mercoledì, 21 Aprile, 2021

L’equilibrio perduto dei poteri

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Da Domenica la Sicilia sarà zona gialla. Intanto, in quel di Messina, viene concessa dal Tar la sospensiva per la parte dell’ordinanza sindacale emessa, riguardante la chiusura anticipata degli studi professionali ma, risulta respinto il ricorso contro la medesima per l’annullamento completo della stessa. L’ ordinanza aveva disposto anche la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado quando, come motivato dal sindaco, l’indice dei contagi era di 0,22 alunni positivi su cento (41 su 18mila), la metà esatta della percentuale siciliana (0,44, dati aggiornati al 25 novembre). Questa grottesca situazione, ancor prima del disegno di legge boccia, riapre il problema apertosi con la riforma del titolo v della Costituzione. In realtà la necessita’ di rivedere il rapporto tra enti locali, soprattutto dal punto di vista della distribuzione delle competenze, risulta avere una storia iniziata, addirittura, con la sentenza della Corte Costituzionale n. 278/2011. Il problema nazionale del riparto delle competenze altro non e’ che la piena manifestazione del problema locale del riparto delle competenze fra gli enti locali. Caso per eccellenza risulta, ad esempio, essere, come visto, quello del settore “istruzione”, caratterizzato da competenze esclusive e concorrenti con margini di delimitazione dei poteri che hanno dato spesso, e continuano a farlo, adito a conflitti di natura giuridica.

 

In verità il fallimentare rapporto stato-regione e’ semplicemente la storia del fallimento di un sistema in toto, ove più volte l’ambita abolizione di regioni e governatori e’ stata presentata come la definitiva soluzione al problema. Certo l’esercizio della democrazia in una situazione di emergenza ha fatto palesare questa riflessione con ordinanze sindacali e regionali, in perenne conflitto, che sono state l’elemento caratterizzante della gestione delle problematiche. Ma se certamente l’eta’ dell’oro del rapporto stato e regioni risulta, ormai, essere tramontata e’ pur vero che, attualmente, il problema vero risulta accentuato proprio dalla diatriba in merito ad agognate forme di autonomismo da riconoscersi, paritarie o diversificate, a seconda dei singoli statuti regionali. Il vero problema e’ che oggi, come anche ieri, non esistono partiti regionali meridionali, se non con qualche eccezione in territori nordici di confine. L’equilibrio perduto dei poteri e’, pertanto, immagine dell’atteggiamento di stato, regioni e comuni di fronte al contemporaneo fenomeno della crisi di rappresentanza ed alla contemporanea sussistenza di provvedimenti complementari emessi dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dalla Presidenza della Regione Siciliana e dal Gabinetto del Sindaco cittadino. Tali atti sono lo spettro di una crisi, che oltre che essere di rappresentanza, e’ anche di metafisica dell’esistenza stessa degli enti locali. Fenomeni giuridici oggi più che mai visti in una accezione semplicemente antieconomica piuttosto che di espressione di rappresentanza di un fondamentale localismo amministrativo. L’attuale quadro politico, scisso tra sovranismo ed autonomismo, ha portato una grande frattura sociale quando nella proposta di revisione costituzionale presentata alla camera ed al senato sul bicameralismo, si prevedevano diversi gli effetti dell’abrogazione dell’art. 11 della legge cost. 3/2001. Certo la profonda crisi generalizzata del modello democratico, come crisi di fiducia nelle istituzioni politiche e la crisi della democrazia sono tutti petali arginati dalla corona floreale dell’ambigua delimitazione del concetto dei limiti del potere politico degli enti decentrati dello stato. Sono problemi che andrebbero affrontati con una programmazione di interventi normativi di lungo corso ma intanto, però, fioccano le ordinanze, proliferano i ricorsi amministrativi, primeggia la sfiducia nello stato a tutti i suoi livelli. Ma questo e’ un fenomeno che da tempo immemore risulta essere presente.

 

Per qualcuno da quando il titolo v della Costituzione è stato riformato, con la l. cost. 3/2001, che riconobbe le autonomie locali quali enti esponenziali preesistenti alla formazione della repubblica, per altri da quando un uomo di Fiumedinisi e’ diventato sindaco di una città metropolitana. Punti di vista, certo, ma di poco conto. Forse scuola, sicurezza e sanità dovrebbero avere una regia normativa unica ma tanto il risultato finale non cambierebbe di molto. Intanto, comunque, siamo quasi zona gialla…

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