sabato, 19 Giugno, 2021

La Politica di Giano: considerazioni in assenza di politica

0

Oggi che la politica è passata in secondo piano, superata dal tecnicismo razionale e realizzatore, è possibile parlare di “P”olitica; anche con l’augurio che una nuova classe dirigente possa fare meglio di quanto realizzato sino ad oggi. 

Chi disputa di politica si trova spesso arroccato su posizioni estreme, contrastanti e non concilianti.

Diverso discorso riguarda chi vuol fare politica.

Già prima di mettersi in gioco l’individuo, che per semplicità definiremo politico, si trova ad affrontare innumerevoli sfide, anche dovute all’attuale legge elettorale. Questa rimette la scelta dei candidati “meritevoli” ai partiti. Sono i vertici della partitocrazia a dover mettere in lizza per le elezioni chi aspira ad una carica pubblica. Il novello politico si trova a dover competere nell’arena mediatica, ove si fa a pugni per ottenere visibilità. Il partito cerca, propone e vuole il “volto nuovo”. Bello, ma non troppo; sveglio, ma non troppo; bravo, ma non troppo. 

Da qui, dunque, il dilemma atavico a cui generazioni di aspiranti candidati hanno cercato di dare definizione e risposta: il politico che vuole cimentarsi nell’arena deve “seguire” o “precedere” la volontà popolare?

Tale tema, anche in ragione della valenza intrinseca che ne consegue, non può essere eluso da chi decida di porsi al servizio del popolo, della nazione e dell’Europa.

La politica che segue ed insegue la volontà popolare può essere immaginata alla stregua di un mandriano che, al fine di proteggere il bestiame, indirizza la mandria verso verdi praterie.

La strada è nota al primo, ma ignota alla seconda. In questo tipo di rapporto politico il popolo è massa, la sua volontà viene ridotta ed interpretata secondo i canoni dei bisogni primari. Gli individui, in quanto tali, non esistono, esistono i bisogni. Tutto ciò si riverbera nel dialogo tra soggetto agente e soggetto agito, che si ripropone in ottica duale e di sudditanza. La politica che insegue la volontà popolare è quella che viene comunemente definita populismo, ossia interpretazione del desiderio popolare, cogliendo l’istinto di pancia del tessuto socio-economico. Ai bisogni non si pongono soluzioni, ammenochè le stesse non siano estreme, intransigenti, capaci di dare una risposta appagante ed immediata. Chi segue ed insegue, spesso, si limita a sollevare i problemi, a realizzare un clima di acrimonia che, condensato, crea massa critica ed elettorale. L’inseguitore è soggetto alla mutevolezza umorale del popolo; necessita di continui monitoraggi sui bisogni a cui seguono stimoli costanti e calibrati, come lo schioccare della frusta. Nelle azioni del politico-mandriano la logica e la coerenza passano in secondo piano, il mandriano non è né libero né proprietario dell’armento, ma lavoratore soggetto alla volontà del padrone.

 

Di senso opposto è, invece, la politica che precede la volontà popolare. Questa può essere rappresentata dall’immagine di un capitano che senza rotta punta all’orizzonte, consapevole che prima o poi sarà possibile attraccare.

Questo tipo di attività politica è sovente associata agli strateghi, capaci di vedere oltre il presente, interpretando e preparando il futuro, ma è anche la più rischiosa perché chi precede è colui che apre la strada verso l’ignoto. Il prezzo da pagare può essere caro, vi è il rischio di essere lasciati soli o, peggio, accorgersi tardi di aver intrapreso un percorso solitario. Questo tipo di politica si avvicina molto ad un lavoro di tipo sociale, nel quale pazienza, perseveranza e fiducia sono elementi essenziali.

La virtù di entrambi i modelli si trova nel mezzo, e con la stessa semplicità è possibile trovare un ago in un pagliaio. E’ certo, però, che un buon politico deve sapersi destreggiare bene, in contesti molteplici che richiedono tempo ed esperienza. 

Riassumendosi nel vecchio adagio <<meglio l’uovo oggi o la gallina domani >>, la risposta al quesito sembra destinata rimane insoluta, ma una variabile andrebbe considerata e valutata: l’elettore.
Condividi.

Riguardo l'Autore

Polemico, pronto alla sfida e disponibile a mettere in discussione la propria idea. Antonio Musmeci Catania è dottore in Giurisprudenza, indirizzo comparato europeo e transnazionale, presso l'Università degli Studi di Trento. Si laurea nel 2016 con la tesi di ricerca in sociologia del diritto dal titolo: "Decriminalizzazione di alcune attività criminali: La regolamentazione delle sostanze stupefacenti – Nuova politica di contrasto alla macro e micro criminalità organizzata". Ad oggi collabora con il mensile Mondoperaio e con l'Allora! Il giornalino degli italiani in Australia. Dopo una breve esperienza in qualità di sottufficiale della marina mercantile italiana riprende gli studi grazie alla borsa di studio per merito della Fondazione Roma Terzo Pilastro Internazionale e nel 2019 si diploma al master di II livello Lumsa in “Esperti in politica e relazioni internazionali” con la tesi di ricerca in storia del pensiero politico dal titolo: "La democrazia governante, Craxi e la grande riforma - Le resistenze partitiche alla necessità di cambiamento". A seguito dello stage presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Pubblica Amministrazione - ufficio per le attività internazionali-, decide di approfondire le tematiche relative al made in Italy attraverso il master in Global Marketing, Comunicazione & Made in Italy realizzato dal Centro Studi Comunicare l'Impresa in collaborazione con la Fondazione Italia Usa. Ad oggi lavora, studia e continua a scrivere per voi!

Leave A Reply