mercoledì, 16 Giugno, 2021

L’emergenza continua. In arrivo la proroga fino al 31 gennaio

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Si va verso la proroga dello stato di emergenza fino al 31 gennaio del 2021, cioè per un anno esatto dalla prima dichiarazione.
I contagi da Covid-19 in Italia, tornati a crescere, e la preoccupazione per i dati relativi agli altri paesi europei, anche alla luce del parere favorevole reso dal Comitato tecnico scientifico, stanno inducendo l’esecutivo a confermare le misure in essere, già prorogate lo scorso luglio fino al 15 ottobre. Una decisione che sembrerebbe necessaria in quanto, senza lo stato di emergenza, il governo sarebbe privo di uno strumento rapido per attuare misure di prevenzione e contenimento della diffusione del coronavirus.
Il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ha spiegato: “Abbiamo convenuto che andremo in Parlamento a proporre la proroga dello stato di emergenza ragionevolmente fino alla fine di gennaio 2021. In Consiglio dei ministri abbiamo fatto una informativa sul punto. Abbiamo convenuto che allo stato della situazione, che continua ad essere critica per quanto la curva del contagio sia sotto controllo, richiede la massima attenzione da parte dello Stato”.
Sarà il ministro della Salute Roberto Speranza, martedì prossimo, a illustrare al Parlamento la situazione attuale e la decisione del governo sulla ulteriore proroga dello stato di emergenza. Trattandosi di comunicazioni, potranno svolgersi votazioni su eventuali risoluzioni che saranno presentate. Dunque, sarà il Parlamento a dare il via libera (o meno) alla proroga dei ‘poteri speciali’. Secondo quanto viene spiegato, il ministro illustrerà alle Camere le misure che il governo intende confermare, sostanzialmente si tratterà della proroga delle misure già in essere, ma non viene neanche escluso che possano esserci delle novità

Lo scorso 31 gennaio 2020, il governo ha dichiarato, per la durata di 6 mesi, quindi fino al 31 luglio, lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili (Covid-19). Il decreto legislativo n.1 del 2 gennaio 2018 (Codice della protezione civile), all’articolo 7 (Tipologia degli eventi emergenziali di protezione civile), lettera C dispone che ‘gli eventi emergenziali di protezione civile sono emergenze di rilievo nazionale connesse con eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall’attività dell’uomo che in ragione della loro intensità o estensione debbono, con immediatezza d’intervento, essere fronteggiate con mezzi e poteri straordinari da impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo”.

Lo Stato d’emergenza attribuisce al governo e alla Protezione civile dei ‘poteri straordinari’ o ‘speciali’. Per l’attuazione degli interventi si provvede in deroga a ogni disposizione vigente e nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico.
La durata dello stato di emergenza di rilievo nazionale non può superare i 12 mesi, ed è prorogabile per non più di ulteriori 12 mesi (articolo 24 comma 3 del Codice della protezione civile).
​Nella prima versione del decreto Rilancio era prevista la proroga dello Stato d’emergenza fino al 31 dicembre del 2020. Ma la norma, contenuta nella bozza circolata prima del via libera del Cdm al decreto, ha suscitato molte polemiche, tanto che è stata stralciata. La versione definitiva del testo prevede la proroga di tutti gli stati d’emergenza in essere diversi da quello dichiarato con delibera del Consiglio dei ministri 31 gennaio 2020 per il Covid-19. Per placare le polemiche, il ministro per i rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, intervenendo in Aula della Camera in occasione delle mozioni sulle libertà costituzionali, aveva chiarito: “Il decreto legge Covid-19 ha limitato la possibilità di intervento entro il termine invalicabile del 31 luglio. Un’eventuale proroga dello stato di emergenza non determinerà pertanto un’automatica estensione dei poteri straordinari previsti dal decreto stesso”.
Durante l’esame del cosiddetto decreto Covid, ovvero il provvedimento in cui il governo ha riunito tutti i primi Dpcm sul lockdown, è scoppiata la polemica sui poteri del governo e del presidente del Consiglio, che durante la fase emergenziale ha deciso la limitazione delle libertà attraverso Dpcm, senza l’esame del Parlamento. Critiche in tal senso sono state mosse dalla stessa maggioranza. Da qui la necessità di riattribuire al Parlamento un ruolo ‘centrale’. Nel decreto Covid è stato così inserito un emendamento, approvato da Camera e Senato, che ‘parlamentarizza’ i Dpcm. La norma dispone quanto segue: “Il Presidente del Consiglio o un Ministro da lui delegato illustra preventivamente alle Camere il contenuto dei provvedimenti da adottare, al fine di tenere conto degli eventuali indirizzi dalle stesse formulati. Ove ciò non sia possibile, per ragioni di urgenza connesse alla natura delle misure da adottare, riferisce alle Camere entro 15 giorni”.
Lo scorso luglio il governo ha prorogato fino al 15 ottobre lo stato di emergenza, confermando tutte le misure in essere e disponendo anche nuove misure, come quelle relative a chi arriva da paesi considerati a rischio. Il decreto sulla proroga dello stato di emergenza, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 30 luglio, è stato convertito in legge con il via libera definitivo del Senato lo scorso 23 settembre. A differenza delle iniziali misure anti-Covid, tutte assunte dal governo attraverso Dpcm, i cui contenuti poi sono stati inseriti in diversi decreti, la proroga dello stato di emergenza fino al 15 ottobre è stata preventivamente illustrata dal governo al Parlamento e poi disposta attraverso un decreto legge.
Ieri, interpellato dai cronisti, il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, ha aggiunto: “C’è stato un Consiglio dei ministri con un aggiornamento informativo e sul punto c’è stata una discussione. Allo stato la situazione continua ad essere critica, per quanto la curva dei contagi sia sotto controllo, richiede la massima attenzione dello Stato e dei cittadini”.
A preoccupare il Comitato Tecnico Scientifico insediato a Palazzo Chigi è la curva dei contagi in  Europa e, in particolare, nei Paesi vicini all’Italia come Francia e Spagna.
I mesi precedenti sono stati oggetto anche di una mostra fotografica allestita presso la Sala della Stampa Estera.

Il premier Conte osserva in merito: “Fotografie che mettono a fuoco un’altalena di emozioni, sacrifici, sofferenze e scelte dolorose che ci hanno permesso di scoprire che l’amore per la vita, il desiderio di riscatto e il senso di comunità possono essere più contagiosi e più forti del più temibile virus. Nonostante tutte le difficoltà gli italiani hanno saputo scrivere la storia, grazie a un forte senso di solidarietà, unità e responsabilità”.
Al di là dell’emergenza, l’attività di governo vede il premier impegnato su dossier delicati per l’impatto sui cittadini e per gli equilibri interni all’esecutivo. Uno di questi è senz’altro il decreto sicurezza che dovrebbe sostituire i precedenti decreti Salvini che pure portano la firma di Giuseppe Conte.

In merito, il premier Conte ha annunciato: “Se ne occuperà il Consiglio dei Ministri fissato per lunedì sera. Dovevamo farlo in questa settimana ma c’è anche il silenzio elettorale, quindi era opportuno attendere lunedì sera dato che ci sono i ballottaggi in alcuni comuni. La revisione dei decreti sicurezza è all’ordine del giorno di questo governo anche sulla base delle indicazioni del presidente Mattarella. L’obiettivo del governo rimane la sicurezza della popolazione, dei cittadini italiani, soprattutto in un periodo di emergenza come questo,  ma vale per gli stessi migranti. Dobbiamo riconoscere anche a loro diritti fondamentali delle persone. Noi facciamo salvataggi in mare, ma nello stesso tempo dobbiamo garantire protezione e sicurezza a tutti i cittadini”.
Già a luglio la volontà di prorogare lo stato do emergenza per la pandemia ha suscitato non poche preoccupazioni nel mondo accademico.
Nell’iniziativa di ‘Lettera 150’, un think tank sui social che riunisce circa 250 professori universitari, magistrati ed intellettuali, argomentando i rischi del nuovo intervento governativo, ha rivolto un appello al Capo dello Stato.

Nel documento predisposto da ‘Lettera 150’ si legge: “Desta particolare preoccupazione l’annunciata volontà del Governo Conte di prorogare al 31 dicembre 2020 lo stato di emergenza per la pandemia, tramite una semplice deliberazione del Consiglio dei Ministri o, peggio, un decreto del Presidente del Consiglio (dpcm). Gravi sono le preoccupazioni, in particolare perché la proroga interferisce con le programmate elezioni regionali di settembre che potrebbero subire intralci se non addirittura rinvii, atteso che le scadenze per esse previste sono disposte da leggi ordinarie cui i Dpcm emergenziali potrebbero derogare. Il Governo, nello smentire di avere già assunto la decisione, precisa che il provvedimento amministrativo farebbe comunque un passaggio in Parlamento. Il verbo ‘passare’ è in questo caso inopportuno e privo di significato. Infatti, a prescindere dall’andamento della pandemia, la fase di così detta emergenza in senso giuridico è definitivamente conclusa per lasciare il posto ad una ordinaria situazione di allerta grave. Sono quindi necessari interventi anche urgenti, magari attraverso decreti legge, ma riconducibili alla ordinaria gestione legislativa parlamentare. In altri termini è venuta meno, definitivamente, quella condizione che ha permesso, sino ad oggi, la sospensione di diritti costituzionali fondamentali. Lo stato di emergenza, infatti, è una grave circostanza imprevista che richiede misure immediate di intervento non compatibili con i normali tempi di elaborazione e proclamazione di leggi o provvedimenti amministrativi ordinari. La Corte Costituzionale ha chiarito che tra le condizioni per la legittimità degli interventi in stato di emergenza, in eccezione ai diritti e alle procedure costituzionali, vi deve essere soprattutto la temporaneità. Ciò significa che tali misure sono strettamente connesse, nell’immediatezza, alle conseguenze improvvise dell’evento calamitoso (pandemia) e che quindi non è costituzionalmente legittimo prolungare lo stato di emergenza a tempi e situazioni in cui si possa agire con i mezzi ordinari. La sola idea che una proroga dello stato di emergenza possa non essere deliberata dal Parlamento, e anzi gli possa essere sottoposta solo per un ‘passaggio’ dal contenuto e dalle finalità incomprensibili, è inconciliabile con il nostro ordinamento costituzionale. Il rischio è di espropriare il Parlamento dei suoi poteri legislativi, riducendolo a un semplice ‘consulente’ governativo cui far ‘passare’ in visione le norme che il Governo ha inteso introdurre. Si tratterebbe del primo tentativo dalla Costituzione in poi di instaurare un Governo dirigista e autoreferenziale”.

Lettera 150 ha rivolto un appello accorato al Capo dello Stato, garante della Costituzione, “perché non si verifichino rotture ingiustificate e gravi della legittimità costituzionale”, come ha concluso il documento.
Adesso si prospetta un’altra proroga che passerà dal Parlamento. Poi, secondo la normativa vigente, non si esclude la possibilità di un’ulteriore estensione per un altro anno.
Negli italiani rimarrà sicuramente un grande dubbio: possibile che non ci sia un modo più intelligente per gestire la pandemia provocando meno danni?

 

Salvatore Rondello

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