martedì, 3 Agosto, 2021

L’emozione di votare insieme a più di tre milioni di persone

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E’ sempre una grande emozione. Ogni volta, prendere la scheda elettorale, andare al seggio, svolgere le procedure d’identificazione e poi mettersi in cabina e votare. Prendere in mano la matita e, pur essendo certo di quale simbolo o nominativo scegliere, stare lì e controllare più e più volte per la paura quasi infantile di sbagliare. Perché in quel momento, dietro quel gesto c’è molto; ci sono magari giorni di campagna elettorale, di sacrifici, di tanto lavoro. Poi una volta votato, richiudere bene la scheda e andare verso l’urna, sentendo che si sta svolgendo una forma di rituale. E poi avere la percezione di essere più leggeri, più felici, quasi inebriati per l’aver fatto qualcosa di più del semplice “proprio dovere”, ma di aver svolto un atto grazie al quale ci si sente più fieri di se stessi.

Almeno questo è ciò che provo io ogni qualvolta mi presento a votare. E devo dire che anche ieri l’emozione è stata tanta, e ed è aumentata ancora di più quando con il passare delle ore mi rendevo conto di quante altre persone avessero svolto il mio stesso rituale, rendendo ancora più importante quel gesto di democrazia. Perché di questo si tratta: di avere la possibilità di essere artefici di una scelta, che non riguarda solo noi stessi, ma qualcosa di più ampio. Rendersi quindi conto che oltre tre milioni di persone, in una domenica di novembre hanno risposto a quella chiamata che i propri ideali e le proprie convinzioni hanno spinto dentro di loro, mi inorgoglisce, mi entusiasma, mi rende fiero della mia stessa appartenenza.

Ieri credo sia stata la dimostrazione che non sono bastati anni di difficoltà, di disaffezione e di disillusione a far prevalere lo spirito asettico del “nulla può cambiare” e del “tanto non serve a niente”, rispetto alla voglia di palesare quell’estremo, forse residuo, ma mai sopito sapore di partecipazione. E se in tanti hanno voluto dare il proprio contributo significa che questo Paese, in particolare la sua gente merita di essere considerata alla stregua di una grande democrazia, che nulla ha da invidiare a nessuno. In ogni caso, quello che domenica 25 novembre è uscito fuori dalle urne è quanto la politica abbia ancora bisogno della gente e quanto la gente stessa abbia bisogno della buona politica. Un teorema questo che sono sicuro verrà confermato anche domenica prossima in occasione del ballottaggio, che vedrà ancora tante persone andare ai seggi.

Giampiero Marrazzo

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