lunedì, 18 Ottobre, 2021

La cancel culture e il rischio del tramonto dell’Occidente

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La tragedia dell’Afghanistan ha provocato una serie di reazioni emotive e di analisi di geopolitica che come sempre hanno riempito i giornali e i social, salvo poi affievolirsi negli ultimi giorni.
Il Centro Studi Morris Ghezzi che nell’immediatezza dei fatti, coordinandosi con la Lega Internazionale dei diritti dell’uomo ha espresso la sua posizione; vuole cercare una spiegazione di carattere più generale di quello che sta succedendo in Occidente.
Le vicende afghane non sono isolate, il contesto internazionale ha visto negli ultimi tempi fatti gravissimi, la Russia ha invaso un paese sovrano e si è annessa una parte del suo territorio, in Birmania un feroce colpo di stato militare ha stroncato una fragile democrazia, la Cina ha imposto ai media di cancellare da tutte le immagini (film, social, giornali etc. ) simboli e il nome stesso di Taiwan, Hong Kong è stata di fatto cancellata, in Venezuela l’opposizione è stata dimenticata e abbandonata.
Senza parlare di guerre aperte come in Yemen o di stato di preguerra come lo spiegamento di forze russe ai confini dei Paesi Baltici.
È possibile spiegare tutto questo con analisi di strategie politico/militare senza affrontare le trasformazioni profonde che stanno avvenendo nella cultura occidentale?
Gli Stati Uniti, si affermano come potenza guida del mondo occidentale con la prima guerra mondiale, la spedizione militare americana, le idee del Presidente Wilson insieme al collasso dell’Europa cambiano il posizionamento strategico degli Stati, da allora la potenza americana, pur tra alti e bassi, ha sempre rappresentato la guida occidentale anche in termini militari. Le guerre americane pur seguendo sempre la linea dei propri interessi economici e strategici si reggevano su una base di valori come libertà, democrazia, libera iniziativa, che rappresentavano i caposaldi del mondo libero occidentale.
La prima vera frattura avviene con il Vietnam, dove gli USA non sono sconfitti militarmente, ma sentono venir meno quell’appoggio rappresentato dalla coesistenza di interessi e di valori, malgrado ciò è rimasto nella visione americana il mito dello sceriffo buono che sconfigge il cattivo, soprattutto perché i valori comunisti che si opponevano ai valori occidentali, sono usciti frantumati negli ’80 e ’90.
La novità assoluta di questo periodo è il nascere di un movimento culturale estremo che rimette in discussione totalmente i valori occidentali, dall’interno stesso, insieme alla morte della politica.
È l’irrompere nella storia della cancel culture, che distrugge dalle fondamenta i miti stessi dell’occidente, una cultura pericolosissima che nasce dall’ignoranza e coinvolge tutti, anche le istituzioni più prestigiose, come gli atenei statunitensi e britannici, l’abbattimento di statue a cui assistiamo impassibili, la censura non solo ai grandi politici, ma alle basi letterarie, storiche, artistiche del nostro passato. È rimesso in discussione Churchill, ma anche Shakespeare, Dante, Caravaggio, non si tratta di protestare contro un gesto considerato contrario ai nostri principi (come fu nel Vietnam) ma di considerare i nostri principi e la nostra storia una storia orribile.
Questo ha privato di ogni legittimazione l’occidente equiparando ogni nostro gesto ad un neocolonialismo infame.
Sinora abbiamo considerato i valori liberali come fondanti tanto che sono la base della carta dei principi dell’ONU, ora li consideriamo peggiori di tutti perché fondati sulla sopraffazione, sul razzismo, sulla distruzione di altre culture.
Nasce cosi l’abbandono dell’Afghanistan, che ha anche altre motivazioni economiche, di alto costo di vite umane, ma che ha permesso a Biden di parlare con cinismo e disumanità di quello che sta succedendo.
L’opinione pubblica ha una emozione passeggera, ma poi nascono i tanti distinguo e le tante vergogne, non si esporta il nostro sistema, è la loro cultura, va rispettata, si paragona la condizione femminile con i talebani (ma anche in Arabia Saudita e in tanti altri paesi) con i nostri femminicidi, il Papa dice che anche i cristiani sono cattivi e allora la nostra coscienza si addormenta.
I logaritmi che tanto ci influenzano sono una prova, guardate il sito Dagospia, il piu letto in Italia, funziona con un logaritmo, si inseriscono gli articoli e poi vanno in basso secondo l’interesse, le notizie sull’Afghanistan vanno in prima poi scendono rapidamente per evidenziare il trasferimento di Messi, il gossip di influencer e di stelline varie.
La politica è assente acefala. Scrive il filosofo Byung_Chul Han “il cittadino diventa un consumatore che non è disposto a un comune agire politico…anche i politici e i partiti seguono la logica del consumo, si presentano come fornitori che devono soddisfare gli elettori intesi come consumatori o clienti”.
Che fare? eterno dilemma, partire da qui, negare con forza il valore della cancel culture e ridare dignità alla politica, semplice? Per niente, ma se non partiamo da qui possiamo fare tutte le analisi di geopolitica, avere emozioni momentanee, ma saremo nel pieno di quello che Spengler scriveva già 100 anni fa, nel tramonto dell’Occidente.

 

Alessandro Palumbo 

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