domenica, 28 Novembre, 2021

Lavoro nero, una vera e propria piaga economica e sociale

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Breve vademecum
SOSTEGNI PER PERSONE CIECHE

Nelle più avanzate, moderne democrazie si è affermato da tempo il principio della protezione dei cittadini affetti da minorazioni fisiche o psichiche. Un obiettivo solennemente affermato nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e accolto dall’articolo 38 della Costituzione italiana, che garantisce il diritto al mantenimento e all’assistenza sociale «a tutti i cittadini inabili al lavoro e sprovvisti dei mezzi necessari per vivere».
Principi generali
La Costituzione italiana intende tutelare la dignità umana con uno spirito di solidarietà di tutti i cittadini nei confronti di coloro riconosciuti meritevoli di tutela per effetto di minorazioni congenite o acquisite. In particolare, l’assistenza sociale dei minorati civili si esprime con protezioni economiche (pensioni, assegni e indennità) e non economiche (agevolazioni fiscali, assistenza sanitaria, permessi ex legge 104/1992 o collocamento obbligatorio al lavoro).
Per accedere alle protezioni è ovviamente necessario che lo status di invalido sia ufficialmente riconosciuto dalle competenti amministrazioni dello Stato.
In questo ambito vanno annoverate, le persone cieche totali o parziali che per causa congenita o contratta hanno diritto a provvidenze economiche come l’indennità di accompagnamento o quella speciale, la pensione non reversibile e la maggiorazione dei contributi.
Indennità di accompagnamento per ciechi assoluti
Nello specifico, hanno diritto all’indennità di accompagnamento i ciechi assoluti residenti in Italia che ne fanno richiesta, a prescindere dall’età e dal reddito. L’indennità è corrisposta per 12 mesi ed è cumulabile con eventuali prestazioni di invalidità civile totale o di sordità. I minori titolari dell’indennità, al raggiungimento dei 18 anni, hanno titolo automaticamente anche alla pensione non reversibile, salvo il rispetto dei requisiti socio-economici prefigurati dalla legge.
Indennità speciale per ciechi parziali
Hanno diritto all’indennità speciale i ciechi parziali “ventesimisti” residenti in Italia che ne fanno richiesta, indipendentemente dall’età e dal reddito. L’indennità viene erogata per 12 mesi ed è compatibile con la pensione non reversibile e con l’indennità civile totale o di sordità.
Pensione per ciechi assoluti e per ciechi parziali
Hanno titolo alla pensione non reversibile per ciechi assoluti i non vedenti assoluti maggiorenni, residenti in Italia e con un reddito inferiore alle soglie stabilite annualmente dalla legge. La pensione è pagata per 13 mesi e, in particolari condizioni di reddito, è prevista anche una maggiorazione dell’importo mensile.
Hanno invece diritto alla pensione non reversibile per ciechi parziali i non vedenti parziali di qualunque età, residenti in Italia e con un reddito inferiore alle soglie fissate annualmente dalla legge. La pensione è corrisposta per 13 mesi e, in particolari condizioni di reddito, è prevista anche una maggiorazione dell’importo mensile.
Assegno vitalizio per ciechi “decimisti”
I ciechi civili con un residuo visivo compreso tra un decimo e un ventesimo in entrambi gli occhi avevano titolo a un assegno vitalizio. L’indennità attualmente non è più riconosciuta ma viene mantenuta ai ciechi “decimisti” che ne erano già in godimento.
Maggiorazione dei contributi per lavoratori ciechi
La maggiorazione dei contributi per la pensione ai lavoratori ciechi è un aumento figurativo dei versamenti riconosciuto ai lavoratori dipendenti pubblici e privati o loro superstiti, colpiti da cecità assoluta o con un residuo visivo non superiore a un decimo in entrambi gli occhi. I periodi riconosciuti sono utili ai fini del diritto e della misura del trattamento pensionistico.

 

Economia
LAVORO NERO: QUANTO VALE

 

