domenica, 28 Novembre, 2021

La ‘quasi’ democrazia del vassallaggio

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Dopo l’ubriacatura di democrazia degli anni 90, che ha seguito la caduta del muro di Berlino, oggi, approfittando del periodo pandemico, si inizia a ripensare che forse funzionino meglio quelle forme democratiche di tipo autoritario, un po’ come Putin in Russia o Erdogan in Turchia, tanto per fare i due esempi più noti. In Italia soluzioni di questo genere sono viste come il toro la muleta per evidenti ricordi di un recente passato. Ecco dunque che lancia in resta si cavalca l’ipocrisia più sfrenata; prendendo a prestito il Covid si conia una dittatura che a livello organizzativo somiglia un po’ alle cooperative sociali: pochi ‘despoti’ che per il ‘bene comune’ governano su tutto, cittadini inclusi. In fondo, per questi signori si tratta solo di condividere la responsabilità di quei provvedimenti impopolari da far digerire alla popolazione in nome dell’emergenza pandemica. Come dimenticarsi delle lacrime della Fornero la quale, poverina, a suo tempo si è immolata, assieme agli altri tecnici, per fare il lavoro sporco che le fu richiesto da quei politici, di destra, di centro e di sinistra, accomunati dal fatto di non volersi prendere le responsabilità. Dobbiamo ingoiare queste decisioni non come si faceva con l’olio di ricino – esperienza traumatica e violenta, cessata la quale restava solo il brutto ricordo – bensì spalancandoci la bocca a forza facendo in modo che, giorno dopo giorno, si mandino giù bocconi di ricino amari, abituandoci pian piano a quelle imposizioni restrittive della libertà in nome della sicurezza. E allora sì, ben vengano ampie intese e partiti della Nazione, ben vengano rinnovati banchetti e cortigiani, dirottati in queste ‘grandi imprese’, attraverso le quali ciascuno si prende assieme all’altro la responsabilità di servire a poco a poco l’amaro boccone: olio di ricino servito come fosse il più pregiato dei vini, il cui retrogusto e le nefaste conseguenze in termini di code chilometriche di cittadini col cagotto in fila per il bagno, rappresentano semplicemente l’ineludibile necessità. Qualcosa di cui, per il benessere del Paese e per la salute della nostra democrazia, non si può fare a meno, diciamo…. quel ‘diciamo’ detto ‘à la D’Alema’ che negli anni scorsi vedeva come prospettiva futura un governissimo del Presidente. Del resto, in un mondo che cresce numericamente a dismisura (le statistiche ci dicono che tra non molto la Terra conterà oltre dieci miliardi di anime), la democrazia che abbiamo conosciuto finora sarebbe un gran casino; per questo iniziamo a pensare che in fondo il modo di governare dei Putin e degli Erdogan potrebbe essere il più virtuoso. D’altronde, cosa ci andranno a fare nel prossimo Parlamento seicento donne e uomini ‘fedelissimi’ ai rispettivi Principi se non ubbidire al Principe? Saranno loro, poveri parlamentari neoeletti nel 2023, che per i cinque anni successivi avranno l’oneroso compito di eseguire le disposizioni di voto che verranno di volta in volta dettate dal monarca; saranno però obbligati a frequentare dei corsi formativi specifici di fedeltà allo stesso, salvo rinunciare al contributo mensile se cambieranno schieramento o si ribelleranno agli ordini del Re. Ma anche qualora accadesse una cosa del genere, nella terra del Gattopardo si può cambiare tutto ciò che si desidera, purché nulla cambi. Dunque, di Principe in Principe il vassallo impara ad essere fedele e servile…e giunge a far carriera e a servirci il ricino a bocche spalancate (le nostre).

Chiosa: dunque, se vogliamo vivere di illusioni e credere davvero che l’Italia e soprattutto la Vecchia Europa hanno il sangue blu che le rende superiori, e far finta che i Paesi del Sud-Est asiatico siano ancora emergenti, ne abbiamo facoltà. Importante è essere consapevoli che rispetto alla Cina, per esempio, tecnologicamente siamo già medioevo. La domanda è, riusciremo anche questa volta a superare la povertà, la fame e la peste, forti della nostra arroganza con la erre moscia…e depredare Gerusalemme?! Si sappia, comunque, che poi il Saladino di turno che ci caccia a pedate lo troviamo anche a Pechino!

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