giovedì, 5 Agosto, 2021

Le tipologie dei contratti di lavoro. Le regole anticovid nei concorsi pubblici

0

Concorsi pubblici
LE REGOLE ANTI COVID PER LA RIPRESA DELLE SELEZIONI
Ripartono i concorsi pubblici in presenza dopo la lunga interruzione a casa della pandemia. Il dpcm 14 gennaio 2021 ha previsto che a decorrere dal 15 febbraio scorso è consentito effettuare le prove selettive delle procedure concorsuali anche in presenza, con un numero di candidati non superiore a 30 per ogni sessione o sede di prova.
Per questo motivo, è stato adottato dal Dipartimento della funzione pubblica il Protocollo per la prevenzione e la protezione dal rischio di contagio da Covid-19 nell’organizzazione e nella gestione delle prove selettive dei concorsi pubblici, validato dal Comitato-tecnico scientifico presso il Dipartimento della protezione civile.
A chi si rivolge il protocollo anti-contagio
Il Protocollo si rivolge ai soggetti coinvolti a vario titolo nelle procedure concorsuali, quali ad esempio le amministrazioni titolari delle procedure concorsuali, le commissioni esaminatrici, il personale di vigilanza, i candidati e agli altri enti pubblici e privati implicati nella gestione dei concorsi.
Prevede, oltre alle misure igienico sanitarie da adottare per l’organizzazione dei concorsi, anche specifiche indicazioni in merito ai requisiti delle aree concorsuali, ai requisiti dimensionali delle aule concorso (organizzazione dell’accesso, seduta e dell’uscita dei candidati) e per lo svolgimento della prova.
Data di ripartenza 15 febbraio
Per la ripresa delle prove concorsuali in presenza dal 15 febbraio, sono state preventivate una serie di misure piuttosto dettagliate e rigorose a partire dalla previsione di un tetto massimo di partecipanti, per ogni sessione o sede di prova, di trenta persone. Al riguardo, giova opportunamente precisare che le prescrizioni contenute nel protocollo anti-Covid attengono in particolare le prove preselettive e le prove scritte dei concorsi, le prove orali e pratiche possono invece svolgersi in via telematica.

 

In Italia
LE TIPOLOGIE DI CONTRATTO DI LAVORO
I tipi di contratto di lavoro applicabili in Italia sono molti e prevedono durate e obblighi differenti a seconda dell’accordo. Conoscere le differenze e le peculiarità dei vari contratti disponibili permette sicuramente di muoversi con maggiore consapevolezza tra le varie proposte lavorative che ci vengono offerte e di operare con più tranquillità nel mondo del lavoro.
I contratti di lavoro quindi si suddividono in diverse categorie, vediamo in questo breve testo una delle tipologie di contratti di lavoro più diffusi in Italia e le sue particolarità: il part-time..
Contratto part-time
Nel caso di lavoro part-time, non si tratta di un vero e proprio contratto diverso, ma principalmente di un regime orario differente. In questo caso, infatti, invece di avere un orario a tempo pieno (40 ore settimanali) questo è a tempo parziale, solitamente di 20 o 30 ore settimanali. All’interno del contratto gli orari di lavoro devono essere indicati con precisione, per permettere al lavoratore di organizzare e gestire il proprio tempo nel migliore dei modi. Dal punto di vista di permessi, tutele e ferie il dipendente gode degli stessi diritti dei colleghi con un contratto a tempo indeterminato, ovviamente in base al monte orario svolto. Inoltre, il lavoro part-time può essere di diverse tipologie:
Part-time orizzontale: il lavoratore espleta la sua attività tutti i giorni, ma con meno ore rispetto al normale orario di lavoro, di norma 4 o 5 ore;
Part-time verticale: il dipendente lavora a tempo pieno, ma soltanto in alcuni giorni della settimana o in alcuni periodi del mese o anno;
Part-time misto: il lavoratore è soggetto ad un contratto estremamente flessibile che è una via di mezzo tra sistema verticale e orizzontale.
In alcune situazioni specifiche è proprio il lavoro full-time a divenire part-time. Ad esempio, se il lavoratore si ritrova in condizioni particolari è per lui possibile richiedere al datore di lavoro una trasformazione o riduzione del proprio orario. Le motivazioni possono essere varie: Una grave malattia, l’assistenza a parenti con patologie gravi, l’assistenza a familiari con disabilità o se si è genitori-lavoratori.
Per di più al lavoratore part-time è concesso di stipulare più di un contratto part-time allo stesso tempo, a condizione che tenga conto della durata massima settimanale della propria prestazione lavorativa e del diritto al riposo settimanale. Il datore di lavoro, quindi, non può in alcun modo impedire al lavoratore di svolgere un altro impiego, salvo che questo avvenga presso un’azienda concorrente.

