domenica, 28 Novembre, 2021

La commedia senza tempo dei Maestri di Thomas Bernhard

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Nella Sala Bordone della Pinacoteca di Vienna, un uomo – un musicologo – si siede e guarda un famoso quadro di Tintoretto. Scopriremo che compie questo rito, ogni due giorni, da più di trent’anni. Un secondo uomo – uno scrittore – più giovane, osserva il primo uomo che guarda il quadro. Un terzo uomo – uno dei custodi della Pinacoteca – osserva entrambi.

È questo il diagramma del romanzo “Antichi Maestri” di Thomas Bernhard (traduzione italiana di Anna Ruchat) qui trasformato da Fabrizio Sinisi e Federico Tiezzi (già pluripremiato per il bernhardiano “L’apparenza inganna”) in un vero e proprio studio teatrale sulla funzione dell’arte, i limiti della bellezza, la nevrosi della modernità, l’angoscia della solitudine.

“Antichi Maestri” andrà in scena al Teatro Vascello di Roma dal 23 al 28 novembre,dal martedì al venerdì alle ore 21:00, sabato ore 1900 e domenica ore 17:00. Drammaturgia di Fabrizio Sinisi e regia di Federico Tiezzi. Produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi / Associazione Teatrale Pistoiese Centro di produzione teatrale, in collaborazione con Napoli Teatro Festival Italia. Personaggi e interpreti Reger: Sandro Lombardi, Atzbacher: Martino D’Amico; Irrsigler: Alessandro Burzotta. Scene e costumi Gregorio Zurla; luci Gianni Pollini; regista assistente Giovanni Scandella; fonico Alessandro Di Fraia; video Nicola Bellucci; direzione tecnica Tommaso Checcucci. Info 065898031 e promozioneteatrovascello@gmail.com; biglietti online Vivaticket.

Opera conclusiva di un’ideale trilogia delle arti, preceduto da “Il soccombente” (1983), dedicato alla musica, e da “A colpi d’ascia” (1984), incentrato sull’arte drammatica, “Antichi Maestri” è un romanzo del 1985 dedicato all’arte figurativa che, fin dalla sua prima edizione, riporta il sottotitolo non trascurabile di “Commedia”. Bernhard, difatti, innesca un feroce divertissement verso quello che lo scrittore austriaco considera simbolo dell’ipocrisia per eccellenza: l’essere umano.

«Ho immaginato uno spettacolo sul vedere, sulla visibilità – scrive Federico Tiezzi – ho voluto riflettere, analizzare attraverso questo racconto mirabile i procedimenti della visione teatrale, elemento centrale del nostro linguaggio. Di quadro sempre si tratta, anche se scenico. Fare teatro interrogandomi nello stesso momento sul linguaggio del teatro. Come fece Chopin, attraverso i suoi Études, in cui venivano analizzate le possibilità tonali e armoniche del pianoforte, facendo musica. Come fece Seurat in pittura attraverso il pointillisme. Fu Franco Quadri, molti anni fa, a suggerirmi il romanzo di Bernhard, sapendo della mia formazione storico-artistica. A lui, a quasi dieci anni dalla scomparsa, questo spettacolo è idealmente dedicato».

 

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