martedì, 19 Ottobre, 2021

Kosovo, Mustafa a processo davanti la Procura dell’Aja

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Il Tribunale speciale dell’Aja,in Olanda, per i crimini commessi nell’ex Jugoslavia negli anni della guerra civile scoppiata in seguito alla sua dissoluzione, ha finora affrontato i processi nei confronti dei serbi responsabili di stragi (prima fra tutti quella di Srebrenica) e di atrocità nei confronti di musulmani e croati condannando, tra l’altro Mladic e Karadzic. Inevitabilmente le sentenze sono state criticate in Serbia e nella Repubblica Srpska di Bosnia Erzegovina, dove i condannati o sono visti come eroi nazionali o come militari che hanno agito in ogni caso nell’interesse della propria patria. È un po’ la logica che ha contrassegnato sempre le reazioni all’azione di una Giustizia che non ha accettato la versione delle dinamiche di guerra che avrebbero giustificato quanto accaduto. Ma i crimini non sono stati commessi solo da una parte e il processo che si è aperto mercoledì 17 settembre a l’Aja  ne è la dimostrazione. Sui banchi degli imputati è apparso Salin Mustafa, figura di spicco dell’Uck, l’Esercito di liberazione del Kosovo, ritenuto responsabile di omicidi e torture  nei confronti di serbi, albanesi e rom collaborazionisti avvenuti di un lager. La Procura dell’Aja lo ha accusato di brutali torture e di uccisioni soprattutto a danno di abitanti del villaggio di Zilash considerati contrari all’indipendenza da Belgrado. Punizioni corporali e atti fortemente offensivi che sarebbero stati perpetrati su ordine dello stesso dirigente dell’Uck. Da notare che Salin Mustafa, alla fine del conflitto del 1998-9, si era dato alla politica diventando consigliere del Ministro della Difesa, prima dell’arresto avvenuto l’anno scorso. Immediate le reazioni negative a Pristina, dove si teme che questo sia solo l’inizio di una operazione giudiziaria che coinvolgerà presto nomi eccellenti della politica kosovara. La scorso anno lo stesso Tribunale speciale ha fatto arrestare l’ex Presidente della Repubblica Hashim Thaci e l’ex Capo del Parlamento Kadri Veseli, suscitando l’evidente malcontento del Governo di Pristina. L’inizio ormai prossimo dei processi contro questi due non mancherà di influire, sicuramente in modo non positivo, sul difficile dialogo spinto da Usa e Unione Europea per il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. Negli ultimi giorni si sono registrati notevoli concentrazioni di truppe nella parte serba del Kosovo. Il Premier di Pristina Albin Kurti, leader del partito nazionalista di sinistra, ha più volte dichiarato pienamente legittimo l’operato dell’Esercito di liberazione (Uck), difendendone gli esponenti incriminati. Da parte sua il Presidente serbo Aleksander Vucic ha riaffermato l’esigenza che la magistratura europea non umilii ulteriormente Belgrado con le sue sentenze sui fatti delle guerra civile jugoslava dopo la penalizzazione subita territorialmente. L’ impressione è che ci debba preparare a ulteriori mesi di polemiche che, dopo la scoperta di nuove zone d’ombra su quanto avvenuto nell’ex Jugoslavia alla fine degli anni novanta, riaccenda vecchie ferite non ancora rimarginate e faccia aumentare le tensioni all’interno dei Paesi dei Balcani occidentali.

Alessandro Perelli

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