domenica, 26 Settembre, 2021

SUPER BOLLETTA

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“Dal primo ottobre la bolletta elettrica aumenta del 40%”. Lo ha detto il ministro della Transizione ecologica, il tecnico Roberto Cingolani. Recentemente, le sue prese di posizione a favore del nucleare sono state molto contestate.
Quello che ha detto ieri a Genova, a un convegno della Cgil, colpisce duramente il portafoglio degli italiani dal mese prossimo.
Il ministro Cingolani, che ha competenze sull’energia, ha spiegato: “Lo scorso trimestre la bolletta elettrica è aumentata del 20%, il prossimo trimestre aumenta del 40%. Queste cose vanno dette, abbiamo il dovere di affrontarle. Succede perché il prezzo del gas a livello internazionale aumenta, succede perché aumenta anche il prezzo della CO2 prodotta”.
In serata il ministro interviene di nuovo per rassicurare che l’andamento dei prezzi è già noto agli esperti: “Il governo è fortemente impegnato per la mitigazione dei costi delle bollette dovuti a queste congiunture internazionali e per fare in modo che la transizione verso le energie più sostenibili sia rapida e non penalizzi le famiglie”.
Il rincaro del gas ha una ragione semplice. Mentre la pandemia viene debellata (almeno nei paesi ricchi), l’economia mondiale si riprende alla grande. Le aziende tornano a lavorare a pieno regime, e la domanda di energia si impenna. Di conseguenza, il costo del gas, fonte principale dell’elettricità, aumenta. Poi c’è l’altro elemento, l’aumento del prezzo della CO2. E questo ha a che fare con la necessità di decarbonizzare l’economia, per combattere la crisi climatica. Le aziende che producono anidride carbonica (il principale gas serra), fra le quali quelle energetiche, nella Ue devono pagare il costo, comprando quote di emissioni nel sistema europeo Ets. Il prezzo di queste quote viene aumentato gradualmente, per spingere le aziende a decarbonizzare. Ma questo porta anche a un aumento dei costi di produzione, e quindi delle tariffe in bolletta. In Italia, i prezzi del metano e della corrente sul mercato tutelato sono fissati all’inizio di ogni trimestre da Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente. Nel terzo trimestre del 2021, che è iniziato il primo luglio, il costo dell’elettricità era aumentato del 9,9%, e quello del gas del 15,3%. Ma la bolletta elettrica sarebbe salita addirittura del 20%, se il governo non fosse intervenuto per calmierarla. In pratica, aveva usato 1,2 miliardi ricavati dalla vendita di quote di emissioni nel sistema Ets per abbassare la stangata per i cittadini. Ora, per il quarto trimestre, che comincia il primo ottobre, l’Arera deve di nuovo aggiornare le tariffe. Solo che il prezzo del gas e le tariffe del carbonio sono salite ancora dal primo luglio.
Il deputato Pd della Commissione Bilancio Gianni Del Moro ha spiegato: “Secondo gli esperti del settore, questi aumenti in bolletta potrebbero manifestarsi tra il 25% e il 30%”.
Invece, Cingolani a Genova è stato più pessimista, parlando addirittura di un 40% in più per l’elettricità.
Il ministro ha assicurato che il governo sta studiando come ridurre la stangata, come ha già fatto a luglio. La strada più semplice è quella di usare ancora i soldi dell’Ets. In pratica, i denari sborsati dalle aziende energetiche per emettere CO2, che fanno aumentare le bollette, andrebbero restituiti alle stesse aziende, per fare abbassare le stesse bollette. Il governo però studia anche provvedimenti più strutturali, già suggeriti dall’Arera, e che potrebbero rientrare nel ddl Concorrenza. In pratica, tagliare gli oneri di sistema, cioè tutti quei balzelli caricati sulle bollette di luce e gas perché relativi ad attività di interesse generale per il sistema elettrico. Dentro c’è di tutto: bonus elettrico, copertura delle agevolazioni per le imprese a forte consumo, incentivi alle rinnovabili, costi per lo smantellamento delle centrali nucleari, agevolazioni tariffarie per il sistema ferroviario.
Cingolani ha aggiunto: “’Nessuno mette in discussione che la transizione ecologica vada fatta il prima possibile, senza indugi e con sacrifici enormi. Ci credo eccome alla transizione ecologica, ma non può essere fatta a spese delle categorie vulnerabili. Succede perché il prezzo del gas a livello internazionale aumenta. Se l’energia aumenta troppo di costo, le nostre imprese perdono di competitività e i cittadini, soprattutto quelli di reddito più basso, faticano ulteriormente per pagare beni primari come energia e gas. Queste cose vanno considerate importanti come la transizione ecologica. Finché avrò l’onore e onere di occupare questa posizione farò di tutto affinché le due cose non vengano mai scisse. Dobbiamo ricordarci che c’è una transizione sociale che deve andare di pari passo con la transizione ecologica.  Il governo è fortemente impegnato per la mitigazione dei costi delle bollette dovuti a queste congiunture  internazionali e per fare in modo che la  transizione verso le energie più sostenibili sia rapida e non penalizzi le famiglie”.
