sabato, 27 Novembre, 2021

La rivolta dell’elettorato contro i cacicchi

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La destra, sovranista e populista, ha sonoramente perso questa spaccato di elezioni amministrative.
Le ha perse perchè il suo elettorato ha preferito, insieme a quello di Cinque Stelle, starsene a casa facendo capire che non valeva la pena di andare a votare i loro rappresentanti.
Chi erano? Per lo più erano quelli che all’epoca della dominazione spagnola, nel Messico e nell’America cetrale, venivano chiamati caciquee, cacicchi. Erano i rappresentanti delle comunità locali, delle tribù indigene.
Il termine, e la prassi passarono ad indicare anche i partiti non organizzati nazionalmente, come i partiti liberali dell’Italia post-risorgimentale.
Con la sola differenza del partito socialista (che fu la prima organizzazione politica su scala nazionele e con un priogramma unico), nella Spagna nell’Ottocento e nella stessa Italia liberale si chiamarono cacicchi i rappresentanti delle forse politiche che operavano sul terreno del collegio elettorale. Erano professionisti, rappresentanti di micro-interessi, spesso di affari puri e semplici, che venivano candidati al solo fine di captare il voto degli appartenenti al loro ceto o corporazione.
Dire che rappresentassero la borghesia come classe è stato sempre un eccesso, che un giornalista come Antonio Gramsci (allora collaboratore dell’Avanti!) ha sempre contrastato. Era il tentativo di mostrare che, con l’eccezione di Cavour, dal Risorgimento non vennero fuori i partiti portatori di interessi organizzati sul piano territoriale nazionale, ma esponenti di caste, di bisogni, di inetressi che raramente andavano oltre questa dimensione economica. Questo fu anche il destino di un un grande politico e uomo di governo come Giovanni Giolitti. E la ragione per cui in Italia il liberalismo non è mai stato una forza in grado di contrastare un partito di massa come i socialisti. Al suo modello organizzativo guardò con interesse un grande libtrale come Sidney Sonnino. Senza successo e senza seguito.
Furono anzi gruppi di intellettuali e anche socialisti a indurre la borghesia a darsi programmi come quello del liberismo contro il proitezionismo, della rifroma fiscale ecc.
MIchetti a Roma. Bernardo a Milano, citare anche quelli di Bologna e di Torino, possono essere definiti qualcosa di diverso, dal momento che rappresentano chi li ha candidati, cioè le persone dei leader (neanche i loro raggruppamenti politici) come Salvini e la Meloni?
Di qui la tendenza perdersi in gaffes, nostalgie (del fascismo per lo più), banalità il nulla puro e semplice.
Inevitabilmente la Lega, grazie alla gestione avventurista di Matteo Salvini, ha visto perdere oltre il 50% del suo elettorato a Milano, dove è nata, ha costruito realtà amministrative di piccolo e grande rango e allevato una classe dirigente vera e propria. Hanno preferito starsene a casa o dare il voto addirittura a meteore come G. Paragone. Di fare la guerra a Giuseppe Sala non se la sono proprio sentita.
Non diversa la vicenda di un scherzo della rivolta popolare contro la politica dei grandi partiti, cioè il grillismo ora attestato sul lessico dei Cinque Stelle.
Da Franceschini a Zingaretti a Letta, tutti i segretari el Pd puntano a delineare percorsi e futuri in comune, alleanze. In realtà si parla di un morto che resta tale. Cinque Stelle non esiste in nessun territorio e quando dà segni di vita non riesce ad eguagliare il partito repubblcano di Ugo La Malfa. A tenerlo in vita è un giornale come Il Fatto Quotiduano e il suo direttore Marco Travaglio. Sono vecchi elettori che riempiono qualche piazza per ascoltare dal vico il neo-segretario Conte, ma quando si tratta di segnare la scheda, la lasciano a casa o votano, a ranghi ridottissimi, per Lepore a Bologna e ??? a Napoli.
Non sono un corpo sociale, ma un caro estinto con una rissa interna furibonda per spartirsene le spoglie. A ragione Carlo Calenda ha sempre dichiarato che con gente così incerta e infida meglio non fare un neanche una passeggiata. Anche perchè sul terreno programmatico Cinque Stelle e il Pd non hanno nulla in comune. E gli elettori di Grillo se davvero intendono spostarsi a sinistra non hanno altra aletrnativa che rintanarsi negli spogliatoi del Pd .
Ha vinto sull macerie della destra e non er una nuova leadership e tanto meno un grande programma di rinnovamento.

 

 Salvatore Sechi
Ordinario di Storia Contemporanea

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