 

Organismi sportivi nazionali
SOSPENSIONE DEI VERSAMENTI CONTRIBUTIVI
Con la circolare Inps del 5 febbraio scorso, n. 16 l’Istituto fornisce indicazioni sulle nuove disposizioni relative alla sospensione degli adempimenti e dei versamenti contributivi previdenziali e assistenziali, previste dalla legge di bilancio 2021 per le federazioni sportive nazionali, gli enti di promozione sportiva e le associazioni e società sportive professionistiche e dilettantistiche.
Conseguentemente vengono, quindi, sospesi sia gli adempimenti informativi che i termini relativi ai versamenti dei contributi, in scadenza dal 1° gennaio al 28 febbraio 2021, comprese le rate in scadenza nello stesso periodo relative alle rateazioni dei debiti in fase amministrativa concesse dall’Inps.
La sospensione contributiva si applica anche alle quote di Tfr da versare al Fondo di Tesoreria, trattandosi di contribuzione previdenziale equiparata, ai fini dell’accertamento e della riscossione, a quella obbligatoria dovuta a carico del datore di lavoro.
Gli adempimenti e i versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali (compresi quelli relativi alla quota a carico dei lavoratori) sospesi dovranno essere effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in unica soluzione entro il 30 maggio 2021. La ripresa dei versamenti potrà avvenire anche mediante rateizzazione, fino a un massimo di 24 rate mensili di pari importo, senza applicazione di sanzioni e interessi, con il versamento della prima rata entro lo stesso termine del 30 maggio 2021.
Entro la medesima decorrenza dovranno essere corrisposte in unica soluzione le rate sospese dei piani di ammortamento già emessi, la cui scadenza ricada nel periodo temporale interessato dalla sospensione.

 

Volontari Croce Rossa
NESSUNA INDENNITA’ PER IL RICHIAMO ALLE ARMI
Con la circolare Inps del 5 febbraio scorso, n. 13 l’Istituto chiarisce che per i lavoratori dipendenti richiamati alle armi presso l’Associazione della Croce Rossa italiana non è prevista l’indennità di cui all’articolo 1 della legge 10 giugno 1940, n. 653.
Tale norma dispone il diritto alla conservazione del posto di lavoro e alla corresponsione di un’indennità per i lavoratori dipendenti di imprese private con la qualifica di impiegati o di operai, che vengano richiamati alle armi nelle Forze Armate.
Tenendo conto dei pronunciamenti della Corte costituzionale, secondo la quale l’Associazione della Croce Rossa italiana opera come movimento volontario di soccorso alla stregua di una Onlus, i pareri del Ministero della Difesa e del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali concordano infatti nel dichiarare l’Associazione della Croce Rossa italiana non assimilabile alle Forze Armate e alla Polizia di Stato, in quanto la trasformazione della Croce Rossa Italiana, da ente di diritto pubblico a persona giuridica di diritto privato, ha riconfigurato giuridicamente il rapporto di impiego del personale, privatizzandolo e trasferendo il personale militare ai ruoli civili.
L’attuale quadro normativo non consente, pertanto, per i lavoratori dipendenti richiamati alle armi dalla medesima Associazione, il riconoscimento del regime regolamentato dalla legge n. 653/1940.

 

Carlo Pareto

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply