domenica, 19 Settembre, 2021

La schizofrenia politica a 5 Stelle

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Qualche anno fa, preconizzando alcune valutazioni sulla irresistibile marcia dei grillini, dissi che non avrebbero retto alla prova del potere. La gestione del potere necessita di un profondo background culturale, esperienziale, politico. Non è cosa da tutti e per tutti. C’è bisogno di studio, formazione visione. Erano tutte cose che non riconoscevo a Beppe Grillo e ai suoi seguaci, ma forse mi ero solo iscritto alla categoria dei facili profeti. Il risultato elettorale del 2018 fu choccante. Un movimento senza arte né parte che arriva al 32% ha rappresentato uno dei punti più bassi della storia della zoppicante democrazia italiana. Oggi, comunque, tutti i nodi stanno venendo al pettine. I limiti del partito padronale, quelli della promozione delle incompetenze, la mediocrità del personale politico a disposizione hanno provocato sfaceli con provvedimenti ridicoli, incapacità di guida e di mediazione. Un disastro italiano, potremmo dire, con tragici risvolti per il paese. Negli ultimi giorni poi, assistiamo alla diatriba tragicomica tra Beppe Grillo e Beppe Conte. Provate a seguire il ragionamento. Tre anni fa il primo, per formare un governo insieme alla disprezzatissima Lega pesca, come lo avesse trovato nell’ovetto Kinder, l’avvocato e professore pugliese. Passa un anno e la maggioranza gialloverde non tiene più. Ecco allora il colpo di genio, via la Lega e dentro il Pd e la sinistra, contro cui, fino a poche settimane prima, erano state riversate vagonate di letame. Ma non basta. I difficili equilibrismi del comico padrone trovano, nella crisi del governo Conte II, il nuovo coniglio dal cilindro. Si rompe con Casaleggio e si incarica l’ex presidente del consiglio di ricostruire il movimento. Conte si muove, sostenuto da una pletore di parlamentari senza arte né parte che vedono a rischio il lauto guadagno da rappresentanti del popolo (qualcuno, per lo più, finita l’esperienza al massimo potrebbe andare a pomodori), il movimento si spacca ancora di più. Grillo poi abbandona Conte al suo destino, con offese degne di una persona bipolare. Fin qui la storia. Favola finita, ma insegnamento tratto: chiunque tocca il giocattolino a Beppe Grillo si brucia la manina. La realtà è che chi ha ancora coraggio di sostenere il movimento, altro non sarà che uno schiavo di un despota comico. Addio amici.

 

Leonardo Raito

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