mercoledì, 16 Giugno, 2021

Letizia Battaglia. «Storie di strada» alla Mole vanvitelliana

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Si scopre il mondo dei più deboli nelle fotografie di Letizia Battaglia. Le donne sono il soggetto più importante della mostra. Nei ritratti esposti, si vedono i temi della sua ricerca estetica ed esistenziale: povertà, nomadismo e politica. Palermo è lo sfondo principale dei racconti dove si inscenano le storie di tante donne, di mafia, di povertà e cultuali.
La politica è lo scenario della lotta per i diritti civili e per una nuova identità sociale che stenta ad affermarsi. E dietro alle spalle di una coppia, che si bacia, si vede sventolare la bandiera del partito. E in questa prima sezione della mostra, si può vedere persino la fotografia di una zingara che balla sul prato. La donna nomade è felice, forse è un giorno di festa. Le consuetudini del clan hanno tenuto le donne alle dipendenze degli uomini. È una società dove ancora sopravvive gli archetipi di un tempo. E qualsiasi lotta sociale non ha intaccato quella comunità arcaica che sembra non cambiare mai.
La Battaglia è riuscita ad entrare nelle case di Palermo in cui vivono donne proprio perché è una donna. Di logica, la sua presenza non fa paura e non è rischiosa. Così è riuscita a catturare gli sguardi smarriti di bambini e delle loro madri. Le sue immagini affrontano i grandi temi esistenziali che sono difficili da risolvere per idee politiche e per ritardo culturale. Attraverso le donne incontrate, la Battaglia rivede se stessa prima della fuga da Palermo a Milano.

Case squallide, umide, mal arredate in cui regna la povertà più assoluta dove nascono tanti bambini cui «non si ha niente da dare». Perciò si rimane a letto per l’intera giornata. Manca il fuoco per cucinare, il riscaldamento non funziona e lo spazio per fare giocare i bambini è poco. È una tra le tante fotografie esposte che la Battaglia menziona nell’interessante video per parlare di se stessa: un monologo che permette di entrare in contatto con un mondo intimo e personale.
Le fotografie sui delitti di mafia costituiscono una parte importante della mostra: l’assassinio di Piersanti Mattarella, presidente della Regione Sicilia, il giudice Falcone, Peppino Impastato e tanti altri che testimoniano i tentativi infranti di cambiare, purtroppo naufragati ogni volta. L’orgoglio della Battaglia è sapere che esistono persone che davvero vogliono cambiare il sistema, ma non sono riuscite fino in fondo a farlo. Come Peppino Impastato, giornalista, conduttore radiofonico e attivista politico, assassinato per i tentativi di denunciare gli illeciti di Cosa Nostra nella piccola città di Cinisi. E i contrasti con il potere locale di Badalamenti che aveva le mani invischiate nella droga nei mercati internazionali. Peppino cade in una trappola tesa dalla mafia; viene ucciso e fatto esplodere sui binari del treno. Prima di sapere i risultati della sua candidatura nella Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. La vicenda non ha il giusto rilievo perché una decina di ore dopo venne ritrovato il corpo senza vita del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, in via Caetani, a Roma.
Tra le dichiarazioni rilasciate dalla Battaglia si legge: «La fotografia l’ho vissuta come documento, come interpretazione e come altro ancora. L’ho vissuta come salvezza e come verità. Io sono una persona, non sono una fotografa. Sono una persona che fotografa». Dunque, lo sguardo verso quella realtà crudele e violenta è piena di interrogativi sulla vita e sulla morte. Farsi coraggio, non cedere alla paura davanti e a certi fatti criminosi, ma andare avanti sempre.

Nella mostra sono persino esposte alcune fotografie di Pier Paolo Pasolini oppure di Edoardo Sanguineti che occupano una intera parete: scatti ideati appositamente in funzione della macchina fotografica per esplorare le reazioni di individui diversi. La ripetizione del soggetto – con pochi elementi di variazione – costituisce un chiaro riferimento al potere alienante delle dinamiche visive indotte dalle tecnologie che ritraggono il soggetto.

 

Andrea Carnevali

 

Ancona – Mole vanvitelliana
Fino al 30 maggio 2021
https://letiziabattagliamostra.it/

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