domenica, 28 Novembre, 2021

La spregiudicatezza di Erdogan preoccupa l’Europa

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Sembrano essere il ricatto e l’impudenza le armi utilizzate da Recep Erdogan per cercare di consolidare il suo potere al di fuori dei confini nazionali. Mentre in Turchia usa la carta della repressione del dissenso degli oppositori politici e della persecuzione della minoranza curda facendosi portavoce dell’elettorato nazionalista, con l’Unione Europea, a cui vorrebbe aderire e con gli USA, suo alleato nella Nato, gioca a rimpiattino su questioni estremamente delicate e vitali. Non sono certo un mistero le sue mire espansionistiche nel Mediterraneo che hanno trovato nell’intervento militare in Libia la chiave di accesso alle rivendicazioni di spazi marini sempre più ampi ai danni soprattutto di Grecia e Cipro per poter usufruire dei giacimenti di gas e petrolio. La risposta europea avrebbe potuto comportare sanzioni che però sono state enormemente mitigate dal palese ricatto messo in atto da Erdogan di non trattenere più l’enorme flusso di migranti provenienti da est, per il quale riceve cospicui finanziamenti da Bruxelles, ma di permettere a questa massa di clandestini il raggiungimento del territorio europeo causando alla Germania e ad altri Stati una vera e propria emergenza che si sarebbe assommata a quella degli sbarchi dal Nord Africa. Stessa impudenza il Premier turco la sta utilizzando verso gli Stati Uniti  per l’acquisto di forniture militari rilevanti. Infatti nei giorni scorsi Joe Biden ha offerto alla Turchia, suo alleato nella Nato una fornitura di 40 caccia per adeguare la sua flotta aerea. Già nel 2019  saltò un accordo del genere (allora si trattava di un altro tipo di aerei da combattimento) in quanto all’ultimo momento Erdogan acquistò dai russi  un sofisticato sistema antimissilistico efficace proprio contro quegli stessi aerei. Ma anche in questa occasione la spregiudicatezza di Erdogan, in barba a tutti gli impegni dell’alleanza atlantica, sta  prevalendo. Infatti il Ministro della Difesa di Ankara  Ismail Demir  ha fatto capire che esiste un contatto con Mosca per l’acquisto di un altro tipo di caccia da combattimento. La strategia pare essere sempre la stessa: vendersi al miglior offerente. Ma in un contesto molto pericoloso tenendo presente che la Grecia  che si sente minacciata dall’espansionismo turco oltreché dagli Usa è stata militarmente rifornita anche dalla Francia con tre nuove fregate da guerra.  Questo attivismo di Erdogan sul piano internazionale deve però fare i conti con una situazione interna  che, al di là della propaganda, è sempre più preoccupante sul piano economico con una svalutazione notevole della moneta, la lira curda e un’inflazione galoppante. Mancano ancora due anni alle prossime elezioni ma i sondaggi danno il partito di Erdogan, l’Akp, in caduta libera superato dal principale avversario, il Chp, quello dell’attuale Sindaco di Ankara Mausur Yavas che proprio nella capitale riuscì l’anno scorso a sconfiggere il candidato del Premier. Ma Recep Erdogan sembra avere sette vite  e non è escluso che, come in passato, si aggrappi alla denuncia di tentativi di destabilizzazione dall’esterno per cercare di conservare il consenso soffiando sul sentimento nazionale dei cittadini turchi.

 

Alessandro Perelli

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