giovedì, 23 Settembre, 2021

Lavoro: Cgil, da Rapporto Inapp analisi impietosa

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“Un’analisi lucida e impietosa quella proposta dal Rapporto 2021 dell’Inapp. Al crollo dei posti di lavoro nel 2020 e al fatto che sono i giovani a pagare il prezzo più alto della crisi, si sommano le conseguenze delle trasformazioni avvenute nel mercato del lavoro negli ultimi anni, aggravate oggi dalla crisi pandemica”. Ad affermarlo, in una nota, la segretaria confederale della Cgil, Tania Scacchetti commentando i dati del rapporto Inapp. Un rapporto che mette in evidenza i mali del mondo del lavoro: precarietà , salari al minimo, disoccupazione giovanile e inasprimento della disuguaglianza di genere. Una inquietante fotografia del primo Rapporto dell’Inapp che riprende una tradizione trentennale dell’Isfol e prova a tracciare le trasformazioni in corso nel mercato del lavoro. Secondo il rapporto nell’ultimo decennio, i contratti a tempo determinato sono aumentati esponenzialmente registrando un’impennata del +36,3%. Tuttavia, a fronte di questo incremento non si è rilevata allo stesso tempo una variazione sostanziale dell’occupazione (pari appena all’1,4%). Non è tutto: anche la distribuzione funzionale del reddito ha mostrato un calo persistente, conseguenza della contrazione marcata delle retribuzioni salariali a fronte del trend crescente, anche se debolmente, della produttività del lavoro.
“È evidente – aggiunge Tania Scacchetti – come si legge nel rapporto ‘il ricorso persistente a strategie basate unicamente sulla riduzione dei costi del lavoro non accompagnate da politiche tese a migliorare gli investimenti e quindi la produzione’. Logiche – sottolinea Scacchetti – che hanno prodotto: una crescita esponenziale dei tempi determinati del 36% in dieci anni; l’aumento dei già gravi divari di genere, con oltre il 16% di attivazione di contratti in meno rispetto all’anno precedente; la riduzione progressiva e costante del numero di dipendenti pubblici – circa 350.000 in meno negli ultimi venti anni, pari al 10% dell’organico – a discapito della tenuta e del necessario ampliamento di politiche pubbliche e welfare; e rallentamento ulteriore di salari e di produttività”.
 
“Un contesto che – sottolinea Scacchetti – ha svalorizzato e minimizzato il ruolo del lavoro, con un rischio di arretramento delle politiche pubbliche. Un caso su tutti sono i centri per l’impiego, richiamati nel rapporto, che hanno pagato per i mancati investimenti. Anche il dato sulla mancata relazione tra investimenti in tecnologia da parte delle imprese e l’attivazione di specifiche azioni formative evidenzia qualche elemento di criticità, a fronte invece della forte occupabilità di chi realizza un percorso di qualificazione”.
 
“Occorre quindi invertire questa tendenza, non solo a parole, ma scommettendo su una crescita economica che, oltre agli indicatori di Pil e all’aumento dei fatturati, sappia premiare l’aumento dell’occupazione stabile, favorire gli investimenti in innovazione ricerca e formazione”, conclude Scacchetti.

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