sabato, 15 Maggio, 2021

LA CLASSE OPERAIA VA IN PARADISO

0

I primi a pagare sono i più deboli, ce lo ha insegnato la Pandemia, ma lo sapevamo già: donne, giovani e operai.
A due giorni dalla festa del lavoro, una ragazza di 22 anni viene travolta e uccisa da un macchinario dell’azienda tessile Orditura Luana in provincia di Prato. Si chiamava Luana D’Orazio, non aveva compiuto ancora 23 anni ed era mamma di un bambino di 5 anni. Originaria di Pistoia, dove viveva con i genitori e il fratello, da circa un anno lavorava in un’azienda tessile del distretto di Prato.
Oggi i social si inondano di questa storia e anche i sindacati – Cgil, Cisl e Uil – denunciano in una nota come esistano ancora luoghi di lavoro lontani dagli standard di sicurezza previsti. All’improvviso tutti si ricordano degli operai, ma sono anni che ormai la sicurezza passa in secondo piano sul piano lavorativo, la fine del welfare che costringe le madri a lavorare in condizioni pessime, ai malati in nome della competività e della corsa delle consegne.
“A 22 anni si ha una vita davanti, a 50 si ha una famiglia alle spalle, in tutte le età si hanno progetti e sogni da realizzare. Morire ancora sul lavoro non è accettabile”, dice il segretario Uil, Bombardieri che apiega: “Quasi ogni giorno, una lavoratrice, un lavoratore si reca al lavoro e non fa più ritorno a casa. Certo poi ci sono le verifiche, le inchieste, le multe, i risarcimenti, ma la vita non si può risarcire o monetizzare. Dobbiamo riportare centrale il tema della sicurezza sul lavoro nelle Aziende, serve un patto forte con le Associazioni Datoriali, con l’Inail, con chi è preposto a vigilare, con l’obiettivo comune di raggiungere zero morti sul lavoro”.
In Italia dall’inizio dell’anno fino al 31 marzo sono morte sul lavoro due persone al giorno. Le cosidette morti bianche di cui si parla poco, che passano in secondo piano rispetto a disoccupazione e Covid.
Morti che continuano a incrementare: l’aumento rilevato nel confronto tra i primi trimestri del 2020 e del 2021 è legato sia alla componente maschile, i cui casi mortali denunciati sono passati da 155 a 171, sia a quella femminile, che ha registrato tre casi in più (da 11 a 14). L’incremento riguarda solo le denunce dei lavoratori italiani (da 137 a 158), mentre sono in calo quelle dei lavoratori comunitari (da 10 a 9) ed extracomunitari (da 19 a 18). Dall’analisi per classi di età emergono decrementi per gli under 40 (-17 decessi), mentre tra gli over 40 si segnalano gli aumenti nelle classi 50-59 anni (da 52 a 70 casi) e 60-69 anni (da 19 a 38).
Bisogna poi ricordare che molti casi non vengono denunciati soprattutto tra i lavoratori extracomunitari e in nero.
Il presidente di INAIL Franco Bettoni, presentando i dati del primo trimestre 2021, ha dichiarato che questi sono provvisori e che per quantificare il fenomeno è necessario attendere quelli relativi all’intero anno in corso. Le morti bianche in Italia sono aumentate nel primo trimestre del 2021 secondo i dati shock di INAIL: si parlerebbe di 185 morti in 3 mesi, 2 morti al giorno.
Ma va considerato che da inizio pandemia INAIL conteggia tra le morti sul lavoro anche quelle avvenute per Covid contratto in servizio. Da marzo 2020 a marzo 2021 sono state 551. Restano comunque dati allarmanti e resta da considerare che Amazon non voleva considerare indennità lavorativa il contagio da Covid per i propri magazzinieri.

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Scrivo al volo, penso con la mano sinistra, leggo da ogni angolazione, cerco connessioni

Leave A Reply