domenica, 19 Settembre, 2021

L’Alitalia non decolla. Salta accordo tra Ita e sindacati

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Non c’è pace nemmeno per volare in alto. Ieri sera non c’è stato nessun accordo tra Ita e sindacati. La società ha preso atto con rammarico della impossibilità di arrivare a un’intesa, ma ha confermato l’intenzione di procedere all’assunzione di 2.800 persone attraverso l’applicazione di un regolamento aziendale. I sindacati, sono però sul piede di guerra. Hanno annunciato la mobilitazione perché la tensione sociale è alle stelle mentre il governo è assente. Intanto la Roma-Fiumicino è stata bloccata da un corteo di lavoratori di Alitalia che si è diretto verso la sede all’Eur di ITA, dove si è svolto l’incontro tra organizzazioni sindacali e società. La polizia è in tenuta antisommossa per l’arrivo dai 300 ai 500 manifestanti. Per la verità è già dalla scorsa settimana che alcuni lavoratori e rappresentanti sindacali presidiano la sede della nuova compagnia aerea.
Sempre in giornata il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, ha fatto sapere che la decisione finale della commissione Ue dovrebbe arrivare a breve. Giorgetti ha spiegato: “Siamo in attesa, spero che sia una questione di ore. Bruxelles ha posto come condizione la discontinuità non solo sui numeri ma anche nei contratti di lavoro. Le scelte degli amministratori sono scelte che avvengono entro questi dettami e i vertici di Ita hanno l’autonomia necessaria per raggiungere il risultato dell’economicità della compagnia. E’ un passaggio molto delicato, molto complicato, ma l’alternativa, ricordo, è il fallimento. Questo rischio non è ancora del tutto scongiurato: gli aiuti di stato sono oggetto di una decisione pendente che rischia di compromettere l’operazione”. C’è il rischio che Bruxelles chieda la restituzione di 900 milioni di aiuti dello Stato secondo quanto riporta il Financial Times. Inoltre, non è ancora chiusa la procedura su Alitalia iniziata nel 2017 per infrazione delle regole dell’Ue.
Alla riunione nella sede dell’Eur a Roma, oltre ai rappresentanti dell’azienda sono intervenute le associazioni professionali Anpac, Anpav, Anp e Fast-Confsal che si sono dichiarate disponibili alla firma dell’accordo di chiusura della procedura sottoposto dalla società lo scorso 6 settembre all’esito del confronto iniziato il 25 agosto.
In una nota diffusa da ITA, si legge: “Nel corso della mattinata Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti e Ugl Trasporto Aereo, assenti all’incontro, avevano fatto pervenire all’azienda una controproposta che escludeva le associazioni professionali dalla firma della stessa. L’azienda, rilevata la indisponibilità alla firma unitaria dei testi presentati il 6 settembre, requisito imprescindibile per accompagnare la nascita di un progetto così ambizioso e di respiro internazionale, ha preso atto della impossibilità di addivenire a un accordo. Nell’impossibilità di soluzioni condivise, la conclusione di questa fase deriva dalla necessità di attivare i numerosi e complessi processi, per garantire la partenza operativa il 15 ottobre, e per consentire alle strutture aziendali l’esame dei 30.000 profili ricevuti (oltre 7.000 dei quali, pari al 70% degli attuali dipendenti, provenienti da Alitalia), che hanno dimostrato di credere nel progetto di Ita in vista dell’assunzione nella nuova Compagnia”.
Il presidente di Ita, Alfredo Altavilla, ha manifestato “il rincrescimento per l’impossibilità di arrivare a un accordo, con i sindacati motivata dal perdurare di pregiudiziali puramente formali che nulla hanno a che fare con il merito e la bontà del progetto relativo alla nascita di Ita e che rispecchiano consuetudini e linguaggi non più attuali”.
Il segretario nazionale della Filt-Cgil, Fabrizio Cuscito, ha detto: “La mobilitazione continuerà nelle prossime ore. Il governo è completamente assente ed è da incoscienti lasciare tutte queste persone con il rischio di perdere il posto di lavoro. La tensione sociale si sta alzando, non so se si rendono conto di questo. Chiediamo immediatamente una convocazione da parte del Governo. Non si può più ritardare, stiamo andando incontro a un punto di non ritorno. La tensione sociale è troppo alta”.
