martedì, 19 Ottobre, 2021

Libano, Najib Miikati è il nuovo Premier designato

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Najib Miikati è il nuovo Premier designato di un Libano ormai ridotto allo stremo. Dopo tredici mesi di inutili trattative esiste finalmente un Governo, nuovamente pesantemente condizionato dagli Hezbollah (il partito di Dio), filoiraniani e a cui si imputano numerosi episodi di corruzione e di incapacità amministrativa che hanno determinato l’attuale situazione di vero e proprio sfascio. “Parlare di meno e lavorare di più” ha ammonito il Presidente della Repubblica Michel Aoun nella prima riunione dell’Esecutivo che ha preparato un programma che dovrà essere approvato dal Parlamento. Intanto nel Paese il popolo fa i conti con una contingenza economica senza precedenti. Manca tutto, dai medicinali ai generi alimentari. Fare benzina è ormai un’impresa e molti impianti sono chiusi per mancanza dei carburanti. Ma la crisi energetica riguarda soprattutto l’energia elettrica. Le turbine dei due impianti più importanti a luglio hanno cessato di funzionare per alcune ore . Il blackout in alcune aree è stato totale. Beirut, che nelle sere d’estate presentava un panorama di mille luci con i suoi ritrovi e luoghi di svago e di ristorazione, è ora quasi completamente al buio per la crisi energetica. Un elemento che si aggiunge alle distruzioni e alle macerie derivate dall’ esplosione di 2700 tonnellate di nitrato di ammonio nel suo porto causata anche dalla negligenza di chi avrebbe dovuto avere il compito di valutare le possibili conseguenze pericolose di tale insediamento. La crisi finanziaria e strutturale ha portato il Libano a un fallimento di cui i cittadini sopportano la conseguenze. Il nuovo Governo ha lanciato un appello ai partners regionali e internazionali ma gli aiuti promessi da alcuni Paesi Arabi, dalla Francia e dagli Stati Uniti sono condizionati dall’ attuazione di profonde riforme e di efficienza amministrativa che il pesante condizionamento negli Hezbollah non è in grado di assicurare. Miikati, ricco imprenditore e già due volte a capo del Governo intende negoziare un piano di salvataggio del Paese con il Fondo monetario Internazionale. Intende anche ristabilire proficue relazioni con il Paesi arabi e in modo particolare con il Kuwait, il cui Fondo di sviluppo potrebbe fornire un prestito a lungo termine per attuare il piano elettrico e costruire fabbriche. Altro obiettivo è quello di garantire lo svolgimento di elezioni legislative nel maggio nel prossimo anno per poter permettere al popolo di esprimersi liberamente su quanto è accaduto e sta accadendo. Ma forse questo, in una situazione di vero tracollo come questa, non è neppure il problema più urgente. Prima occorre dare al popolo libanese, che è arrivato al limite della sopportazione, la speranza che si possa uscire dalla fame e dalle ristrettezze e che la classe politica riacquisti quella capacità di governo che negli ultimi anni ha lasciato il posto alla cattiva gestione e ai fenomeni corruttivi svuotando le casse dello Stato e con una moneta, la lira libanese, che ha perso il 90% del suo valore. Per evitare che il Libano, colpito da una crisi finanziaria ed economica senza precedenti, piegato dalla pandemia da coronavirus, sconvolto da episodi come l’esplosione che poco più di un anno fa ha distrutto il porto e le zone residenziali limitrofe, subisca anche una ribellione e uno sconvolgimento sociale dalle conseguenze imprevedibili.

 

Alessandro Perelli

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