Marco Vignola, responsabile del settore energia dell’Unione Nazionale Consumatori fa i conti per gli italiani: “Un aumento di tale portata, se fosse davvero confermato, sarebbe letale per famiglie e imprese. Per una famiglia tipo sarebbe equivalente a 247 euro su base annua”.
Il ministro Cingolani, laureato in fisica, lo scorso due settembre, suscitando polemiche ha dichiarato: “Il nucleare non deve essere un tabù, soprattutto ora che si stanno affacciando tecnologie di quarta generazione”.
Una richiesta di chiarimenti è arrivata da Giuseppe Conte, leader dei penta stellati: “Sui progetti e le politiche per l’ambiente e la transizione ecologica, anche alla luce delle recenti dichiarazioni del ministro”. Un incontro tra i due è previsto per oggi 14 settembre. In occasione di tale incontro, a Roma, davanti al Pantheon, è stato indetto anche un flash mob cui seguirà una conferenza stampa di Angelo Bonelli, co-portavoce nazionale di Europa Verde, per chiedere le dimissioni del ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani.
Roberto Cingolani, nel suo intervento al convegno ‘Verso una transizione sociale’, organizzato ai Magazzini del Cotone di Genova dalla Cgil, ha anche detto: “Se l’energia aumenta troppo di costo, le nostre imprese perdono competitività e i cittadini, soprattutto quelli con un reddito medio-basso, faticano ulteriormente per pagare dei beni primari come l’elettricità in casa. Queste cose vanno considerate perché sono egualmente importanti rispetto alla transizione ecologica, la transizione ecologica non può essere fatta a spese delle categorie vulnerabili”.
Interpellato dai giornalisti, a margine del convegno, sull’allarme per la perdita di posti di lavoro che la transizione potrebbe provocare, Cingolani ha ricordato: “Tutti gli organismi internazionali lo hanno detto: pianeta in salute, persone in salute, transizione giusta. Non esiste solo la transizione ecologica se non c’è anche quella sociale. Bisogna essere anche molto realisti: non possiamo pensare di fare la transizione ecologica non curandoci del fatto che centinaia di migliaia di famiglie possano rischiare qualcosa. Dobbiamo essere bravi a gestire questa operazione che non è solo ambientale, ma anche di tipo sociale”.
Cingolani ha assicurato: “Su questo fronte, l’Italia si sta muovendo nella direzione giusta. Secondo me, il programma italiano è strutturato in maniera sostenibile, intelligente da questo punto di vista. La stampa internazionale ormai commenta queste cose in maniera convinta, direi che dobbiamo lavorare con molta coscienza. Non è solo un problema difficilissimo di natura ambientale, ma anche di modello sociale che stiamo cambiando. L’agenda che abbiamo fatto secondo me va bene, dobbiamo solo portarla avanti”.
Il ministro ha evidenziato anche la necessità di accelerare sulla transizione: “Ogni anno dobbiamo alzare l’offerta di energia elettrica rinnovabile, quindi ogni anno dobbiamo mettere 8 gigawatt di impianti nuovi. Oggi ne stiamo mettendo 0,8 gigawatt, quindi dobbiamo decuplicare la nostra capacità di installare impianti rinnovabili. Se riusciamo a fare elettricità verde, tutta la filiera, le automobili a batteria, la trasformazione meno inquinante dei sistemi manifatturieri, diventerà possibile. E’ chiaro che se ora trasformiamo in elettrico una macchina o un forno, ma produciamo elettricità bruciando carbone, non è una soluzione. Questa transizione è la cosa da accelerare di più”.
Per il ministro Cingolani, la velocità è l’aspetto determinante: “Nei prossimi mesi avremo una cadenza costante di nuovi programmi che partono in base al Pnrr. Dobbiamo essere velocissimi e speriamo anche che la semplificazione burocratica funzioni, quella che abbiamo fatto col decreto semplificazioni per poter fare tutto in maniera puntuale”.
Ma allora perché il gioco di sponda tra Verdi e Cinque Stelle per chiedere le dimissioni del ministro Cingolani? La sensazione è che Giuseppe Conte mira a tornare alla guida del governo al più presto possibile al posto di Draghi. E perché Bonelli si presterebbe a tale gioco? Si potrebbe pensare che Conte, in un suo futuro governo, gli abbia offerto il ministero della transizione ecologica. Ma al di là delle critiche sterili e dei possibili giochi di potere alle spalle degli italiani, quali sarebbero i programmi politici alternativi sulla transizione ecologica che possano essere migliori di quelli che sta portando avanti il governo Draghi?

Salvatore Rondello

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