martedì, 19 Ottobre, 2021

La resilienza educa ad affrontare il panico

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Recentemente un cara amica mi confidava di aver scoperto casualmente di avere un tumore al polmone, ne parlava con una serenità che non le riconoscevo. Sin da ragazza è sempre stata ipocondriaca e soprattutto ansiosa, bastava un nonnulla perché si ‘fiondasse’ a fare delle analisi piuttosto che una visita medica: perfettamente cosciente di questa sua debolezza, non poteva farne a meno…era più forte di lei. In un certo senso l’ho sempre compresa, perché il panico è quella bestia infida che quando azzanna le tue paure ne fa polpette; ti lascia correre dal medico perché tu possa tranquillizzarti con le sue parole suadenti: lei sta benissimo, è sano come un pesce! Appena sali in macchina però, solo pochi minuti dopo l’accurata visita, ecco che un dolore improvviso al petto ti lascia senza fiato…stai andando al Creatore! Ed è inutile convincersi che sei appena uscito dal dottore che ti ha detto che non hai nulla, sai perfettamente che in quel preciso momento stavi da Dio, anche se pensi angosciato che sono passati dieci minuti dall’accurato controllo ed ora, con quel male atroce al petto, stai morendo sul serio! Come se il colpo apoplettico, ironia della sorte, fosse davvero intervenuto dopo la visita…ora stai crepando per davvero, accidentaccio alla miseria! Ecco, gli attacchi di panico sono una roba così: vigliacchi! Il quadro è per farvi capire il personaggio della mia amica, sempre agitata e con mille paure; infatti, mi ha letteralmente stupito quando mi raccontava, serena come non mai, che gli era stato diagnosticato un tumore; per questo mi sono permesso di chiederle come mai una reazione così anomala per un male così terribile…altro che le fissazioni di un tempo! Ed è allora che, aperta l’anima, mi ha raccontato cosa aveva provato nel momento della comunicazione dell’infausta diagnosi. Un senso di grande pace, mi ha detto, ed ha continuato come un fiume in piena a confessarmi che dopo aver cercato per tutta la vita la morte che non c’era, finalmente l’aveva trovata. Aveva ragione lei, e non i medici, quando vent’anni prima sosteneva di stare per morire, mentre tutti cercavano di convincerla portandole ad esempio la solita litania: lei è sana come un pesce! Finalmente la sua morte aveva alcuni mesi davanti, sei mesi per l’esattezza le aveva detto lo specialista: nemmeno fosse un orologio svizzero!
Chiosa: la mia amica non poteva più morire improvvisamente come aveva sempre temuto, ora per la prima volta riusciva ad alzarsi alla mattina e dire: oggi non potrà accadermi nulla, perché ho ancora tempo davanti. Nel suo immaginario non era più possibile morire, finalmente aveva ottenuto quel certificato medico che le diceva ‘tranquilla, hai ancora sei mesi di vita’; questo le ha regalato un gran senso di pace ed ha sconfitto la ‘bestia’ che la tormentava da anni. Finalmente ho capito cosa volesse dire, ho capito quanto il panico l’avesse fatta soffrire, soffrire al punto di prendere come una benedizione la diagnosi di un tumore che nei prossimi mesi le terrà compagnia, naturalmente con presumibili ripensamenti…ma a lei non dirò niente!

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