domenica, 28 Novembre, 2021

Le sorelle Katia e Marielle Labèque al teatro “Valli”

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Le sorelle Katia e Marielle Labèque al teatro “Valli” sabato scorso per il secondo concerto di stagione. Una leggenda vivente che si rinnova con le due pianiste sempre alla ricerca di nuovi modi di proporre la musica classica ampliandone il raggio d’ascolto e di intreccio con altre culture e tradizioni musicali, non senza strizzare l’occhio alla dimensione spettacolare, coltivata sull’enfatizzazione del duo, del rapporto parentale simbiotico, su un certo modo di atteggiarsi e vestirsi e, non ultimo, su una indubbia avvenenza fisica, solo leggermente scalfita da otre cinquant’anni di carriera. Una leggenda peraltro alimentata, ma anche offuscata, proprio dal non risultare sempre omologabili con gli stereotipi della musica classica e i riti delle sale da concerto, originalità che, se le ha rese famose, non sempre le ha apprezzate per il loro specifico valore come interpreti.

Il programma proponeva le Six Epigraphes Antiques di Debussy, la trascrizione del celeberrimo balletto, La Sacre du printemps di Igor Stravinskij per pianoforte a quattro mani e un brano di Philip Glass, Four Movements for Two Pianos, dedicato alle due pianiste.

Come spesso accade nelle loro performances, i brani scritti originariamente per pianoforte a quattro mani, come i primi due, vengono eseguiti con due pianoforti, scelta filologicamente scorretta ma che fa parte di quella enfatizzazione spettacolare conforme alla personalità delle due musiciste. A fronte di una certa disseminazione della forma, ravvisabile soprattutto in Debussy, ne guadagna una maggiore spazializzazione del suono che conferisce un’aura di affascinante lontananza e aggiunge profondità a spessore alla trascrizione di una composizione come la Sagra della primavera, nata per un’orchestra gigantesca.

E così che la ricchezza di timbri, le sonorità sospese e distillate delle Six Epigraphes Antiques, opera quanto mai evocativa di atmosfere esotiche e lontane, si sono espresse ai massimi livelli, conferendo una luce nuova, straniante e distaccata che l’interpretazione oggettiva e asciutta ha contribuito ad esaltare. Prezioso oggetto d’arte, queste brevi composizioni nascono come messa in musica per soprano e pianoforte di alcune liriche di Pierre Louys, tratte dalle Chansons de Bilitis, per poi ampliarsi a musiche di scena con organico cameristico e voce recitante e infine nel brano per pianoforte a quattro mani. La componente esotica, l’atemporalità che contraddistinguono questi squisiti gioielli musicali nasce dal contesto letterario da cui derivano, avendo il poeta Louys spacciato le sue liriche come traduzione dal greco antico di iscrizioni ritrovate sulle pareti di una tomba a Cipro, da un inesistente professor Heim. Il falso letterario, ben presto smascherato, non preoccupò Debussy che anzi vide rafforzata quella dimensione di irreale sospensione che caratterizza molta sua musica.

Ardua impresa quella di comprimere su un pianoforte, seppur a quattro mani, la variegata ricchezza timbrica, coloristica, suggestiva de La Sagra della Primavera che, nata come balletto, agli inizi del secolo, siamo nel 1813, sconvolse la scena mondiale cambiando i destini della musica occidentale, e non solo per le audaci coreografie di Nizinnskij, con uno dei primi nudi in scena, ma per la novità della musica che andava oltre ogni tradizione nota. Grazie ad una interpretazione attenta alla ricerca della varietà timbrica e anche alla scelta dei due pianoforti l’impatto sonoro e la ricchezza della partitura originaria sono state stato in certa misura salvaguardate.

Il brano di Glass, collaboratore stretto delle sorelle Labèque, con le quali ha ideato diversi progetti musicali, si impernia su un virtuosismo che rivede uno degli aspetti fondanti del “minimalismo”, di cui il compositore americano è stato un dei principali esponenti, ovvero la ripetizione di pattern ritmico-melodici, trasformati in cellule generatrici di architetture più complesse. Dalle statiche e circolari strutture del minimalismo delle origini a un linearità evolutiva che si riavvicina a parametri classici, come anche i quattro movimenti della composizione suggeriscono.

Bis ampiamente richiesti da un pubblico osannante con un brano di Ravel, Le jardin féerique, tratto da Ma mère l’oyeu, questo eseguito a quattro mani come prescritto, e una delle ultime composizioni di Glass, Le somnambulist, parte di un progetto editoriale della Deutsche Gramophon che raccoglie sotto il titolo Les Enfants Terribles, composizioni dedicate alle due sorelle cui il titolo, oltre che al romanzo di Jean Cocteau, affettuosamente si riferisce.

 

 

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