Una vera e propria piaga economica e sociale che “vale” ben 77,8 miliardi di euro di valore aggiunto: a lanciare l’ennesimo allarme sul lavoro nero nel nostro Paese – e relativi numeri – è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, sottolineando, in particolare, che, su base regionale, presenta livelli molto diversificati.
Allarme al Sud
La Lombardia, ad esempio, sebbene conti oltre 504 mila lavoratori occupati irregolarmente, è il territorio meno interessato da questo grave fenomeno: il tasso di irregolarità è pari al 10,4 per cento, mentre l’incidenza del valore aggiunto prodotto dal lavoro irregolare sul totale regionale è pari al 3,6 per cento; il tasso più basso presente nel Paese.
Per contro, la situazione più critica si riscontra in Calabria: a fronte di “soli” 135.900 lavoratori irregolari, il tasso di irregolarità è del 22 per cento e l’incidenza dell’economia prodotta dal sommerso sul totale regionale ammonta al 9,8 per cento. Nessun’altra realtà territoriale presenta una performance così negativa.
In generale” è possibile affermare che la situazione al Nord è tutto sommato abbastanza sotto controllo, mentre nel Mezzogiorno – anche a causa di ragioni sociali, culturali ed economiche – la presenza del lavoro nero è molto diffusa.
Dopo la Lombardia, tra le regioni solo “sfiorate” dal “nero” il Veneto, la provincia di Bolzano, il Friuli Venezia Giulia, il Piemonte e l’Emilia Romagna. In queste realtà il peso del fatturato generato dal sommerso sul Pil regionale oscilla tra il 3,7 e il 4 per cento. In coda, poco prima della Calabria, è altrettanto critica la situazione della Puglia (7,1 per cento), della Sicilia (7,8) e della Campania (8,5).
A livello nazionale, l’Ufficio studi della Cgia stima in poco meno di 3,3 milioni di persone che quotidianamente per qualche ora o per l’intera giornata si recano nei campi, nelle aziende, nei cantieri edili o nelle abitazioni degli italiani per esercitare un’attività lavorativa irregolare: il tasso di irregolarità è al 12,8 per cento mentre il peso del valore aggiunto generato dall’economia sommersa è del 4,9 per cento”.
Lavoro nero e rischio infortuni
Per gli artigiani mestrini, “sebbene non ci sia una correlazione lineare, è evidente che nelle regioni dove c’è più lavoro nero il rischio di avere un numero di infortuni e di morti sul lavoro è più elevato.
Purtroppo, le statistiche ufficiali faticano a dimostrare questo assunto; dove dilaga l’economia sommersa, difatti, le persone che si infortunano o non denunciano l’accaduto o, quando sono costrette a farlo, dichiarano il falso per non arrecare alcun danno ai caporali o a coloro che li hanno ingaggiati irregolarmente”.
Non si tratta però solo di un problema di legalità e di erosione del gettito fiscale, ma il triste fenomeno provoca anche un grave danno economico alle tantissime attività produttive e dei servizi, alle imprese artigianali e a quelle commerciali che, spesso, subiscono la concorrenza sleale di questi soggetti.
Questi lavoratori invisibili, infatti, non essendo sottoposti ai contributi previdenziali, a quelli assicurativi e a quelli erariali, consentono alle imprese dove prestano servizio – o a loro stessi, se operano sul mercato come falsi lavoratori autonomi – di beneficiare di un costo del lavoro molto inferiore e, conseguentemente, di praticare un prezzo finale del prodotto/servizio molto contenuto. Prestazioni, ovviamente, che chi rispetta le disposizioni prefigurate dalla legge non è in grado di offrire.
Nel Sud  – segnala la Cgia –  “tuttavia, questo fenomeno rappresenta per molte persone l’unica possibilità per portare a casa qualche soldo. Difatti, è possibile affermare che il sommerso è anche un vero e proprio ammortizzatore sociale.
Sia chiaro – viene opportunamente precisato – “nessuno vuole giustificare il lavoro nero legato a doppio filo con forme inaccettabili di caporalato, sfruttamento e mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro.
Tuttavia, quando queste forme di irregolarità non sono legate ad attività controllate dalle organizzazioni criminali o alle fattispecie appena richiamate, costituiscono, in momenti difficili, un paracadute per molte persone.

 

Inps
A LUGLIO ENTRATE CONTRIBUTIVE A +7,51%

 

Al 31 luglio 2021 le riscossioni da entrate contributive dell’Istituto sono pari a € 120.577 mln, con incremento di € 8.423 mln (+7,51%) rispetto all’analogo lasso di tempo dello scorso anno. In particolare:
– le entrate contributive della gestione aziende si attestano a € 67.225 mln, con un incremento di € 6.340 mln (+10,41%);
– il gettito contributivo dei lavoratori autonomi è pari nel complesso a € 5.136 mln, sostanzialmente stabile in confronto all’anno precedente (- € 49 mln);
– le entrate della gestione separata si posizionano a € 4.664 mln, con un balzo di € 669 mln (+16,76%);
– le entrate relative ai lavoratori domestici sono pari a 825 mln, con una crescita di 128 mln (+18,36%).
Focalizzando l’attenzione sull’intero settore privato (aziende, lavoratori autonomi, gestione separata, lavoratori domestici, versamenti volontari), nei primi sette mesi del 2021 le entrate contributive correnti (al netto, quindi, delle riscossioni da recupero crediti) ammontano complessivamente a € 77.940 mln, con un aumento di € 7.078 mln (+9,99%) rispetto allo stesso periodo del 2020.
La crescita delle riscossioni contributive registrate nei primi sette mesi del 2021, riporta le entrate a livelli vicini a quelli precedenti la pandemia da Covid-19: le entrate contributive complessive dei primi sette mesi del 2021 sono inferiori dell’1,49% (- € 1.830 mln) in confronto a quelle del corrispondente periodo del 2019.
Sulla base dell’attuale trend di espansione delle attività produttive, si stima che nel corso del 2021 le riscossioni dell’Istituto provenienti da entrate contributive possano tornare agli stessi livelli registrati nel 2019.

 

Carlo Pareto

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