lunedì, 6 Dicembre, 2021

Le due strade

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Ormai risulta evidente che Letta punti a un solo simbolo riformista per la parte proporzionale di una legge che evidentemente non intende toccare, per poi presentare la coalizione coi Cinque stelle sull’uninominale. Le liste sul proporzionale devono optare per una coalizione. E la sua proposta si attaglia perfettamente col Rosatellum.

Il problema é che con questa legge elettorale la coalizione che conquista il 40% dei voti si aggiudica, conti fatti dagli esperti, il 51% dei seggi. E in questo momento l’interesse formale di Letta si sposa perfettamente con quello effettivo del centro-destra. Tutto potrebbe cambiare, é vero. E lo scoglio dell’elezione del presidente della Repubblica, che si terrà tra soli due mesi, servirà a definire nel dettaglio la situazione dei singoli partiti, tutti sufficientemente frastagliati e con obiettivi opposti. Partiamo dai Cinque stelle. Su quanti parlamentari possono ora contare? Cento se ne sono andati e quelli che restano paiono divisi, insoddisfatti, rancorosi. A Conte si contrappone la più credibile leadership di Di Maio, mentre Di Battista ha seminato il sale che porta per altro cammino. Con quali Cinque stelle propone patti il buon Letta e quanti rimarranno? Con chi poi il segretario del Pd intende costruire la nuova lista, o Ulivo due, o nuovo Pd che sia. Alle agorà programmatiche del Pd ha già aderito Roberto Speranza e pare che Articolo uno possa essere della partita. Usciti per contestare la leadership di Renzi hanno un solido motivo per fare marcia indietro. Poi? Qui il campo si restringe. Se le parole e le promesse hanno ancora un senso né Calenda, né Renzi, né Bonino possono aderire se dovranno scegliere una coalizione sul maggioritario coi Cinque stelle. Ma questi ultimi, con l’attuale legge, saranno in difficoltà a organizzare una coalizione sul maggioritario condannata a non eleggere nessuno. Dunque, penso, che il nuovo Ulivo si ridurrà non a un nuovo, ma a un vecchio Pd, destinato a lasciare decisamente scoperto il lato moderato dell’alleanza, che però potrebbe a sua volta scontrarsi col muro invalicabile di un maggioritario necessario. Penso che sia interesse, dunque, dell’intero centro-sinistra riformare la legge in senso proporzionale. Per tre ordini di motivi. Il primo è che col proporzionale chi conquista il 40% non ottiene la maggioranza dei seggi e dunque il centro-destra non potrebbe, sondaggi alla mano, molto probabilmente cantare vittoria. Il secondo é che le forze liberaldemocratiche o liberalsocialiste (dipende da noi) potrebbero allearsi col Pd dopo il voto presentandosi da sole, magari con una lista unica, alle elezioni. E la terza, la più opportuna per l’Italia, é che nel caso nessuno conquistasse la maggioranza assoluta Mario Draghi potrebbe continuare a governare con un governo se non di unità nazionale, almeno sufficientemente largo e rappresentativo per garantire l’Europa a fidarsi di noi.
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