martedì, 18 Maggio, 2021

Le donne protagoniste del mondo che cambia

0

Non ho mai condiviso l’idea dell’8 Marzo come giorno della “Festa della Donna”. Le donne, a parer mio, non aspirano ad essere celebrate, ma ad ottenere la cooperazione cosciente ed attiva degli uomini “migliori”, di quanti sono disposti a riconoscere i giusti motivi che esse hanno di occupare nella vita un posto degno, per averne conquistato il diritto.
Chi osserva obiettivamente i fenomeni sociali moderni,deve riconoscere che l’incompleta risoluzione della condizione sociale della donna è uno dei fenomeni più tristi all’interno delle istituzioni moderne, è un residuo di un mondo delle “disuguaglianze” culturali e morali, che non ha più ragione di esistere. È un vero e proprio anacronismo in un’epoca in cui la donna ha progredito in tutti i campi!
Nel mancato raggiungimento della piena “parità di genere” credo abbia il suo peso la “questione lavoro”. È questa il nocciolo della “questione femminile”, convinta come sono di questa grande verità fondamentale dell’etica moderna, che vale sia per la donna che per l’uomo. Il lavoro è l’unico strumento capace di dare dignità all’essere umano, è la sorgente vera del perfezionamento della specie umana. Alimentare e qualificare l’occupazione femminile, sostenerla e difenderla significa agevolare lo sviluppo del nostro Paese e di tutti i Paesi del mondo, farne crescere la ricchezza sociale e culturale, oltreché economica. Il contributo delle donne porta innovazione, perché le donne sono capaci di mettersi in gioco, di aprire nuove prospettive, di creare nuove possibilità.
La parità uomo-donna, nella società moderna, non può ridursi alla rivendicazione della parità effettiva. La nostra società ha bisogno di correzioni, di un forte recupero di valori, di una nuova socialità. Dalle donne ci si aspetta che riescano ad influenzare il nostro tempo con le virtù che le contraddistinguono: la carica di onestà, l’equilibrio, la concretezza, il senso della giustizia, dell’aiuto, della solidarietà, dell’amore.
Il rischio della nostra società è la disgregazione, la frammentazione, l’individualismo e l’egoismo. Tuttavia non si condanna il processo di personalizzazione che accompagna la nostra struttura economico-produttiva e il nostro costume, perché esso contribuisce a restituire carattere agli individui e forza moltiplicativa alle risorse. Ma in questo processo non si deve perdere di vista il senso della socialità e del bene comune.
Sempre in prima fila nelle battaglie politiche e sociali, le donne contrastano con la loro positività il malessere dei tempi, il vuoto ideale e progettuale. Da sempre sono portatrici di valori, di sentimenti, di creatività, di capacità di volere e di vivere emozioni, di attenzione verso i bisogni primari della famiglia; da sempre sono capaci di strappare i sogni alla dimensione onirica e di portarli concretamente nella realtà quotidiana tramutandoli in speranze e progetti realizzabili. Le donne si sono sempre distinte per la capacità di lottare in modo più profondo e più vasto, non soltanto per vedere rispettati nella propria persona i grandi principii di giustizia, di uguaglianza e di libertà, ma in quella di tutti. Nelle donne questo senso di sé è legato ad un mondo comune di valori, quale,ad esempio, quello della fiducia nelle sensazioni e nelle emozioni, intese non come luogo comune dell’irrazionale,ma,al contrario, come via insostituibile per arrivare ai valori. Le donne pertanto sono naturalmente portate ad una “politica dei valori”, ad una concezione più umana e più coesa della politica.
Hanno sempre cambiato il mondo: il passato ed il presente sono ricchi di donne che hanno contribuito a scrivere pagine importanti della storia dell’umanità, offrendo il loro “genio” per il progresso scientifico, culturale, sociale e politico dell’umanità intera. Donne che hanno cambiato il mondo, che hanno un posto d’onore nella storia dell’umanità: da Cleopatra ad Elisabetta I ed Elisabetta II, da Evita Peron ad Emmeline Pankurst, da Giovanna d’Arco a
Madre Teresa di Calcutta, da Marie Curie a Margherita Hack, da Maria Montessori a Rita Levi Montalcini, da Grazia Deledda ad Alda Merini, da Artemisia Gentileschi a Frida Kahlo ed a Marina Abramovic, da Tina Anselmi a Nilde Iotti, da Anna Frank a Franca Viola. Tanto per citarne alcune, ma l’elenco è molto piu’ nutrito!
In questo senso, consapevole e di chiara visione è il ruolo delle donne socialiste che, insieme agli uomini, sin dalle origini del Movimento Socialista, hanno offerto un “virtuoso” contributo alla causa della emancipazione femminile ed alla parità di genere.
Pioniera fu Anna Kuliscioff, figura di spicco nella storia del Socialismo Italiano. Rivoluzionaria, passionale, colta, ardente seguace di Bakunin, una volta emigrata in Italia prese a seguire un orientamento di tipo socialista-democratico.
La “questione femminile”, il problema della emancipazione e della parità tra i sessi, pur nella conquista dei diritti civili, costituirono una parte essenziale della sua attività politica, teorica e pratica di scrittrice, di militante e di capo politico. Ella strinse con un nodo saldissimo la causa della emancipazione femminile con quella del socialismo.
Il Partito Socialista da sempre, con Anna e dopo Anna, ha svolto un ruolo propulsivo e decisivo nelle politiche imperniate sul principio delle “pari opportunità”, sul terreno dei diritti civili di tutti e dei diritti della donna in particolare(l’introduzione del divorzio, la legalizzazione dell’aborto, la lotta contro la violenza sulle donne e sui minori, la promozione della partecipazione e della presenza femminile nella vita politica, economica e culturale del Paese).
Così come diceva Anna Kuliscioff, “i Socialisti rappresentano un punto sicuro di sostegno di ogni buon diritto e di ogni buona causa delle donne”, ancora oggi e in avvenire.
Infatti le donne socialiste,insieme agli uomini, sono sempre in cammino con determinazione e con lo sguardo al futuro. Volentieri non tralascio di accennare a donne più attuali e più vicine a me, come Alma Cappiello e Margherita Boniver, con le quali ho avuto la fortuna di lavorare, in momenti diversi anche se per breve tempo.
Entrambe di profonda fede socialista, si sono spese generosamente a sostegno del valore sociale della politica attiva e dell’importanza della partecipazione femminile alla vita politica del Paese.
Alma, la “pasionaria” del Psi di Bettino Craxi, deputato dal 1987 al 1992, membro della Commissione “Pari Opportunità” della Presidenza del Consiglio, senatrice dal 1992 al 1994, si distinse per il piglio con cui difese quelle idee di progresso, di emancipazione civile e sociale, proprie del Riformismo. Amica delle donne, sostenne con passione, con forza e convinzione la fondamentale importanza della svolta culturale della “parità di genere”: lavorò alla redazione della legge 10 aprile 1991 n.125 riguardante l’accesso delle donne nel lavoro; della legge 25 febbraio 1992 n.215, nota come “legge sull’imprenditoria femminile”. Si occupò delle adozioni, dell’affido e della legge sui Pacs.
Margherita, esperta in “relazioni internazionali”, più volte ministro e sottosegretario agli Esteri, eurodeputato. Nel momento più buio della storia socialista più prossima Margherita, attraverso “Critica Sociale” di Stefano Carluccio, cercò di riallacciare le fila del Coordinamento Nazionale Femminile (del quale ebbi l’onore di far parte in rappresentanza della Campania), fornendoci un generoso esempio di donna in prima linea nella lotta alla ghettizzazione del movimento femminile all’interno della Sinistra storica. Si è sempre battuta a favore dell’inserimento delle donne negli organismi dirigenziali del Partito ed a sostegno della presenza femminile nelle Istituzioni (Commissione femminile/internazionale). Convinta autonomista-craxiana, si impegnò instancabilmente nel PS dal 1994 al 1999 per la rinascita del Partito spazzato via da Tangentopoli.
Alma Cappiello e Margherita Boniver, come Anna Kuliscioff, Anna Maria Mazzoni e Argentina Altobelli, hanno sentito che “Socialismo voleva dire elevazione della donna”. Sia dunque proposito delle donne socialiste di oggi, come quelle di ieri, “spronare gli uomini a questa opera di redenzione familiare e sociale, che deve trasformare la massaia nella donna, la femmina nella compagna, la schiava nella cittadina, che saprà meglio comprendere ed amare l’uomo, meglio educare i figli per la società nuova che i socialisti vanno preparando ogni giorno”: così diceva Argentina Altobelli (1866-1942).
Compagne tenaci, paladine dei diritti civili e delle idee di progresso; espressione di una “volontà corale” capace di diffondere un nuovo modo di intendere la politica, di favorire una felice sintesi tra diritti e amore: il diritto al riconoscimento dei nostri bisogni come pure dei nostri meriti, senza mai smettere di assecondare il nostro istinto materno, la nostra gioia di dare vita e di amare, proprie di noi donne.
Questo è senza dubbio il lascito “emancipazionista” più rivoluzionario, che, negando il pensiero unico femminista(Simone de Beauvoir),libera più prospettive culturali e più possibilità esistenziali per la donna in quanto tale, non snaturandola, ma valorizzandone i punti di forza per la piena realizzazione di sé, anche insieme “all’altra parte del cielo”: lei vuole il suo posto con lui.
DI QUESTA FELICE SINTESI I SOCIALISTI SONO SEMPRE STATI UNA BANDIERA.

Francesca Frisano

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply