domenica, 28 Novembre, 2021

Ita alza la voce sulle low-cost. “Niente favoritismi”

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Il presidente della nuova compagnia pubblica Ita Airways, Alfredo Altavilla, in un’intervista su ‘Il Corriere della Sera’, riferendosi agli incentivi aeroportuali delle low cost, ha detto: “Non voglio favoritismi, ma regole uguali per tutti: se ci sono amministrazioni locali o aeroporti che vogliono dare incentivi li diano a tutti, anche a noi. Ma se non vogliono darli allora non li diano a nessuno. Non trovo ammissibile la disparità di trattamento. Durante il covid le low-cost sono scappate, gli italiani li ha riportati a casa Alitalia. Quando è inverno le low cost tagliano le frequenze e restava a volare Alitalia. Non è giusto”.
Poi, Altavilla ha rimbrottato: “Quanto agli incentivi, visto che sono dati per volare negli scali piccoli, come accade per le low-cost, se vengono erogati anche a Ita gli stessi contributi magari ci voliamo pure noi”.
Il presidente di Ita Airways, riguardo le alleanze internazionali, ha annunciato accordi entro il 2022. Su questo tema ha precisato di non aver voluto mantenere il nome Alitalia per i voli intercontinentali: “Anche se il brand è più conosciuto, perché la maggior parte dei potenziali alleati con i quali abbiamo discusso del marchio mi ha detto che Alitalia sarebbe stata una zavorra in una discussione di alleanza. Era necessaria una discontinuità”.
Ma le proteste dei dipendenti Alitalia faticano ad arrestarsi. Le ex hostess della celebre compagnia di bandiera, scese in piazza contro le decisioni degli ultimi giorni,  si sono spogliate davanti al Campidoglio: un gesto simbolico per mostrare l’assenza di prospettive nella quale sono piombate. Rimaste senza un lavoro e senza dignità, dopo la nascita della nuova azienda di stato, Ita, una trentina di hostess dell’ormai ex compagnia di bandiera si sono date appuntamento in Campidoglio, nel cuore della Capitale, nella mattinata di mercoledì 20 ottobre. Finora i manifestanti hanno indossato la divisa protestando contro le decisioni intraprese. Questa volta, invece, le hostess si sono spogliate dell’uniforme, come gesto simbolico per testimoniare le difficoltà a cui stanno andando incontro.
Disposte in ordine geometrico si sono tolte la divisa, capo dopo capo. Con la nascita di Ita, le lavoratrici di Alitalia hanno perso tutto. Poi hanno lasciato in piazza le loro scarpe, richiamando così i flashmob contro la violenza sulle donne. In tal caso, le scarpe sono simbolo delle assenze: quella del lavoro, della dignità e di prospettive future.
A farsi portavoce delle difficoltà di ognuna è Cristina Poggesi, assistente di volo Alitalia dal 1997. Spiegando il significato del gesto, ha dichiarato: “Oggi  rappresentiamo al mondo il dolore e la violenza psicologica che stiamo subendo. È un anno che noi mamme Alitalia non dormiamo. Il 15 ottobre ci hanno tolto la vita, ci hanno tolto la pelle. Oggi toglierci la divisa significa proprio questo”.
Quindi ha ribadito: “Ci hanno tolto tutto. Per noi la divisa è qualcosa che ci rappresenta nel mondo e che abbiamo sempre indossato con grande orgoglio. Ce l’hanno tolta, ci hanno tolto la vita”.
Così le ex hostess Alitalia chiedono lavoro, diritti e futuro a distanza di 5 giorni dalla manifestazione a Fiumicino degli ex dipendenti Alitalia, venerdì 15 ottobre, proprio quando Ita Airways inaugurava il suo primo volo sul cielo italiano.
Con la fine della storica Alitalia, si contano 8000 esuberi. Un prezzo altissimo pagato dalla collettività per la compagnia di bandiera che è stato simbolo e orgoglio di tutti gli italiani e non solo dei dipendenti.
Il caso Alitalia crea un precedente pericoloso in tutto il mondo del lavoro, e per di più va considerato che si tratta di un’azienda statale. Nel tempo c’è stata una sommatoria di errori che sono ricaduti sui lavoratori e sui contribuenti.
Va anche ricordato che la nostra Costituzione è fondata sul lavoro. Dunque, ogni volta che si perde un posto di lavoro è un’offesa alla dignità delle persone, ma anche a tutto il Paese. L’art. 35 della Costituzione recita: “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme di applicazione. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro. Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell’interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’estero”.

 

Salvatore Rondello

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