società deve affrontare in vista dell’avvio delle operazioni il 15 ottobre. Le proposte pervenute, tra l’altro solo l’ultimo giorno, sono inoltre strutturate su un arco temporale non conciliabile con il Piano 2021-2025 di Ita e, soprattutto, orientate ad un recupero di costo non coerente con la oggettiva realtà dei fatti”.
Preso atto dell’impossibilità di trovare un accordo dopo una lunga trattativa, la società ha consegnato alle rappresentanze dei lavoratori un proprio regolamento aziendale che, pur dovendo tenere conto dei vincoli di legge, ripropone le condizioni inizialmente avanzate ai sindacati e via via aggiornate, nel corso del confronto, sulla base delle richieste che è stato possibile accogliere.
I trattamenti inclusi nel regolamento sono rispettosi dei minimi previsti dal Ccnl di settore che Ita si è resa sin da subito disponibile ad applicare a condizioni sostenibili,  ovvero che rappresentasse le aziende del settore e mantenesse l’unitarietà delle sigle sindacali, secondo quanto ha assicurato l’azienda.
La società si è detta consapevole della serietà di tutte le problematiche rappresentate dai sindacati e associazioni professionali, ma è anche impegnata a tutelare il futuro delle 2.800 persone che entreranno a lavorare in Ita e a sostenere il piano di espansione che prevede al 2025 il raddoppio della flotta e l’assunzione di oltre 5.500 persone nella sola parte ‘Aviation’.
Secondo i sindacati: “Nonostante la disponibilità al dialogo dimostrata dalle organizzazioni sindacali, la dirigenza ha comunicato che procederà in maniera unilaterale con l’applicazione del regolamento aziendale e con l’immediata assunzione a chiamata dei lavoratori”. I sindacati, in una nota congiunta sull’incontro con Ita, hanno anche annunciato di aver “unitariamente deciso di non abbandonare il tavolo di trattativa sino a che l’azienda non accetterà di avviare un confronto serio e costruttivo, privo di iniziative unilaterali. La mobilitazione diviene pertanto permanente”.
Monica Mascia, segretaria nazionale di Fit-Cisl, ha spiegato: “Sin da quando è iniziata la vertenza Alitalia-Ita abbiamo subito detto che il tema occupazionale era imprescindibile. Il fatto che Ita sia una nuova azienda e che nasca ex novo non può costituire un alibi per non riconoscere i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori che fino ad oggi sono stati gli unici a pagare il prezzo delle strategie e delle politiche commerciali fallimentari”.
Nel frattempo, il marchio Alitalia è in vendita: da sabato 18 settembre e fino al 4 ottobre si possono presentare offerte vincolanti per il brand con più di mezzo secolo di storia che sarà ceduto entro fine anno. Il prezzo base è stato fissato a 290 milioni di euro ma saranno possibili rilanci e vincerà l’offerta con il prezzo più alto come è stato spiegato nel bando pubblicato su diversi quotidiani tra cui il Financial Times. Ovviamente tra i soggetti più interessati c’è la nuova compagnia ITA che decollerà il 15 ottobre e per lunedì ha convocato i sindacati per cercare un’intesa sui contratti.
Il marchio di Alitalia, realizzato nel 1969 al posto del logo con la freccia alata, è un’icona di italianità con la sua A stilizzata con il tricolore.
I commissari Gabriele Fava, Giuseppe Leogrande e Daniele Santosuosso hanno scritto: “Rappresenta un patrimonio valoriale e culturale storico, radicato nell’immaginario condiviso italiano”. Poi hanno spiegato: “Questa operazione si prefigge di tutelare la persistenza del nome e del logo nel panorama del trasporto aereo. Il decreto infrastrutture prevede peraltro che sia solo una compagnia aerea a potersi aggiudicare il bando”.
Per l’aggiudicazione sono previste due fasi: nella prima saranno ammesse soltanto offerte vincolanti uguali o superiori al prezzo di gara; se questa andasse deserta, si aprirà una seconda fase che ammetterà offerte a prezzo inferiore.
Se ITA dovesse aggiudicarsi la gara, sarebbe un’altra storia anche nella controversia con i sindacati.
Poi, se in Italia si fosse attuata la cogestione come previsto dall’articolo 46 della Costituzione, anche la risoluzione della crisi aziendale di Alitalia avrebbe avuto un’altra storia e molto probabilmente sarebbe già stata superata.

 

Salvatore Rondello

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