martedì, 19 Ottobre, 2021

La guerra dei muri tra miseria e speranza

0

12 Paesi Membri d’Europa, che godono dei privilegi dell’Unione, hanno deciso nel caso dei migranti che hanno fame di pace e speranza di alzare i ‘muri’ chiedendo addirittura di utilizzare i fondi europei. Inoltre, la maggior parte di questi trova più conveniente non adottare la moneta unica per ‘rubare’ le aziende ai rimanenti 15 Paesi offrendo loro migliori condizioni fiscali e abbattendo confini, fili spinati e perfino placando tempeste. Austria, Ungheria, Danimarca, Grecia, Lituania, Polonia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Cipro, Ungheria, Lettonia e Slovacchia sono le Nazioni che si ispirano al più ‘infame’ dei muri: quello di Berlino, che ricordiamo fu innalzato nel 1961 ed abbattuto nel 1989. In quella occasione giurammo solennemente che non ne sarebbero più sorti. Ora è curioso che l’Europa, culla della civiltà d’Occidente, allatti dal suo seno quasi la metà dei suoi figli che si ispirano al famigerato muro che Donald Trump ha alzato per impedire ai messicani un passaggio ed una speranza verso il latte e il pane. Ho fiducia che le giovani generazioni, cresciute nella bambagia ed ignare dei mali del mondo, siano diverse dalla nostra. Per raccontare il mio pensiero sull’argomento, ed offrire al lettore uno spunto di riflessione ho scritto un pezzo di pura fantasia tratto da un mio recente libro:

‘Inizio a scrivere questa storia senza una rotta, il mare è agitato, i lampi squarciano il cielo e l’unica cosa che vedo nella tempesta è un natante alla deriva, dove a bordo si sente della musica talmente alta che riesce ad aver la meglio sui tuoni del temporale. Dalla mia postazione sugli scogli grido a squarciagola con l’illusione che qualcuno mi ascolti, perché la barca rischia di infrangersi sugli scogli. Ma nessuno mi sente e per quanto i passeggeri siano ubriachi, li vedo a tratti quando, mezzi nudi, appaiono sul ponte come volessero sfidare il Dio Nettuno. Intanto, poco più in là ci sono altri lampi, luci blu intermittenti della polizia che a forza vogliono sgomberare il breve tratto di spiaggia proprio sotto di me, dove sono rifugiate due famiglie di migranti venuti a cercare un’occasione di vita. Fuor di retorica a loro sarebbero sufficienti i viveri del piccolo veliero per mangiare parecchi giorni, ma la vita è priva di passioni emotive. I ragazzi in barca probabilmente non sanno nemmeno che i costi di una notte brava sfamerebbero un piccolo campo profughi. Continuo a scrivere col cuore, e mi lascio prendere dalla rabbia e dalle emozioni come fossero un’unica cosa, c’è una parte di me che vorrebbe tuffarsi in mezzo alle onde e raggiungere a nuoto quei ragazzi incoscienti per avvisarli del pericolo che stanno correndo, e una parte che vorrebbe precipitarsi a proteggere le famiglie che invece si apprestano a sgomberare la piccola spiaggia rocciosa senza bagagli, perché tutto ciò che possiedono lo hanno messo dentro due sportine di plastica. La curiosità iniziale presto diventa ansia, e a fasi alterne giro la testa ora dall’una, ora dall’altra parte, come fossi una marionetta a molla, non riesco più a fuggire, risalire in macchina e proseguire il viaggio. Sono costretto dal destino ad essere testimone di due situazioni drammatiche che non avranno lieto fine come nei film, dove all’ultimo minuto si salvano tutti. In questo caso il destino mi riserva quello che non vorrei vedere, e non assistere allo spettacolo dei migranti che si feriscono i piedi sulla scogliera per traslocare altrove. Dall’altra parte, drammaticamente, la guardia costiera non riesce ad evitare un naufragio che spezzerà la vita ad un gruppo di ragazzi che magari avrebbero voluto sapere del mondo se i genitori li avessero informati e…forse le loro passioni sarebbero state altre. E perché no, magari avrebbero accolto con entusiasmo le famiglie dei migranti, fatto giocare i bambini sulla barca piuttosto che consumare dissennatamente le rispettive vite. La signorilità non è quella di saper sbucciare un’arancia con un coltello d’argento che non taglia, ma di essere generosi nei confronti di chi soffre; solo che abbiamo raccontato ai nostri figli un sacco di sciocchezze, privandoli di vivere una diversa tempesta di passioni emotive attraverso lo sguardo di un rifugiato che ripone in noi la sua fiducia’.

 

Angelo Santoro

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply