domenica, 28 Novembre, 2021

L’economia sommersa e l’illegalità valgono 203 miliardi

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Da un rapporto dell’Istat emerge che nel 2019, il valore aggiunto generato dall’economia non osservata, ovvero dalla somma di economia sommersa e attività illegali, si è attestato a 202,9 miliardi di euro, con una flessione del 2,6% rispetto all’anno precedente (quando era di 208,2 miliardi di euro), in controtendenza rispetto all’andamento del valore aggiunto, cresciuto dell’1,3%. L’incidenza dell’economia non osservata sul Pil si è di conseguenza ridotta di 0,5 punti percentuali, portandosi all’11,3% dall’11,8% del 2018.
Quasi tutte le componenti dell’economia non osservata hanno evidenziato una contrazione: il valore aggiunto sommerso da sotto-dichiarazione è diminuito di 3,8 miliardi di euro rispetto al 2018, quello generato dall’impiego di lavoro irregolare di 1,2 miliardi, mentre le altre componenti hanno registrato una riduzione di 0,5 miliardi. L’economia illegale ha invece segnato un aumento, anche se molto contenuto, rispetto all’anno precedente (+174 milioni). Nel confronto con il 2018 si osserva una lieve variazione del peso relativo delle diverse componenti: a una riduzione della quota ascrivibile alla sotto-dichiarazione (dal 45,1% al 44,5%) corrisponde un incremento di quella connessa al lavoro irregolare (dal 37,5% al 37,9%) e all’economia illegale (dal 9,2% al 9,6%). Stabile invece il contributo delle altre componenti del sommerso (8,1%). 
Come spiega l’Istat, l’economia non osservata è costituita dalle attività produttive di mercato che, per motivi diversi, sfuggono all’osservazione diretta ponendo particolari problemi di misurazione. Essa comprende, essenzialmente, l’economia sommersa e quella illegale. Le principali componenti dell’economia sommersa sono costituite dal valore aggiunto occultato tramite comunicazioni volutamente errate del fatturato e/o dei costi (sotto-dichiarazione del valore aggiunto) o generato mediante l’utilizzo di lavoro irregolare. Ad esso si aggiunge il valore dei fitti in nero, delle mance e una quota che emerge dalla riconciliazione fra le stime degli aggregati dell’offerta e della domanda. Quest’ultima integrazione contiene, in proporzione non identificabile, effetti collegabili a elementi di carattere puramente statistico e componenti del sommerso non completamente colte attraverso le consuete procedure di stima. L’economia illegale include sia le attività di produzione di beni e servizi la cui vendita, distribuzione o possesso sono proibite dalla legge, sia quelle che, pur essendo legali, sono svolte da operatori non autorizzati. Le attività illegali incluse nel Pil dei paesi dell’Unione europea sono la produzione e il commercio di stupefacenti, i servizi di prostituzione e il contrabbando di sigarette.
A queste attività illegali, l’Istat avrebbe fatto bene ad aggiungere anche il fenomeno del cosiddetto ‘pizzo’, cioè il taglieggiamento fatto dalle organizzazioni criminali a danno degli operatori economici (il caso Grasso a Palermo docet).
Nella relazione, L’Istat spiega che, nel 2019, la quota di sommerso sul totale del valore aggiunto generato dal sistema economico si attesta all’11,4%, in riduzione di 0,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Anche se tutte le componenti subiscono una contrazione, è la sotto-dichiarazione del valore aggiunto che mostra la flessione più marcata, passando dall’incidenza del 5,9% riscontrata nel 2018 a una del 5,6%. Si conferma così la tendenza alla riduzione del fenomeno in atto da alcuni anni. Infatti, dopo il picco raggiunto nel 2014, quando l’impatto del sommerso sul valore aggiunto era del 13,4%, si è registrato un trend in riduzione che ha portato a una contrazione dell’impatto di due punti percentuali nei cinque anni, pari a poco più di 12 miliardi di euro.
In un comunicato stampa, la Cgil Nazionale ha così commentato i dati Istat pubblicati ieri sull’economia non osservata: “Nel nostro Paese la legalità è purtroppo fortemente compromessa: 3 milioni 586 mila le unità di lavoro irregolari, 203 miliardi, pari all’11,3% del Pil, il totale dell’economia non osservata di cui 183 miliardi quella sommersa e oltre 19 miliardi quella illegale. Dati impietosi che fotografano un’Italia che rischia di non avere futuro”. Per la Confederazione dei lavoratori: “Diritti e condizioni di lavoro, in questo modo, vengono pesantemente colpiti. In una fase delicata come questa il lavoro dovrebbe essere centrale per la ripresa economica”.
Il primo sindacato d’Italia, in conclusione, ha sottolineato: “Questi dati sono ancor più gravi se si pensa che strumenti telematici già disponibili, ma non utilizzati appieno, quali la tracciabilità dei flussi finanziari ed economici, l’incrocio delle banche dati e analisi dei Big Data, potrebbero ridurre enormemente l’evasione, anzi potrebbero addirittura prevenirla, spingendo i contribuenti all’adempimento spontaneo. Ci aspettiamo che su questi temi il Governo intervenga già nella sessione della prossima legge di Bilancio”.
All’economia non osservata, va aggiunta l’immorale evasione delle multinazionali.

Salvatore Rondello

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