lunedì, 18 Ottobre, 2021

La democrazia non va importata

0

Quanto si è verificato in Afghanistan sta provocando, giustamente, un diluvio di articoli e di dichiarazioni, dal tono e dalla sostanza quasi mai coincidenti. La mia non resistenza alle tentazioni mi induce a dire la mia, che sicuramente provocherà considerazioni divergenti. Durante la lunga milizia, spesso, sono stato indotto a cercare di capire le cause dei comportamenti dei popoli. La più importante, secondo me, è stata la loro cultura, seguita dalle condizioni socio-economiche. Secondo alcuni antropologi, prima delle religioni e delle filosofie, la mentalità veniva influenzata dal clima e dalla distanza dall’equatore. Migliaia di anni fa i popoli si misero in cammino e, poi, si diedero degli obiettivi e dei comandamenti, chi quelli religiosi e chi quelli creati da ragionamenti o da visioni. Intanto, le esigenze materiali, materie prime e fonti di energie, incominciarono a provocare guerre per conquistare territori. Mi sorprende che sia stata accantonata l’espressione marxista “la religione è l’oppio dei popoli”, che rappresentava un’arma contro quelli, che utilizzavano le religioni per dominare società e popoli. E, come non ricordare che per la Chiesa Romana la moneta è lo “sterco del demonio”, mentre per i protestanti la ricchezza è grazia di Dio. La differenza tra l’evolversi delle economie dei popoli che hanno questa differenza di convinzioni è evidente e quantificabile, anche se entrambe, se non regolate, creano e utilizzano poveri. Mi preme sottoporre ai gentili lettori un altro concetto. In Italia, casa della Religione Cattolica, il condizionamento delle norme (virtù e comandamenti) si è fatto sentire nel corso dei secoli e solo nel secolo scorso, con il Concilio Vaticano II, l’interpretazione delle norme si è “democratizzata”. Per il mondo islamico l’evoluzione della religione è difficilissima perché, avendo regole, non comandamenti (le regole si applicano e le norme si interpretano), invocarne il rispetto è diretto e individuare e condannare chi non le rispetta è automatico. Un’altra differenza tra i Paesi occidentali e quelli mussulmani è rappresentata dal fatto che nei primi esistono partiti, che si richiamano a ideologie, a modelli di società e a valori di democrazia e libertà, mentre negli altri ci sono etnie e sottogruppi, religiosi e sociali, alcuni dei quali sono integralisti. Bernard Selwan Khoury ha affermato che i Talebani hanno in mente uno Stato governato secondo la legge islamica, la sharia, e, in un ipotetico futuro, un eventuale nuovo califfato. Le diverse opinioni sul comportamento degli Stati Uniti e della Nato sono giustificate dagli innumerevoli elementi che influenzano la sintesi che si vuole raggiungere. Per me, l’instabilità di quella parte del mondo è conseguenza della mancanza di laicità e, quindi, di evoluzione culturale. La storia dimostra che tutti i popoli composti da gruppi che, per prevalere sugli avversari interni, cercavano aiuto a Paesi esterni (vedi centro e Sudamerica) non sono usciti dal sottosviluppo e hanno ancora contrasti interni, corruzione e povertà. Anche perché la contropartita per gli aiuti ricevuti era la cessione della gestione delle risorse utili all’economia ( come il petrolio del Venezuela). Ricordo quello che disse un professore di Montevideo a noi studenti di economia: “Gli Stati Uniti per ogni dollaro che impegnano nel Sudamerica, ne ricavano 90”. I popoli evoluti hanno raggiunto il livello attuale grazie a rivoluzioni (Francia), a guerre civili (S.U., Spagna e Italia), ad evoluzioni culturali (Europa del Nord) o ad uomini come Gandhi. In Afghanistan, la continua lotta tra le etnie religiose crea incertezze agli Stati, che cercano la disponibilità dei minerali indispensabili per lo sviluppo delle nuove tecnologie. Il controllo dell’Afghanistan da parte degli Stati Uniti dal 2001, dopo quello della Russia e i buoni rapporti attuali dei Talebani con Cina e Russia, confermano la convinzione che per evitare fenomeni come quelli di cui stiamo parlando, ci vuole l’accordo tra le forze interne e quelle esterne. Inoltre, l’occidente commette anche l’errore di voler apparire esportatore della democrazia. Cassese ha dichiarato di essere dell’opinione che “la democrazia non possa essere trapiantata, perché è il prodotto di ogni singolo popolo, che ha il diritto di scegliere il suo sistema politico”. Perciò, devono essere gli afghani a decidere il loro destino.

 

Luigi Mainolfi

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply