giovedì, 23 Settembre, 2021

Libano in default: 1,2 miliardi di dollari debiti in scadenza

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Il primo ministro Hassan Diab ha annunciato in conferenza stampa l’incapacità del paese di pagare il debito estero di 1,2 miliardi di dollari in scadenza per oggi. Il governo di Diab si è insediato il 21 gennaio 2020 a seguito della gravissima crisi politica che ha visto quotidiane e violente manifestazioni di piazza contro il caro vita e la corruzione. Dopo la riunione dell’esecutivo il primo ministro libanese ha spiegato: “Il Libano sta sospendendo il rimborso del debito del 9 marzo per poter soddisfare le esigenze dei suoi cittadini. Non si è trattato di una decisione semplice, ma è l’unica soluzione per proteggere l’interesse pubblico, parallelamente al lancio di un piano di riforme globale. La nostra decisione deriva dal nostro attaccamento all’interesse dei libanesi”.

L’ipotesi era nell’aria da giorni. Il 2 marzo il presidente dell’Associazione bancaria libanese, Salim Sfeir, si era incontrato con i vertici di diverse banche per fare il quadro della situazione dopo la fuga all’estero di ingenti capitali privati per un valore di 2 miliardi di dollari, a causa delle manifestazioni di piazza che denunciavano il dislivello della distribuzione della ricchezza con pochissimi ricchi e moltissimi poveri. Di conseguenza, il governo aveva imposto alle banche continue restrizioni per la mancanza di liquidità, cosa che ha spaventato investitori e risparmiatori. Di conseguenza oggi il procuratore finanziario Ali Ibrahim ha congelato gli asset di diverse banche del Libano, nella fattispecie di: Bank Audi; Bloom; Fransbank; Byblos; Societe Generale; Bank of Beirut; BankMed; Banque Libano-Francaise; Credit Libanais; Al Mawarid Bank; Intercontinental Bank of Lebanon; Fnb; Lebanon and Gulf Bank; Bbac; Meab; Federal Bank of Lebanon; Bsl Bank; Lebanese Swiss Bank; Bml; Saradar Bank e Cedrus Bank.

La scadenza del 9 marzo è la prima delle tre del 2020, le prossime sono ad aprile e a giugno per un totale di 2,7 miliardi di dollari ai quali si devono aggiungere 2 miliardi di interessi da versare per tutte le emissioni. Diab ha quindi annunciato di essere al lavoro per contrattare e ristrutturare il debito estero, conscio del fatto che gli istituti internazionali come il Fondo Monetario Internazionale potrebbero dare liquidità in cambio di ulteriori restrizioni per una popolazione già stremata da una situazione politica ed economica al collasso.
Il Libano conta 4,3 milioni di abitanti, ma da sempre nel paese si sente forte la presenza di potenze straniere come l’Arabia Saudita e l’Iran, che vi hanno costruito strutture e che controllano settori della politica e movimenti come gli Hezbollah.
La decisione apre uno scenario non semplice per il governo di Beirut e gli sviluppi che seguiranno a breve vanno seguiti con molta attenzione anche per le implicazioni di geopolitica sullo scenario internazionale.

Lo stato mediorientale da tempo si trovava in cattive acque. Il debito complessivo del Libano ammonterebbe a 92 miliardi di dollari, pari a circa il 170% del PIL.
Il premier libanese ha affermato: “Le nostre riserve valutarie hanno raggiunto un livello preoccupante, spingendoci a sospendere il dovuto il 9 marzo. Questo è l’unico modo per fermare l’emorragia  con il lancio di un vasto piano di riforme necessarie e la riduzione della spesa pubblica”.
Il governo di Hassan Diab si è insediato dopo un lungo periodo di proteste popolari contro corruzione e incompetenza del precedente esecutivo. Avrebbe dunque dovuto essere il governo della rinascita, finendo per essere ricordato quale quello del primo default del Libano.
Un’eredità, politica e storica, pesante ma non attribuibile al solo Diab. L’indebitamento del Libano avrebbe infatti radici profonde. Sarebbe iniziato l’indomani della fine della guerra civile del 1990 per la ricostruzione.

Tuttavia, le scelte politiche non sempre mirate hanno impedito di contenere un debito passato da pochi miliardi di fine secolo scorso, all’enorme cifra attuale.
L’annuncio del primo ministro è dunque tutt’altro che un fulmine a ciel sereno. La percezione della gravità del momento era prevedibile. Già oggi, ad esempio, vi sono state manifestazioni a Beirut e a Tiro (sud del Libano) mentre mancano le notizie dagli inviati del governo libanese in missione d’emergenza al Fondo Monetario Internazionale che, al momento, non ha assicurato il suo sostegno finanziario.

La bancarotta per mancanza di liquidità non esclude un ritorno alle urne anche se in questo momento dovrebbe essere un’ipotesi remota, ma la situazione è molto grave.

Salvatore Rondello

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