Il segretario nazionale della Uilt, Ivan Viglietti, ha sottolineato: “Non abbiamo potuto neanche partecipare all’incontro perché avevamo chiesto di poterlo posticipare per via dell’assemblea dei lavoratori a Fiumicino. Ma quando siamo arrivati la riunione era già finita. Avevamo inviato un documento unitario di proposta”.
L’assemblea dei lavoratori di Alitalia si è spostata nel pomeriggio da Fiumicino all’Eur, davanti la sede di Ita, dove i sindacati erano attesi per l’incontro con i vertici dell’azienda. Il corteo ha bloccato la Roma-Fiumicino, con il traffico che procede a passo d’uomo.
Sulla vicenda, le compagnie aeree concorrenti tifano per il fallimento totale della compagnia di bandiera italiana. Michael O’Leary, amministratore delegato del gruppo Ryanair, ha formulato il seguente giudizio: “Alitalia e Ita sono due facce della stessa medaglia, anche la nuova compagnia riceverà soldi pubblici come la vecchia ma alla fine anche Ita fallirà. Nel medio termine di sicuro Ita non farà utili: i conti non saranno sostenibili e avrà di nuovo bisogno dei soldi pubblici. Quello attuale, è l’ennesimo round di aiuti concesso ad Alitalia, ma l’Europa continuerà ad autorizzarli fino a quando, alla fine, sarà venduta a Lufthansa o Air France. Entro 3-4 anni non penso che Ita resterà una compagnia indipendente, in ogni caso, nel post-covid, Ita sarà il 60% della compagnia precedente, e questa riduzione di capacità è una sfida per Ryanair per cogliere le opportunità aperte da questo disimpegno”.
L’ad di Ryanair ha confermato: “La compagnia non è interessata al marchio di Alitalia, una società che alla fine non ha asset di valore. A parte gli slot, che speriamo vengano riassegnati in tempi brevi, per poter crescere sul vostro mercato. Un mercato che ha finora sofferto di un problema strutturale: è un sistema che ruotava intorno ad Alitalia, una compagnia controllata dal governo. E le linee aeree non possono funzionare se operano sotto il controllo pubblico. Basti vedere cosa è successo a British Airways, che non ha avuto più bisogno di aiuti di stato dopo essere stata privatizzata. In Alitalia hanno speso soldi per le uniformi, si sono preoccupati di soddisfare i lavoratori e non i clienti. Ma in questi anni il settore aereo si è trasformato, i viaggi di breve raggio è diventato una ‘merce’, la gente vuole viaggi a poco costo, Il consumatore si è mosso in avanti mentre il governo e i sindacati si sono rifiutati di accettare la nuova situazione”.
O’Leary ha aggiunto: “In Italia abbiamo visto una ripresa molto forte, e al momento registriamo una alta richiesta dal Nord Europa verso il vostro paese”. In occasione della presentazione degli operativi invernali, il manager irlandese ha ribadito la ‘scommessa’ della compagnia sul nostro mercato, confermata dall’apertura di due nuove basi (Treviso, già operativa, e Torino, da fine ottobre).
Poi, O’Leary ha evidenziato le dinamiche attuali del traffico aereo: “In questa fase post-pandemica, i voli nazionali si stanno riprendendo molto più rapidamente di quelli a lungo raggio, anche perché il varo del green pass europeo digitale a luglio ha spinto il traffico domestico. Per quanto riguarda l’Italia, in dettaglio pensiamo che le prenotazioni della stagione estiva si allungheranno a settembre e ottobre. Chi prima del covid avrebbe viaggiato in autunno verso l’Asia o l’America, oggi è in un certo senso forzato a restare in Europa e l’Italia è in cima a questa agenda. Ma i viaggiatori potranno contare su costi più favorevoli, visto che è una ripresa di volumi e non di prezzi, che sono stati in questi mesi molto più bassi rispetto al periodo pre-covid e lo resteranno anche nelle prossime stagioni”.
Forse, per salvare compagnia aerea e posti di lavoro, si sarebbe potuto affidare la gestione di Alitalia ad una cooperativa formata dagli stessi dipendenti. In molti casi aziendali le autogestioni hanno funzionato brillantemente salvando aziende e occupazione lavorativa. Il rischio peggiore che potrebbe verificarsi è quello del fallimento di Alitalia senza nessuna sponda di salvataggio. Il verdetto politico di Bruxelles sarà decisivo, ma anche la responsabilità politica ha un peso molto alto.

Salvatore Rondello

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