lunedì, 12 Aprile, 2021

La sartorialità barocca di Dolce&Gabbana

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Il giovin signore si muove in una perfetta sincronia di barocco e sartoriale, davanti a uno specchio poggiato a terra e a un lampadario di cristallo parzialmente coperto da un telo bianco, sulle arie celebri di Giuseppe Verdi intonate dal maestro Pavarotti. Una visione sorprendente, come un baule pieno di ricordi, e una nostalgica evocazione che sprona a riprendere il passato per proiettarlo nel futuro.

Simboli dell’antica devozione classica e segni di una consapevole revisione stilistica che convivono armonicamente. E poi il lusso, quello affollato dai virtuosismi e dalle vistosità, che diventa il filo conduttore della collezione uomo Dolce&Gabbana per l’inverno 2013. Opulenza, mon amour: colli e pellicce di montone invecchiato, e la magnificenza, mai sfrontata, degli ornamenti in filigrana d’oro che donano alle corpose giacche in panno di lana grigia una ridondante sacralità «barock». I ragazzi, puntigliosamente eleganti, esaltano capispalla retrò dalla linea asciutta e dall’aspetto robusto che si evolvono in cappotto ideato in varie forme e proporzioni: da quello per il giorno a quello per la sera, fino ad autocelebrarsi in un paltò a martingala o in un tabarro di fine secolo liberamente ispirato a un mantello del padre di Domenico Dolce.

Se il denim, continuando ad avere un posto d’onore nel guardaroba per il prossimo inverno, fa largo al gessato e al velluto – artisticamente cardati, bolliti, e sgualciti – il pigiama di seta, simbolo di ricchezza e decadenza, utilizzato per rincorrere sonni tranquilli, si trasforma in un disinvolto abito da sera da indossare sotto la giacca o in alternativa allo smoking. Il giovin signore, sulle note di «Libiamo ne’ lieti calici», senza snaturare la tradizione delle vecchie sartorie italiane, lancia un messaggio: «Ci possono togliere i soldi, ma non i sogni».

Martina Alice de Carli

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