sabato, 27 Novembre, 2021

A proposito del bimbo morto

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La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza fu approvata dall’Assemblea Generale dell’ONU il 20 novembre 1989 (e ratificata dall’Italia il 27 maggio 1991). Da allora, è il trattato in materia di diritti umani con il più alto numero di ratifiche: oggi sono 196 gli Stati vincolati giuridicamente al rispetto dei diritti in essa riconosciuti. A questi si affiancano tre ulteriori Protocolli facoltativi del 2010 e del 2011: redatti per approfondire le tematiche dei bambini in guerra, lo sfruttamento sessuale e la procedura di reclamo (individuale o di gruppo) che consente anche ai minori i sollevare reclami su specifiche violazioni dei propri diritti.
L’articolo 3 della Convenzione recita: “gli Stati devono impegnare il massimo delle risorse disponibili per tutelare la vita e il sano sviluppo dei bambini, anche tramite la cooperazione internazionale”.
Ci si chiede se Luckashenko & Company abbiano almeno la vaga memoria dell’esistenza di tale proclama. Di certo non poteva averla il bimbo siriano di un anno morto nella foresta di Bialowieza. Era lì da un mese e mezzo, esposto al gelo che di notte scende sotto zero, tra le braccia di una madre che insieme agli altri quattromila migranti tentavano di attraversare il confine.
Un confine maledetto, che finora ha reso quel bosco tra Polonia e Bielorussia il punto nevralgico delle più accese battaglie internazionali sulle ondate migratorie.
Anche Minsk ha ratificato la Convenzione ONU di tutela dell’infanzia. Anche Varsavia lo ha fatto.
Ma la memoria di tutti si rivela troppo corta.
Gli Stati troppo impegnati a seguire le proprie smanie di sovranismo, dimentichi di ciò che essi stessi hanno subito in un recente passato, non ricordano. E non serve citare Burke, che ammoniva ” chi non conosce la storia è destinato a ripeterla”.
Qui ci si incardina su una voluta e studiata dimenticanza, una sbadataggine che miete vittime senza badare alla loro età, senza onorare i Patti internazionali, senza rispetto alcuno dei diritti più elementari che la razza umana tutta dovrebbe invece difendere.
E gli altri, tutti gli altri, restano a guardare.
La deriva totalitaria, del resto, non ha mai risparmiato neanche i bambini. Con buona pace dell’ONU e della sua Convenzione.

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