mercoledì, 12 Maggio, 2021

“Le verità scomode”. Un libro di Giulio Santarelli mette in luce successi delle politiche socialiste

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“Nel 1986 si sono concentrati i frutti di un’azione tenace e di tendenze positive. L’inflazione è stata piegata al 4,2%; nel confronto con i principali paesi il differenziale inflazionistico, che all’inizio degli anni ’80 era di 9 punti è sceso a 2. Il fabbisogno statale è stato contenuto entro i 110.000 miliardi, ma al netto degli interessi è sceso da 47.000 a 36.000 miliardi, la bilancia commerciale è migliorata di 18.000 miliardi e quella corrente è tornata in attivo per 6.000 miliardi. Il costo del lavoro è sceso di 2,5 punti. I salari netti reali hanno segnato forti incrementi per l’azione combinata del calo dell’inflazione e della riduzione dell’imposta sui redditi. È aumentata l’occupazione e si è mantenuto elevato il ciclo degli investimenti”. Siamo nel maggio del 1987, Bettino Craxi si è dimesso da poco più di un mese, dopo aver guidato il Governo per quattro anni. A parlare non sono i suoi sostenitori, ma l’allora governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi, nelle consuete “Considerazioni” annuali, davanti al gotha dell’economia italiana. Un periodo sicuramente felice. Aiutato certo da una buona congiuntura economica, ma anche da politiche coraggiose (vedi il taglio della scala mobile) che fecero gridare anche all’estero a una sorta di “miracolo italiano”. Di quel periodo, che portò l’Italia tra le cinque potenze del mondo e che accompagnò i felici risultati economici (mai più registratisi fino ad oggi) ad un accresciuto ruolo internazionale, soprattutto per le politiche mediterranee, nessuno parla più e viene ricordato solo per l’esplosione del debito pubblico (che quando Craxi ha lasciato il Governo era compreso tra l’85% e 90% del PIL, è oggi si aggira su percentuali che possono superare il 160% del PIL a seguito della pandemia) e per le successive inchieste di Mani pulite. Il tutto accompagnato da una nuova ondata di odio verso i socialisti, alimentata da certa stampa populista e da una nuova generazione di politici che ha studiato la storia sui social, tesa a liquidare gli esponenti del PSI dell’epoca come “banditi” o “rampanti”. Un’etichetta inaccettabile per Giulio Santarelli, classe 1935, iscritto al PSI dall’età di 17 anni, che al Partito ha dedicato tutta una vita, passando da sindaco del comune di Marino, a presidente della Regione Lazio, a parlamentare e membro del governo Craxi. Ed è proprio in occasione del 21° anniversario della morte del leader socialista che è uscito “Le verità scomode”, della casa editrice Ponte Sisto, nel quale Santarelli, forte nella sua lunga esperienza politica, ripercorre la storia del lavoro svolto dal Partito socialista a favore delle riforme e del benessere dei cittadini, dallo sviluppo economico, alla difesa della sanità pubblica, dell’ambiente e del territorio. Il libro oltre a essere un omaggio a Craxi è anche e soprattutto un voler portare alla luce il contributo determinante alla crescita dell’Italia, dato dalle decine di migliaia di socialisti alla guida di comuni, province, regioni: quelle terze e quarte file che nelle pubbliche amministrazioni hanno lavorato onestamente e con competenza al servizio dello Stato e dei cittadini. Si ripercorre così una storia del secolo scorso in cui Santarelli risponde alle accuse e ai falsi stereotipi che circolano sui socialisti, portando fatti concreti. Uno sguardo attento che, partendo dalla provincia di Roma e dalla Regione Lazio, si estende all’intero Paese per dimostrare che può esistere una buona politica.

 

“Le verità scomode.
Craxi e i socialisti al Governo. Crescita, sviluppo e benessere per gli italiani”
Edizioni Ponte Sisto
Euro 12.00

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