martedì, 3 Agosto, 2021

Sicurezza sul lavoro. Parla PierPaolo Bombardieri

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Complessivamente sono 306 i morti sul lavoro ufficiali nei primi quattro mesi di quest’anno, con un aumento di circa il 10 per cento rispetto al 2020. Il dato da allarme rosso è stato diffuso nei giorni scorsi dall’Inail. In pratica, sui luoghi di lavoro c’è una media di due morti e mezzo al giorno, una vera e propria strage di cui non si vede la fine e che non si riesce (o si vuole) arginare.

Ma la sicurezza va anche vista in senso più generale, come messo in evidenza dai 14 morti nel disastro della funivia del Mottarone, e ancora prima dal crollo del Ponte Morandi di Genova.

In pratica, è un discorso che coinvolge tutti, utenti e dipendenti. E dà l’idea di un’avidità sconfinata, di un’imprenditoria che rifiuta qualunque regola che non sia quella del profitto costi quel che costi, anche a costo della vita degli altri.

L’impegno dei sindacati sull’argomento non è mai stato forte come in questo periodo, e certamente non si è esaurito con la settimana di mobilitazione nazionale organizzata dal 20 maggio scorso da Cgil, Cisl e Uil, proprio per mettere in primo piano nell’agenda delle emergenze la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro, anche perché l’elenco dei morti continua a crescere.

Ma lo scenario potrebbe cambiare in tempi brevi grazie alla proposta depositata in Parlamento di istituire una Procura nazionale del lavoro e dell’ambiente, e di introdurre la patente a punti per le aziende.
Proposta fortemente sostenuta da PierPaolo Bombardieri, segretario generale della Uil, che abbiamo intervistato.

 

Come e perché tutti questi morti nei luoghi di lavoro in questi ultimi mesi? La pandemia li ha resi meno sicuri di prima? La sicurezza non è più considerata una priorità dai datori di lavoro? (ammesso che lo sia mai stata veramente). Si pensa solo al profitto?

«Noi pensiamo che, trascorso il periodo del lockdown, ci siano imprenditori che non si accontentano solo di riprendere l’attività, ma che hanno fretta di recuperare il profitto perduto. Per ottenere questo risultato, aumentano i carichi e le ore di lavoro. Molti incidenti degli ultimi mesi hanno riguardato lavoratori caduti dalle impalcature che, magari, sono stati impiegati in quell’attività dalla mattina alla sera. Fortunatamente, non è una logica generalizzata, ma bisogna sconfiggerla, tutti insieme, senza contrapposizioni o divisioni: è una questione di civiltà».

 

Ma chi controlla i controllori? Ci sono state carenze, manchevolezze o sono tutte vittime di una fatalità? Ci sono carenze legislative sulle quali il Parlamento dovrebbe intervenire?

«Rispondo con un dato: in Italia ci sono 4 milioni di aziende, lo scorso anno sono stati fatti solo 10mila controlli e sono state riscontrate 8mila violazioni. Partiamo dal presupposto, dunque, che servono più controlli. Siamo in una situazione di emergenza: se è necessario, si faccia ricorso anche alle forze dell’ordine. Ciò detto, abbiamo anche proposto una cabina di regia a Palazzo Chigi. Lo consideriamo un passo fondamentale per monitorare l’andamento del fenomeno e, soprattutto, per assumere scelte idonee ed efficaci. Ci aspettiamo perciò una risposta positiva e un corrispondente impegno. Così come riteniamo giusto stabilire che le aziende che violano le regole sulla salute e sicurezza non possano partecipare ai bandi per appalti pubblici».

 

Perché la Uil è in prima linea nel sostenere la nascita della Procura nazionale del lavoro e dell’ambiente?

«Apprezziamo e siamo pronti a sostenere la proposta di istituire una Procura nazionale del lavoro e dell’ambiente, per assicurare, in casi di incidenti sul lavoro, indagini più veloci ed evitare che la lungaggine dell’iter processuale porti, poi, alla prescrizione del reato.
Sul tema c’è già un progetto di legge e la questione è stata affrontata anche dal magistrato Bruno Giordano, indicato a capo dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro dal ministro Orlando. Ci sembra una strada utile da percorrere.
In questo contesto, inoltre, vorrei rilanciare anche la nostra proposta di introdurre la patente a punti per le aziende, in modo da premiare quelle virtuose e penalizzare quelle inadempienti. Uno strumento che potrebbe, finalmente, spingere ad un cambiamento nella direzione di una maggior tutela».

 

Quest’anno la Uil ha varato la campagna di sensibilizzazione “zero morti sul lavoro”. Con quale risultato?

«Stiamo avendo riscontri molto importanti, con una grande partecipazione a tutti i livelli. Come è noto, si fa ricorso al simbolo dell’Ok. Un simbolo che ha una storia antica, risalente alla guerra di secessione americana. Alla fine di ogni battaglia, purtroppo, si contavano i morti, ma se non c’erano vittime, su una bandiera si scriveva 0 Killed: 0k, per l’appunto. Ecco, questo deve essere il nostro obiettivo: zero morti sul lavoro. Perché è intollerabile che tante lavoratrici e tanti lavoratori perdano la propria vita o si infortunino gravemente. Ed è per questo che abbiamo deciso di impegnarci personalmente in una battaglia che vede coinvolti anche esponenti della società civile, del mondo della cultura, dello spettacolo, dello sport che hanno deciso di diventare ambassador di questa campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica».

 

Quali saranno le prossime battaglie della Uil per arrivare a una vera cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro? Per centrare, appunto, l’obiettivo di zero morti nei luoghi di lavoro?

«Noi vogliamo costringere tutti a parlare di lavoro e di lavoro sicuro, affinché chi decide faccia scelte concrete, subito. Questo non può essere solo un argomento da relazioni industriali. Servono sia decisioni per l’emergenza e, dunque, assunzioni per le ispezioni e per la ricerca, sia proposte di prospettiva e, dunque, investimenti su prevenzione e formazione. È necessario che questo tema sia affrontato coinvolgendo anche le scuole e le università, tant’è che abbiamo chiesto al ministro dell’Istruzione di inserire tra le materie scolastiche il tema della sicurezza sul lavoro: la scuola deve essere protagonista anche di questa rinascita».

 

Antonio Salvatore Sassu

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