lunedì, 18 Ottobre, 2021

L’auto Stellantis nelle curve Italia

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Tensione alla vigilia delle nozze Fca-Psa. Il gruppo automobilistico italo-americano e quello francese sono a un passo dalla «fusione paritaria» concordata un anno fa. Il 4 gennaio 2021 sia Fiat Chrysler Automobiles sia Peugeot-Citroen terranno le rispettive assemblee straordinarie degli azionisti per deliberare il matrimonio.
Stellantis, questo il nome della nuova società, genera entusiasmo e preoccupazione. Carlos Tavares e Mike Manley, gli amministratori delegati dei due gruppi, sono soddisfatti per le grandi sinergie industriali e finanziarie generate dalla fusione. Le nozze, hanno assicurato, avverranno senza tagli all’occupazione. Ma i lavoratori, invece, sono preoccupati per gli eventuali esuberi causati da sovrapposizioni di produzioni di modelli simili.
John Elkann ha scommesso molto sulla aggregazione con Peugeot. Il presidente di Fca, in particolare, ci ha tenuto a rassicurare i sindacati italiani. Ha confermato gli oltre 5 miliardi di euro d’investimenti già avviati nelle fabbriche della Penisola. Presentando la nuova Fiat 500 elettrica sulla pista aerea del Lingotto a Torino ha ribadito l’impegno della famiglia Agnelli-Elkann nell’auto e in Italia. Ha sollecitato l’impegno di tutto il sistema paese: l’Italia sarà una protagonista nell’automobile «anche nel XXI secolo» come nel 1900 se saprà affrontare «le sfide».

Già, i governi possono fare molto per sostenere l’auto in termini di politica industriale ma il successo di una impresa è generato soprattutto dalle scelte dei proprietari e dei dirigenti nell’innovazione digitale, nei prodotti di qualità, nei nuovi motori elettrici. Da molti anni gli stabilimenti italiani vedono gli investimenti con il contagocce. Da quando c’è stata la fusione tra la Fiat e la Chrysler gli investimenti sono piovuti soprattutto negli Stati Uniti e sui nuovi modelli Jeep e Rum. Sergio Marchionne aveva deciso di mollare le utilitarie della Fiat e della Chrysler (con basso margine di profitti) e di puntare sulle vetture premium (con alto margine di utili) della Jeep, Rum, Ferrari, Alfa Romeo e Maserati. Alfa, Maserati e Ferrari erano le carte per assicurare un futuro alle fabbriche italiane. Ma i nuovi modelli del Biscione e del Tridente sono stati pochi e sono arrivati in ritardo. Solo la Ferrari è stata seguita con attenzione e, forse non casualmente, è stata scorporata da Fca. Così mentre la produzione e l’occupazione in America del Nord e del Sud sono andate a gonfie vele in Italia le linee di montaggio e gli addetti sono crollati anche prima del disastro umano ed economico del Coronavirus.

Carlo Tavares, futuro amministratore delegato di Stellantis, dovrà governare un gruppo colossale con ben 14 marchi di auto e con stabilimenti sparsi in tutto il mondo: Francia, Italia, Germania, Polonia, Serbia, Stati Uniti, Canada, Messico, Brasile, Argentina, Turchia, India, Cina. Tavares avrà compiti operativi e gestirà Stellantis da Parigi, con un governo francese molto attento all’industria dell’auto tanto da essere azionista sia di Psa sia di Renault. Elkann come presidente non avrà mansioni operative e la sua casa è il mondo: Torino, New York, Parigi, Londra. Tavares è un manager brillante: cinque anni fa salvò Peugeot-Citroen dal fallimento, adesso può ripetere il miracolo trasformando in un grande successo le nozze Fca-Psa. I lavoratori italiani sono in allarme. In Italia prima ha sbandato Fca, adesso potrebbe sbandare Stellantis.

 

Rodolfo Ruocco

(Sfogliaroma)

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