Tutti gli attori, proprio tutti, giunti a una certa fase della loro carriera dovrebbero per legge scrivere una biografia. Ancora meglio se supportati da un giovane studioso-fan del loro lavoro, acuto come Erodoto, disinvolto come Sabatucci o Cardini. Perché per un attore le cose da raccontare sono tante e svelare il lato più intimo del loro lavoro finisce per essere autentica lezione sul mestiere dell’attore. Mancava all’appello Leo Gullotta, e ci ha pensato con questa divertente biografia scritta a quattro mani con il suo coautore Andrea Ciaffaroni, studioso ed esperto di cinema comico italiano e internazionale. “La serietà del comico” è un volume che racconta la verità sul mondo dello spettacolo, attraverso uno stile facile e scorrevole, particolareggiato come i migliori manuali di storia del cinema. Arricchito dalla prefazione affettuosa di Alberto Crespi e da una sentita postfazione di Laura Delli Colli, questo volume (240 pg, 22€) edito da Sagoma Edizioni ha poi una struttura molto originale; parte quasi come un dialogo tra Gullotta e Ciaffaroni, un amichevole botta e risposta tra i due, per poi proseguire come saggio e terminare in appendice con un elenco dettagliato di tutti i lavori teatrali e cinematografici dell’attore siciliano. Se fosse stato il solito libro-intervista o il tipico saggio apologetico (nei quali spesso si ama in modo isterico l’artista senza criticare nulla di quello che ha realizzato) sarebbe stata un’operazione molto più banale, futile per un personaggio come Leo.
La storia di Gullotta insegna: bisogna fare tanta gavetta. Perché Gullotta è uno di quei professionisti che prima di raggiungere la grande notorietà ha lavorato molto, spaziando tra teatro, la sua vocazione principale e alcuni piccoli ruoli sul grande schermo. E solo dopo oltre dieci anni di giusti sacrifici arrivò il suo sospirato momento. L’odissea di un artista che non lamentandosi mai delle difficoltà ha saputo mantenersi la fiducia del suo pubblico per quasi cinque decenni. Io stesso approfondirò i suoi memorabili ruoli nei film di Giuseppe Tornatore, dal momento che sto scrivendo un ambizioso libro dedicato al regista di Bagheria. E aggiungo che le sue interpretazioni nelle pellicole di Pepuccio sono tra le sue più riuscite, oltre che ovviamente tra le più conosciute.
Coraggiosissimo anche nell’impegno civile, quando nel 1995, dichiarò di essere gay: un gesto di grande coraggio che ha per certi aspetti aperto le porte alla demolizione dei tabù sull’omosessualità nel mondo dello spettacolo ma non solo. Ma Gullotta ovviamente non ha mai avuto remore, da attore come da performer; non a caso Crespi nella prefazione asserisce “Gullotta è come Virna Lisi. Lei, con quella bocca, poteva dire ciò che voleva. Lui, con quel talento, può fare ciò che vuole”.
Non si può negare che, al di là del suo vasto repertorio, Leo sia particolarmente noto al grande pubblico grazie al lavoro svolto con la compagnia del Bagaglino o per le sue partecipazioni in commedie di enorme respiro popolare non certo amate dalla grande critica ufficiale come “Selvaggi” o “Uomini uomini uomini”. Ma Gullotta è un attore a tutto tondo, oltre che doppiatore, che si è guadagnato la sua meritata notorietà grazie a ruoli e interpretazioni di qualsiasi genere. E il libro ci svela proprio – e questo potrebbe essere stato un valido sottotitolo in alternativa a quello già ottimo utilizzato – le mille facce di un attore dalla sconfinata poliedricità.