lunedì, 29 Novembre, 2021

La Tunisia si appella al popolo. Ma ancora manca il governo

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In Tunisia tutti si appellano al popolo per giustificare quanto sta avvenendo. Lo fa innanzitutto il Presidente della Repubblica Kais Saied che il 25 luglio, richiamandosi all’articolo 80 della Costituzione, scritta dopo la rivoluzione dei gelsomini, ha messo alla porta il Premier Mechichi, congelato il Parlamento e rimosso alcuni Ministri e alti funzionari. Lo fanno i partiti, primo fra tutti quello più votato Ennanda (islamici moderati), chiedendo il ripristino delle istituzioni democratiche. Lo fanno le organizzazioni della società civile che, approvando l’iniziativa del Presidente, chiedono il rispetto della volontà popolare di rinnovamento del Paese, di lotta alla corruzione e di rilancio economico e sociale. Per la verità, in qualsiasi altro Paese, una situazione del genere sarebbe stata definita da “colpo di Stato” , con inevitabili conseguenze sul piano dell’ordine pubblico e di pericolose tensioni. Ma in Tunisia dal 25 luglio non si sono avute dimostrazioni di protesta per ripristinare quanto Saied ha cancellato né finora è stata versata una sola goccia di sangue . I cittadini sono sì scesi in piazza ma per protestare contro la grave crisi economica e la disoccupazione sempre più diffusa. Kais Saied ha tirato diritto con le misure adottate, anzi rafforzandole con la recente determinazione, da lui definita temporanea, di proibire i viaggi all’estero ai cittadini sospettati di corruzione e di guadagni illeciti Ha rassicurato i vari Paesi, tra cui il nostro, che a livello internazionale seguono con preoccupazione quanto è accaduto, e ha assunto direttamente, visto l’assenza di un Esecutivo, l’onere di fermare le migrazioni clandestine che tanto preoccupano l’Italia e l’Europa (ben trecento i migranti bloccati sulle coste nelle ultime ore). Rimane però indiscutibile il fatto che attualmente la Tunisia non abbia gli organismi democratici e istituzionali previsti dalla Costituzione funzionanti ma solo un Presidente della Repubblica che ne fa le veci (temporanee si spera). Saied pare ben conscio di questo se è vero che, il 16 agosto, visitando l’aeroporto di Tunisi, ha assicurato che in breve tempo formerà un nuovo Governo. In effetti qualcosa sembra che si stia muovendo. Paiono due i candidati in poule position: il Governatore della Banca Centrale Marouane al Abbassi e l’ex Ministro delle Finanze Nizar Yaish. Il prescelto dovrà formare un Esecutivo ristretto che per essere legittimato dovrà avere la maggioranza in un Parlamento che però non si sa ancora se prima verrà rinnovato con nuove elezioni legislative. Vedremo quale sarà l’atteggiamento delle forze politiche che, in prima linea Ennanda, hanno tutto sommato tenuto una posizione morbida sulle iniziative di Saied che, di fatto, le ha esautorate dal potere. Intanto il popolo tunisino alla cui volontà tutti si appellano deve fare i conti con una delle più gravi contingenze economiche degli ultimi anni, con le promesse mancate di una classe politica che sta perdendo ormai ogni credibilità, con la crescita dei nostalgici di Ben Ali estromesso con la primavera araba del 2011. Ma anche con i rigurgiti di un terrorismo islamico che trova terreno fertile in questa situazione. E anche i fondamentalisti, quando compiono gli attentati si appellano al popolo.

 

Alessandro Perelli

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