sabato, 15 Maggio, 2021

La ripresa verrà ma cresce il rischio del credito

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Dopo un anno di pandemia che ha portato a una recessione globale senza precedenti, l’incertezza economica permane e il quadro complessivo dei rischi è decisamente più elevato ed eterogeneo.
Il 2021 dovrebbe essere un anno di transizione verso la ripresa, grazie agli sperati progressi nel contrasto al virus, nonostante i rischi di nuove ondate, trainata dai fattori di resilienza e da una nuova attenzione alla sostenibilità come parte integrante delle strategie di competitività aziendale.
A delineare gli scenari di luci e ombre è Alessandro Terzulli, capo economista di Sace, che in una intervista fatta dall’Agi ha commentato la Mappa dei Rischi nel 2021: “Rosso, giallo e green: i colori dei rischi e della ripresa sostenibile per l’export italiano” di Sace.
Quello che emerge dal report è un quadro contraddistinto da un incremento generalizzato dei livelli di rischio, sia in termini di credito che politico, ma anche da una profonda eterogeneità tra le diverse aree geografiche, in cui le imprese potranno sfruttare le opportunità di crescita persino nelle Regioni più “instabili”, grazie a un approccio in cui competitività e sostenibilità diventano due facce della stessa medaglia.
Secondo lo scenario delineato nel Focus On sulla mappa dei rischi elaborata da Sace per il 2021, la ripresa dovrebbe essere diffusa a tutte le geografie, seppure in maniera eterogenea.
Terzulli ha spiegato: “L’incertezza rimane elevata quindi è necessario procedere con degli scenari. Secondo il nostro scenario base, cioè quello a maggiore probabilità di accadimento, con l’avvio del secondo trimestre e soprattutto nella seconda parte dell’anno, l’incertezza continuerà a scendere e gli operatori avranno più chiare le proprie scelte. Pensiamo che questa ‘pent-up demand’, cioè una domanda un po’ repressa, troverà sfogo nel senso positivo del termine. Ovviamente nella misura in cui troverà sfogo, questo alimenterà domanda di importazione per i beni italiani. Questo è lo scenario prevalente ma ci sono degli scenari alternativi che hanno minore probabilità di accadimento che non possiamo però escludere. Abbiamo una ripresa che sarà quasi sicuramente a ‘V’ dove, dopo una forte caduta del 2020, arriverà una risalita nel 2021 in media d’anno e dove però i fattori a V non caratterizzano solo la natura della ripresa. C’è la coincidenza alfabetica con virus, varianti e vaccini che sono le variabili e incognite sulle quali si dispiegheranno i vari scenari”.
Per quanto riguarda gli scambi internazionali, il capo economista di Sace ha detto: “In questo contesto complesso, saltano le etichette e le contrapposizioni tra mercati emergenti e avanzati: occorre piuttosto fare riferimento a un mix diversificato, una sorta di “bouquet”, di mercati. Abbiamo sia buone possibilità in mercati avanzati, pensiamo alla Germania, agli Stati Uniti, Giappone e la Corea del Sud, sia in mercati emergenti di prima fascia come la Cina e, con le dovute proporzioni, il Vietnam che offre prospettive interessanti ed è riuscito a contenere i propri rischi. Si può arrivare anche in aree come il Medio oriente dove troviamo oasi migliori come alcuni paesi del Golfo, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar e in misura minore l’Arabia Saudita. Oppure andando nell’Europa più vicina pensiamo alla Polonia, alla Russia, paese ricco di risorse, dove l’economia sta dimostrando una buona performance. Anche aree molto difficili dal lato dei rischi dell’America latina come Cile e Perù o in Africa, paesi come il Senegal, possono dare delle opportunità”.
In merito ai rischi del credito, Alessandro Terzulli ha avvisato: “Gli strumenti utili alle imprese sono informativi/formativi, lo abbiamo sempre detto. Ci rendiamo conto che la pandemia stravolge gli scenari, molto spesso anche alcune aziende che avevano nei mercati esteri un punto di appoggio vedono sparire i loro distributori e i loro importatori, ne devono cercare di nuovi in uno scenario in cui non è facile fare fatturato e, non appena si trova una controparte, si spinge. Ma è necessario avere un equilibrio, perché bisogna avere informazioni sul mercato di riferimento, sul settore e sul tipo di controparte, altrimenti si può incappare in spiacevoli episodi. Bisogna avere formazione, soprattutto nell’ambito del digitale e dell’e-commerce. Sono concetti ai quali ci si deve approcciare con un po’ di formazione, mettendosi in mano a degli esperti. Noi come Sace, con strumenti quali la Mappa dei rischi, le previsioni dell’export che facciamo e mettiamo a disposizione di tutti gratuitamente attraverso il nostro sito, permettiamo di generare consapevolezza dei rischi nei quali si può incorrere. Allo stesso modo, sono importanti le risorse finanziare e assicurative. Se qualcosa va storto bisogna avere qualcuno che sostiene e ha le spalle un pò più larghe per affrontare dei rischi”.
Sull’importanza dell’export per la crescita dell’Italia, l’economista della Sace ha spiegato: “Da un lato la domanda estera è utile a ripartire, l’Italia ha sempre mostrato una certa vitalità nei momenti difficili, però a un certo punto è utile che subentri la componente interna della domanda e quindi una crescita endogena. Un insieme di questi due elementi darebbe sicuramente più spinta e questo sarà l’aspetto vero su cui si giocherà la sfida, dove il Recovery fund andrà a giocare un ruolo importante nell’innalzare nel corso del tempo quello che è il potenziale di crescita del nostro Paese”.
Situazione difficile, che potrebbe essere più lenta del previsto, dove, come già sostenuto dalle pagine di questo giornale, minori saranno i danni della pandemia prodotti nel tempo e più rapida sarà la ripresa economica. Inoltre, si dovrebbe tenere conto anche delle abitudini dei consumatori che sono cambiate per le misure di contrasto alla pandemia. In tal senso, molto importante potrebbe essere la diminuita propensione al consumo che influisce sulla crescita.

Salvatore Rondello

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