domenica, 28 Novembre, 2021

La medicina non è uguale per tutti

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Era tutto previsto, la pandemia ha solo acceso i riflettori sul buio che regnava sulla nostra osannata sanità la quale, invece, ha mostrato le debolezze del sistema che appariva ciò che non è; mentre negli anni Ottanta e Novanta era efficiente e soprattutto più disponibile con i pazienti. Una sanità uguale per tutti: conquista sociale dove le basi erano state costruite dai nostri nonni. Oltretutto, la situazione di quegli anni metteva in risalto senza ipocrisia quelle disuguaglianze che regnavano da sempre: tutto, però, era chiaro ed ognuno stava compostamente al suo posto. Il ricco andava nelle case di cura private (Roma docet, per quante ce n’erano), mentre i meno abbienti venivano curati negli ospedali pubblici; ospedali pubblici via via sempre più competitivi e soprattutto solidali con i più poveri grazie alle battaglie dei nostri padri. In alcune Regioni poi, come il Veneto o l’Emilia Romagna, la sanità pubblica e la medicina del territorio avevano toccato punte di servizio così alte che perfino i ‘ricchi’ preferivano curarsi nelle strutture territoriali: Reggio Emilia era famosa perché il patron di Max Mara si faceva curare all’Ospedale Santa Maria Nuova! Adesso con la scusa della pandemia è cambiata ogni cosa, se hai bisogno di una visita specialistica o un esame diagnostico particolare perché stai male, lo devi pagare…anche se l’ospedale che presta il servizio è lo stesso di quello del Dott. Terzilli medico della mutua; come sono gli stessi gli apparecchi diagnostici ed il personale sanitario. Quando paghiamo vengono chiamate prestazioni intramoenia. Ora noi non arriviamo a dire ‘o paghi o muori’, per carità, ma ci possiamo spingere nel dire ‘o paghi o stai male’…beh, questo sì! Oggi tutto si è evoluto in peggio rispetto a ieri, ormai l’idea della medicina privata si è radicata anche nel pubblico. Si, insomma, è tornata quella selettiva distinzione di una volta: oggi iniziamo a guardare al principio della sanità americana…senza essere americani. Basti pensare che in Italia non si detraggono interamente gli importi pagati per le polizze assicurative sanitarie! In tutto ciò ecco la nota dolente: ci eravamo abituati bene e tornare indietro è complicato. Nella sanità pubblica la cosa più imbarazzante parte dagli appalti delle pulizie…qualcuno ricorda come partì Tangentopoli! Accidenti, passatemi la metafora: l’idea del privato ha sbaragliato ogni concorrenza pubblica e spezzettato una serie di servizi peraltro assegnati più all’estero che in Italia. Forse è per questo che trovo insopportabile assumere gli infermieri in tale modo…figuriamoci quando saremo costretti magari a chiedere 100 chirurghi part time e domani chissà! Ma perché mai permettiamo che un ospedale affidi la salute ad una cooperativa che a sua volta subappalta le competenze dei laureati costretti a lavorare sottocosto solo perché vengono da un altro mondo?! Tutto a scapito della qualità del servizio. Il sistema è partito con le pulizie in quegli ospedali che non potevano, o non volevano, più assumere personale preferendo le cooperative solo per una questione politica. E diciamolo, sfruttando dei poveri extracomunitari da mattina a sera a pochi spiccioli l’ora. Ora, secondo voi questi poveretti possono pulire? E domani i medici potranno curare? Avete mai visto fare le pulizie quando si alternano i malati nei letti di corsia? Bene, fatelo! Questo sistema si sta allargando a dismisura con gli infermieri diplomati, ma molto poco preparati…altrimenti andrebbero a lavorare altrove ad una paga migliore! Adesso con i medici appaltati tra i migranti siamo a ridosso di un portone che sta cedendo, e quando succederà lo schianto sui malati sarà devastante. La cosa non è ancora operativa solo perché nel Bel Paese viene richiesta la cittadinanza…ma ancora per quanto con circa 100.000 operatori sanitari mancanti?!
Chiosa: non illudetevi di fare causa perché hanno blindato gli ‘errori’ con i protocolli creati per attestare che la medicina non è uguale per tutti!

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