domenica, 24 Ottobre, 2021

La scelta di Gigi, coscienza critica e costruttiva

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Ho conosciuto Gigi Covatta fin dai primi anni dell’Università quando egli svolgeva con grande intelligenza e passione il ruolo di Segretario Nazionale dell’Intesa Universitaria, l’organizzazione degli studenti cattolici, un’associazione viva e impegnata per la riforma dell’università e per la partecipazione degli studenti stessi alla vita del paese. Non so se ipso facto lo avevano iscritto alla Dc, ma lasciata l’Intesa Luigi divenne responsabile scuola delle Acli di Livio Labor che stavano iniziando il distacco dalla Dc e preparando così il superamento dell’unità politica dei cattolici. Con gli aclisti di Labor noi lombardiani partecipammo all’Acpol, l’Associazione culturale e politica che voleva provocare un rimescolamento delle carte nella sinistra politica e sindacale dopo i movimenti del ’68. Dal progetto originario, che non assunse le dimensioni sperate, scaturì l’MPL, movimento dei soli aclisti, che non riuscì ad eleggere nelle elezioni politiche del 1972 e confluì nel Psi al congresso di Genova. Gli esponenti principali, oltre Labor, erano Gennaro Acquaviva, Luciano Benadusi e appunto Luigi Covatta.

La scelta di Gigi e dei suoi amici era veramente apprezzabile. Si trattava di una scelta controcorrente, sia rispetto al collateralismo con la Dc che fruttava alle Acli molti parlamentari, sia all’incipiente strategia del compromesso storico lanciata dal Pci di Berlinguer. Il gruppo dell’Acpol venne a collocarsi nel Psi nell’ambito della sinistra socialista di Riccardo Lombardi di cui Covatta diventò naturalmente uno dei dirigenti.
Al Psi Luigi Covatta ha dato veramente tutto se stesso in vari incarichi, in particolare alla direzione del Centro Studi che tanto contribuì all’elaborazione ideale e programmatica del nuovo corso socialista. In quel Partito Socialista Luigi Covatta rappresentò una coscienza al tempo stesso critica e costruttiva. Arricchiva e stimolava con questa sua presenza tutti noi. Quando fui eletto, nel 1981 alla vicesegreteria del Psi in rappresentanza della sinistra, Gigi collaborò pienamente e intelligentemente al lavoro di quel felice triennio di segreteria unitaria del partito che vide, con le elezioni del 1983 , il segretario del Psi Bettino Craxi arrivare alla presidenza del Consiglio. Gigi, che era stato eletto deputato nel 1979 e poi senatore dal 1983, rivestì anche incarichi istituzionali importanti come quello di sottosegretario ai Beni Culturali.
Dopo la crisi del Psi e il suo successivo scioglimento aveva partecipato, nella sua fase iniziale, alla costituzione dei Democratici di Sinistra (Ds), per poi distaccarsene, deluso dalle modalità di svolgimento di quella vicenda.

Nella crisi generale del movimento socialista aveva fatto una scelta precisa: assumere la direzione di “Mondoperaio” per proseguire l’azione politica e culturale di questa grande e prestigiosa testata socialista. Una funzione che gli era congeniale e che svolse con l’intelligenza, la coerenza e la testardaggine che gli erano proprie. Lui, che veniva dal mondo cattolico, si caratterizzò come difensore del patrimonio di valori e di battaglie ideali e politiche che il Psi aveva rappresentato nella società e nella politica italiana e che veniva obnubilato dalle vicende di tangentopoli. Ma proprio in questi ultimi anni si dimostrava, se non altro, che il ruolo di sollecitazione critica e di ricerca coraggiosa della cultura politica socialista non era facilmente surrogabile e di fatto non è stata surrogata. E ‘questa è l’eredità che una personalità come la sua lascia, la necessità dell’elaborazione di un nuovo corso riformatore, un’eredità che non verrà dimenticata.
Per questo invece che col cristiano saluto, “Gigi addio”, preferisco salutarlo con il “ciao Gigi” con il quale ci siamo salutati per più di cinquant’anni.

 

Valdo Spini

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