venerdì, 16 Aprile, 2021

La necessità di una svolta. Ora più che mai terza repubblica

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La crisi del governo Conte bis ha evidenziato, qualora ce ne fosse stato bisogno, lo stato comatoso in cui versano gli elementi che consideravamo cardine del nostro sistema democratico. La riflessione seria pone come urgente l’identificazione di soluzioni per uscire da una situazione incancrenita e dai risvolti potenzialmente distruttivi.
La selezione della classe dirigente è uno dei più grandi problemi di questo paese, cui, tuttavia, diventa difficile dare risposte. Se i partiti sono in crisi e non riescono più a svolgere quella funzione di mediazione e di formazione del personale politico, pare che le soluzioni alternative non siano state di certo più efficaci. La piattaforma Rousseau ha infatti portato a una selezione di una delle peggiori infornate di parlamentari della storia repubblicana: una mediocrità culturale, di preparazione, oratoria, che difficilmente può generare buone soluzioni in termini di provvedimenti. Se non c’è cultura, conoscenza del passato, delle regole dell’economia, della diplomazia, dell’arte della mediazione, inutile fare politica. Ma Beppe Grillo, comico di professione e politico per passione o per ingannare il tempo, ha fatto della promozione delle incompetenze il proprio mantra. Come dimenticare quando annunciò che per il Ministero dell’Economia avrebbe scelto una casalinga che di sicuro sapeva far quadrare i conti in famiglia…
Oggi pensare che i cittadini, da soli, sappiano discernere competenze da incompetenze, è pura utopia; test sul quoziente medio degli elettori non è possibile introdurne e quindi sarà molto difficile partire dal basso per rinnovare in meglio il sistema.
Qualcosa, tuttavia, si può ancora pensare di fare, almeno mettendo mano ai meccanismi della democrazia, in primis alla legge elettorale. Possiamo pensare che la stabilità dei governi sia un valore? O che perlomeno ci salvi il fegato dalle tragicomiche pantomime delle trattative sulla formazione delle maggioranze? Allora il punto di partenza sta lì, in una riforma elettorale che garantisca maggioranze certe e governabilità. E quella non può che essere appannaggio di un sistema maggioritario, cui poi abbinare un più diretto collegamento tra elettori ed eletti, quindi operando su un sistema di selezione basata su collegi uninominali, che consentano un rapporto immediato anche in termini di valutazione del lavoro degli eletti.
Presumibilmente tante altre cose potranno essere oggetto di rimedio, ma nella penosa situazione in cui siamo arrivati, credo che partire da qui sarebbe d’obbligo. La svolta necessaria per salvare una democrazia alla canna del gas non potrà che essere imboccare la strada di una riforma che porti, finalmente, alla terza repubblica, chiudendo una delle peggiori pagine di storia politica (o antipolitica) di questo paese.
Sempre ammesso che respiri ancora.

 

Leonardo Raito

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