domenica, 9 Maggio, 2021

L’addio di Jim Morrison nell’ultimo disco con i Doors

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Cinquant’anni fa, il 19 aprile 1971, esce “L.A. Woman”, l’ultimo album dei Doors con Jim Morrison ancora vivo. Quando il disco viene pubblicato, Jim è già partito per Parigi, dove troverà la morte il 3 luglio dello stesso anno. “L.A. Woman”, sesto album in studio dei Doors, rappresenta il ritorno del gruppo ai grandi livelli dei primi tre dischi – “The Doors”, “Strange Days”, “Waiting for the Sun” – dopo le deludenti performance di “The soft parade” e di “Morrison Hotel”. La copertina vede raffigurati i quattro componenti del gruppo – Ray Manzarek, John Densmore, Robby Krieger, Jim Morrison – uno accanto all’altro. Jim, barba e capelli lunghi, visibilmente imbolsito, dimostra molto più dei suoi ventisette anni e sembra un lontano parente del sex symbol ritratto in tante immagini. Si racconta che sia stato lui stesso ad insistere per apparire così nella copertina del disco contro il parere dei discografici, che avrebbero preferito un’immagine più accattivante.

 

Il presagio della fine

La musica dell’album è di grande impatto fin dal primo brano, “The Changeling”, e prosegue in stile blues elettrico per tutto il disco, fino ad arrivare al capolavoro finale di “Riders on the Storm”, in cui i rumori della pioggia e dei tuoni in lontananza si mescolano al piano di Manzarek e alla chitarra di Krieger, accompagnando la voce profonda di Jim Morrison. Il brano, inserito per ultimo, diventa il suggello del percorso dei Doors e il presagio della fine. I cavalieri nella tempesta siamo tutti noi, “gettati in questo mondo come cani senza osso, attori dati in prestito”. Sempre a rischio di una morte violenta, perché “c’è un assassino per la strada” e se gli date un passaggio potrà sterminare la vostra famiglia. C’è chi dice che la figura dell’assassino, evocata nella seconda strofa della canzone, sia stata ispirata a Jim Morrison da un serial killer, che nel 1950 uccise sei persone, tra cui un’intera famiglia, facendosi dare dei passaggi in macchina lungo gli Stati Uniti. Altri invece vedono riaffacciarsi la scena dell’autocarro di indiani sterminati in un terribile incidente stradale al quale assistette Jim bambino, che poi dirà che l’anima di uno di loro era entrata in lui, segnandolo per sempre. Da allora la morte lo inseguirà ovunque fino ad accompagnarlo verso una fine più o meno consapevolmente cercata.

 

L’ineluttabilità del destino

Nell’album, sparsi qua e là, ci sono vari indizi che provano quanto l’animo dell’ultimo Jim Morrison fosse profondamente turbato, combattuto, sospeso tra eros e morte, tra sogni di liberazione e incubi opprimenti. Molti sono i richiami al sesso, un tema che troviamo sempre in lui, ma quello che si percepisce di più è il senso di ineluttabilità del destino, come avviene nelle tragedie greche in cui il finale è già scritto dall’inizio. “Perché avete gettato il Fante di Cuori? /Era l’ultima carta del mazzo che mi restava da giocare” si chiede Jim in “Hyacinth House”. E ancora, in “Been Down So Long”: “Adesso perché uno di voi, gente/Non viene avanti e mi libera/Dico guardiano, guardiano, guardiano/Non è che spezzeresti chiave e lucchetto? … Venga qua signore/Venga e lo lasci esistere questo povero ragazzo.” Sembra quasi l’esorcizzazione del sacrificio che lo attende, il tentativo di evitarlo in extremis.

 

Il miraggio della terra promessa

A modo suo il Jim Morrison mutante (“Sono un mutante/Guardatemi cambiare … Mi vedrete trasformare”), il Jim Morrison affascinato da sempre dal mito del serpente (“The Crawling King Snake”) sembra sognare la liberazione dalle catene di una vita d’inferno e il miraggio della terra promessa quando in “The Wasp” dice: “Amo gli amici che ho raccolto insieme su questa zattera sottile/Abbiamo costruito piramidi in onore della nostra fuga/Questa è la terra dove morì il faraone/I negri nella foresta luminosamente coperti di piume/Dicono: Scordatevi la notte/Vivete con noi in foreste d’azzurro/Fuori da questo perimetro non ci sono stelle.” Purtroppo la sua rapida e triste fine sembra dirci che la terra promessa non l’ha mai trovata.
Jim Morrison è stato spesso accostato ai poeti maledetti, come Rimbaud, che ammirava profondamente. Come loro pensava di andare oltre sé stesso, varcando le soglie della percezione (“Break on Through to The Other Side”). Ma forse negli ultimi mesi della sua vita capisce di essere finito in un vicolo cieco e di non riuscire a sottrarsi a un destino di autodistruzione dovuto all’alcol e alla droga. Cambiare aria, andare via dall’America e rifugiarsi in Europa sembrano apparentemente l’unica via di fuga. Ma è un’illusione. Il soggiorno a Parigi con la fidanzata Pam non scioglierà il suo tormento interiore.

 

Attilio Pasetto

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