martedì, 19 Ottobre, 2021

L’Europa rischia di restare senza gas per l’inverno

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L’Ue dispone attualmente di una capacità di stoccaggio per oltre il 20 per cento del suo consumo annuo di gas, ma non tutti gli Stati membri dispongono di impianti di stoccaggio. In più, modalità d’uso e obblighi di manutenzione variano. Soprattutto gli attuali livelli di stoccaggio di gas dell’Ue sono leggermente superiori al 75 per cento. Questa percentuale è in media inferiore al 90 per cento di quanto si è registrato in questo stesso periodo negli ultimi dieci anni. Non è allarme, ma Bruxelles sta monitorando la situazione: la preoccupazione è che alcune piccole comunità del continente, quelle con minore capacità di stoccaggio, possano restare senza gas e dunque senza riscaldamenti e acqua calda per l’inverno.
Sono i ‘frutti’ possibili del meccanismo infernale messo in moto dai rincari dei prezzi dell’energia. La risposta della Commissione, presentata ieri a Palazzo Berlaymont in seguito al pressing degli Stati dell’Europa del Sud (Spagna, Francia, Italia, i più colpiti dal caro bollette anche per una situazione economica di base più disagiata rispetto agli Stati del nord), è di migliorare la capacità di stoccaggio dell’energia in Europa, esplorando “appalti congiunti volontari da parte degli Stati membri sulle scorte di gas”. Insomma, una sorta di acquisto comune del gas per i paesi che lo vorranno, un pò come per i vaccini anti-covid sui quali però si è riusciti a mettere in campo una campagna a 27. In questo caso, il piano riesce a metà, frenato dai veti del nord e non ancora pronto per un’attuazione immediata. I 27 leader europei ne parleranno al summit della prossima settimana a Bruxelles. La Commissione presenterà poi la sua proposta a dicembre, all’interno del ‘pacchetto gas e idrogeno’.
Benchè ancora vago, lo stoccaggio comune è uno dei punti della proposta della Commissione Europea per affrontare il ‘caro energia’, fenomeno che a Bruxelles si spiegano con l’aumento repentino della domanda in seguito alla ripresa delle attività economiche dopo i lockdown. A Palazzo Berlaymont sono anche convinti che il fenomeno dei rincari sia temporaneo e che dopo l’inverno tutto tornerà nella normalità, sebbene con prezzi superiori all’anno scorso, quando i lockdown dovuti al covid hanno fatto precipitare il costo dell’energia. Ma con l’arrivo del freddo, l’aumento dei consumi del gas, i prezzi che schizzano in alto metterebbero a rischio la ripresa economica appena iniziata, Spagna, Francia e anche Italia hanno chiesto un intervento della Commissione Europea. Ed eccolo qui, sebbene per gran parte la proposta si limiti a incoraggiare gli Stati membri ad adottare misure nazionali per fronteggiare il ‘caro bollette’. Mentre sullo stoccaggio comune si agirà su base volontaria, perché i paesi del nord non sono d’accordo.
La commissaria europea all’Energia, Kadri Simson, in conferenza stampa, ha detto: “I prezzi sono al massimo del decennio, gli Stati agiscano”.
La pre-condizione della proposta Ue è che il Green deal non debba risultare frenato dalla nuova emergenza. La Commissione ha scritto: “Anzi, gli investimenti nelle energie rinnovabili e nell’efficienza energetica non solo ridurranno la dipendenza dai combustibili fossili importati, ma forniranno anche prezzi dell’energia all’ingrosso più accessibili e più resilienti ai vincoli di approvvigionamento globale. La transizione verso l’energia pulita è la migliore assicurazione contro i rialzi shock in futuro e deve essere accelerata, anche per il bene del clima”.
La Commissione mette a disposizione gli incassi dell’Ets per finanziare misure nazionali di sostegno alle fasce più deboli, attraverso buoni o pagamenti parziali delle bollette. L’Emission Trading System è il sistema di tracciamento delle emissioni nocive che obbliga le aziende a pagare per le quote di Co2 prodotte. Inoltre, Bruxelles invita gli Stati membri ad autorizzare dilazioni temporanee di pagamento delle bollette; mettere in atto presidi per evitare disconnessioni dalla rete; fornire riduzioni temporanee e mirate delle aliquote fiscali per le famiglie vulnerabili; fornire aiuti ad aziende o industrie, in linea con le norme Ue sugli aiuti di Stato.
L’organismo di Palazzo Berlaymont si propone inoltre di migliorare la diffusione internazionale dell’energia per garantire la trasparenza, la liquidità e la flessibilità dei mercati internazionali; indagare su possibili comportamenti anti-concorrenziali nel mercato dell’energia e chiedere all’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma) di rafforzare ulteriormente il monitoraggio degli sviluppi nel mercato del carbonio.
L’Esma è autorità che diventa centrale in questa fase. Doveva essere guidata dall’italiano Carmine Di Noia, ma a settembre la Germania è riuscita a imporre la sua candidata Verena Ross con un blitz a dir poco discutibile. La Germania è tra i paesi contrari allo stoccaggio comune, avendo risolto i suoi problemi di approvvigionamento di gas con il Nord Stream 2 dalla Russia, benché non ancora operativo.
La proposta di stoccaggio comune finirà sul tavolo dei leader Ue il 21 e 22 ottobre al Consiglio Europeo in presenza a Bruxelles.
Due settimane fa, Ursula von der Leyen era partita in quarta, in risposta al pressing spagnolo e francese, alla ricerca di un altro successo comunitario (e personale) dopo l’acquisto congiunto dei vaccini anti-covid. Ma le diversità di vedute tra gli Stati hanno frenato il piano. Dunque, per ora la Commissione si limita a proporre di esplorare i potenziali benefici dell’appalto congiunto volontario da parte degli Stati membri delle scorte di gas; istituire nuovi gruppi regionali transfrontalieri che condividono gli stessi rischi di approvvigionamento per analizzare i problemi e fare consulenza agli Stati membri sulla progettazione dei loro piani d’azione nazionali di prevenzione e di emergenza; rafforzare il ruolo dei consumatori nel mercato dell’energia, consentendo loro di scegliere e cambiare fornitori, generare la propria elettricità e unirsi alle comunità energetiche.
Ecco perché è necessario puntare sull’energia pulita incentivandone la produzione.

 

S.R.

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