sabato, 16 Ottobre, 2021

La mafia lancia una tender offer su Cuba

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Dai e dai, l’isola si Cuba si appresta a tornare ai tempi di Batista senza Batista, ma questa volta l’ambizione è di gestire il Paese direttamente con un nuovo simbolo che sia simpatico ai ricchi del mondo, che a loro volta sono simpatici ai governi compiacenti del pianeta: coppola e lupara. Dunque, tutti coloro che hanno fatto i soldi sulla pelle dei poveracci, oggi hanno la possibilità di allargare a dismisura le loro abitazioni fiscali, senza stare stretti stretti alle Cayman, piuttosto che nel Lussemburgo o a Panama, ma di avere un intero Paese alle porte di un altro Paese, immensamente più grande ed armato fino ai denti: quindi protetti e blindati nel vero senso della parola. Ora, questi esseri viscidi potranno davvero vivere in un castello di migliaia di chilometri quadrati, altro che i pulciosi manieri medievali di quell’Europa che ha sfruttato e massacrato Paesi meravigliosi… come per esempio il Belgio il Congo. Da qui a pochi anni nascerà davvero un El Dorado; altro che la storica città immaginifica la cui ricerca fu finanziata dai banchieri Welser, che avevano ottenuto i diritti di sfruttamento delle risorse naturali della colonia del Venezuela da Carlo V, al quale prestarono a garanzia un fondo di 141.000 Ducati, a lui necessari per omaggiare i grandi elettori che poi lo elessero Imperatore del Grande Romano Impero. Accidenti che imbrogli ci sono sempre stati nel mondo! Comunque, mentre la città di El Dorado, mi riferisco sempre a quella immaginifica che si pensava lastricata d’oro, era stata probabilmente una notizia farlocca creata ad arte per la cupidigia dei banchieri, avidi allora come ora, l’isola di Cuba non ha miniere d’oro, ma molto di più: la libertà che i nuovi padroni in quello Stato sovrano potranno fare tutto quello che vorranno con la protezione dei trafficanti di porcherie del pianeta. L’epoca recente di Batista ha insegnato che le finte democrazie non funzionano, perché può sempre arrivare quel rompiscatole del Castro di turno; mentre se l’intera isola di Cuba la fai diventare ‘dal notaio’ una multinazionale del crimine dove tutti diventano criminali per soldi, la rendi impermeabile a qualsiasi rischio rivoluzionario. D’altronde, cosa costa far ballare, sfamare e dare un paio di aspirine a 11 milioni di cubani quando puoi sfruttare miliardi di uomini in giro per il mondo?! Questo pare sia il tam tam che gira sulla mafia, mafia che ha lanciato una tender offer sull’isola di Cuba, la quale alla fine degli anni Cinquanta ha avuto la sfrontatezza di diventare l’ultimo simbolo comunista per i derelitti del pianeta.

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