lunedì, 29 Novembre, 2021

La Tunisia deve fare i conti con una grande crisi economica

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“Lavoro, libertà, dignità” urlavano i manifestanti dieci anni fa attraversando l’avenue Bourguiba, nel centro di Tunisi, dando inizio alla “rivoluzione del gelsomini” che avrebbe provocato la fuga e lo spodestamento di Ben Alì e dopo le prime libere elezioni l’approvazione di una nuova moderna Costituzione. Oggi però la Tunisia deve fare i conti con una grande crisi economica, aggravata dalla pandemia da Coronavirus, con una disoccupazione crescente e con un Parlamento frazionato con molte forze politiche rappresentate ma, a cominciare dal partito di maggioranza relativa Ennanda (islamici moderati) incapaci di garantire quella governabilità necessaria per affrontare adeguatamente la situazione. E così ci è voluto tutto il carisma e l’intelligenza politica del Presidente della Repubblica Kais Saied, di fronte all’impotenza e alle divisioni dei partiti tradizionali, per formare un Governo tecnico sotto la guida di Hichem Mechichi. Ma non è bastato. In questi giorni infatti Mechichi ha annunciato un rimpasto dell’Esecutivo che riguarderà dicasteri importanti quali quello dell’ Interno, della Giustizia, della Sanità. Per questo rimpasto è in atto da tempo una verifica tra le forze politiche che sostengono il Governo ma non si è riusciti ancora a trovare un’unanimità di consenso. Proprio a causa di questi contrasti e della instabilità politica conseguente Mechichi ha preso ulteriore tempo. Il Premier deve fare i conti anche con il problema della mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni nei confronti del Presidente del Parlamento Rashid Ghannouchi appartenente al partito Ennanda. È già la seconda volta che si cerca di fare saltare Ghannouchi, accusato di una conduzione personalistica dell’ aula tendente a soddisfare interessi poco istituzionali ma anche di collusioni con frange estremistiche e con il movimento dei Fratelli Musulmani. Ci vogliono 73 firme sul documento di sfiducia per costringerlo alle dimissioni e ,grazie anche all’ apporto di qualche deputato dell’ attuale maggioranza, sembra che potranno essere raccolte. Questo ulteriore elemento contribuisce a rendere il clima politico sempre più instabile. L’unico aspetto di relativa speranza è offerto dall’Unione Generale Tunisina del Lavoro (UGTT) che si è fatta protagonista di un piano di rilancio economico fondato sulla pace sociale denominato Dialogo Tunisino e approvato a fine anno dal Capo dello Stato Kais Saied. Un po’, se vogliamo, la ripresa degli ideali che avevano contraddistinto la rivoluzione del gelsomini, le aspirazioni dei tunisini al lavoro, alla libertà, alla dignità. E proprio dal mondo del lavoro che si è sostituito all’azione inconcludente delle forze politiche, e partito ,con l’ alto avallo del Presidente della Repubblica, un invito all’unità popolare e alla speranza di ripresa. Lo ha ricordato Kais Saied quando intervenendo il 14 gennaio alla Festa della Rivoluzione, in cui ha graziato mille detenuti, ha rimarcato la necessità di una nuova azione unitaria per portare il Paese fuori dalla crisi economica per la quale nei giorni scorsi vi sono state varie manifestazioni di protesta a Sousse e in altre città. E mentre l’Europa guarda con preoccupazione quanto sta accadendo, confermando l’aiuto finanziario alla Tunisia che ha saputo intraprendere la strada delle riforme democratiche, si fa nuovamente attuale il pericolo che il terrorismo islamico possa rialzare la testa nelle aree di malcontento e di povertà o attraverso il fenomeno migratorio.

 

Alessandro Perelli

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