lunedì, 21 Giugno, 2021

La crisi economica e il ritorno alle politiche keynesiane

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Con la crisi economica causata dalla pandemia da coronavirus finisce il cosiddetto neoliberismo, prima che arrivasse a capolinea da solo, per ritornare alle politiche keynesiane come sostenuto da tempo sulle pagine di questo giornale. Adesso anche il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, si è pronunciato per la necessità di un ritorno alle politiche keynesiane.
Infatti, intervenendo al Festival de ‘Il Foglio’, ha detto: “Il periodo di incertezza che ci aspetta non sarà breve ma il sistema economico è in grado di reagire e per questo è importante mantenere l’ottimismo e la speranza. Effettivamente quello che abbiamo visto è stata una crisi gravissima, legata allo scoppio della pandemia e ai provvedimenti necessari di restrizione di una serie di attività sia economiche sia sociali nella prima parte della primavera, però nell’estate sicuramente le cose hanno ripreso”.

Il riferimento del numero uno di via Nazionale è ai dati sul Pil del terzo trimestre che ha aggiunto: “Hanno confermato un recupero dell’economia italiana molto consistente, comune ad altri paesi avanzati europei, ma anche negli Stati Uniti abbiamo avuto un terzo trimestre di forte ripresa. Questo dimostra che, nonostante tutto, il sistema economico è in grado di reagire”.
Sul tema concorda anche il ministro dell’economia Roberto Gualtieri che, intervenendo anche lui al Festival de Il Foglio, ha sottolineato: “Il dato del terzo trimestre ci dà il senso che il sistema economico è in grado di reggere uno shock se viene sostenuto. Noi abbiamo sempre detto che accompagneremo qualsiasi intervento restrittivo che sarà  necessario per contrastare la pandemia. Se da un lato è vero che ci sono molti rischi per le imprese, soprattutto in alcuni settori, come turismo ristorazione e alcuni servizi colpiti in modo straordinario, dall’altro però abbiamo visto che è stato possibile attivare risorse pubbliche per far fronte alle difficoltà sui redditi e sul lavoro e abbiamo visto che siamo stati in grado, a livello di politica monetaria, di mettere in campo tutti gli strumenti per contrastare con forza gli effetti che questa crisi ha sulla domanda e anche sulla stabilità monetaria. Strumenti che sono importanti e che continueranno in questa seconda ondata, in crescita forte, perché  sappiamo che funziona”.
Visco ha anche spiegato: “L’incertezza che si ripercuote nei comportamenti,  ad esempio nel ridurre le spese, si viaggia di meno, si acquistano sevizi in modo diverso, accresce la propensione a risparmiare e questo può generare una minore crescita, non solo dei consumi e ma anche della domanda, minore reddito complessivo.
C’è questo rischio e va affrontato sul piano della politica economica che nell’immediato non può che essere keynesiana, in modo da sopperire laddove la domanda privata è insufficiente”.
Alla domanda immancabile domanda sul Mes, il governatore ha risposto: “Si parla troppo di quali strumenti finanziari vadano attivati, il dibattito è rivolto sostanzialmente al finanziamento e non dove questi investimenti vadano indirizzati. Il punto essenziale, invece, è capire quali sono i settori e i progetti da finanziare con questa disponibilità di fondi e questo è ancora più importante che andare a vedere a che tipo di fondi attingere.
Secondo il governatore: “Bisogna capire cosa possiamo farci e quali interventi devono avere la priorità in questa fase che è tornata a essere di emergenza. Vorrei che ci fosse più dibattito politico e non solo tra tecnici”.

Il miglioramento delle infrastrutture e di tutte le vie di comunicazione, l’ammodernamento tecnologico con il digitale, l’efficienza e l’efficacia della pubblica amministrazione, la tutela dell’ambiente e del patrimonio artistico, la riforma scolastica, l’incoraggiamento alla ricerca scientifica e la piena occupazione, dovrebbero essere i principali punti da tenere presente nel programma politico e di governo.
Il ritorno alle politiche keynesiane è dunque immediatamente necessario anche all’Europa ed al mondo intero, per passare successivamente all’applicazione delle teorie economiche di James Meade concilianti i conflitti tra lavoro e capitale ma anche tra produzione e territorio.

 

Salvatore Rondello

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