lunedì, 10 Maggio, 2021

Libertà di stampa, diritto inalienabile per ogni società

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La libertà di stampa è uno dei diritti inalienabili per il mondo del giornalismo e della comunicazione. E’ una delle garanzie che ogni stato, insieme ai propri organi d’informazione, dovrebbe garantire ai cittadini e alle associazioni. Tale diritto, si celebra il 3 maggio di ogni anno con la Giornata mondiale della libertà di stampa, una tutela dell’articolo 19 presente nella dichiarazione universale dei diritti umani. 
La Giornata mondiale della libertà di stampa è stata istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre 1993, un’occasione celebrativa per promuovere azioni concrete e iniziative finalizzate a difendere la libertà della stampa, ma è anche un’opportunità per valutare la situazione della libertà di stampa nel mondo.
Si tratta di una giornata destinata a richiamare l’attenzione, allertare e sensibilizzare il pubblico, stimolare dibattiti tra i professionisti dei media, oltre a essere una giornata commemorativa, per ricordare i giornalisti che hanno perso la vita nell’esercizio della professione.
Per la Giornata mondiale della libertà di stampa è stato scelto il 3 maggio perché coincide con  l’anniversario della Dichiarazione di Windhoek, un documento composto da principi di stampa liberi, emessi da giornalisti africani durante un seminario organizzato dall’Unesco nella capitale della Namibia, dal 29 aprile al 3 maggio 1991, intitolato “Promuovere un indipendente e pluralista organo di stampa africano”.
Quest’importante documento nacque con lo scopo di raccogliere i media pluralisti indipendenti di tutto il mondo sotto un’unica volontà e strumento di democrazia, fondamentale per accrescere i diritti universali dell’uomo: la diffusione della libertà di stampa.
L’associazione culturale Territori, in collaborazione con More News e con il contributo della Fondazione CRC (Cassa di Risparmio di Cuneo), ha organizzato per questo giorno, una serie di incontri per attualizzare il significato e l’importanza della libertà di stampa all’epoca dei nuovi media, riflettere sul ruolo della stampa estera in Italia e dell’informazione ai tempi delle limitazioni personali e sociali dovute alla crisi pandemica. Si tratta di incontri di interesse sia per i giornalisti e gli editori, per approfondire nuovi modelli di business e riflettere sul ruolo della carta stampata e dei giornali on-line ai tempi dell’informazione in tempo reale data dalla globalizzazione e dall’immediatezza di internet, sia per il pubblico generico che vuole approfondire le dinamiche e le ripercussioni dei sistemi su cui si basano le testate, i quotidiani, i profili social e le piattaforme da cui attingono le informazioni e le notizie su cosa succede nel mondo.
La libertà di stampa è una questione quanto mai attuale, un diritto di cui molti sono spesso privati anche nelle più stabili delle democrazie. La libertà di stampa è la libertà dei cittadini di essere informati, la libertà dei giornalisti di informare e di svolgere il proprio mestiere senza il peso di minacce o di precarietà.
La classifica 2020 realizzata da Reporter Without Borders in merito alla libertà di stampa nel mondo vede l’Italia al 41° posto, dietro tutte le altre maggiori potenze europee e di Paesi in via di sviluppo come Ghana, Namibia e Burkina Faso. Quali sono le cause di questo posizionamento? La crisi sanitaria avrà peggiorato la situazione? I social garantiscono maggiore libertà di informare o minano l’attendibilità di un settore? Temi di cui si parla oggi negli incontri fruibili gratuitamente on-line sulle testate del gruppo More News, sul sito web www.giornatalibertadistampa.it e sulla pagina facebook dell’associazione Territori.
In una nota diffusa oggi dal Consiglio Europeo si sottolinea che il ruolo è più che mai essenziale affermando il principio che gli organi di informazione siano liberi e indipendenti. Ma, di fatto, la libertà di stampa continua ad essere minacciata. I giornalisti continuano a lavorare in condizioni molto difficili.
Secondo l’Osservatorio dell’UNESCO, dal 2020 ad oggi sono stati assassinati 76 giornalisti; molti di più, in tutto il mondo, hanno subito arresti, vessazioni o minacce. Preoccupa particolarmente la violenza di genere nei confronti delle giornaliste. Nel corso dell’ultimo anno, l’UE in diverse occasioni ha preso posizione contro le intimidazioni e vessazioni subite in diversi paesi da giornalisti indipendenti. L’UE, anche attraverso il suo rappresentante speciale per i diritti umani, ha continuato ad attivarsi a favore di giornalisti indipendenti perseguitati ed è intervenuta a sostegno di giornalisti e blogger sottoposti a detenzione.
Nella nota del Consiglio Ue, si legge anche: “L’UE è determinata a fare di più, in Europa e altrove; continuerà a coordinarsi con organizzazioni e meccanismi a livello internazionale e a sviluppare nuovi approcci, come ad esempio la proposta della Commissione europea per una legge sui servizi digitali, volta a responsabilizzare le principali piattaforme affinché rendano i loro sistemi più equi, sicuri e trasparenti. Continueremo anche ad agire per contrastare la disinformazione e a ricercare, assieme a tutti i partner, modalità efficaci per aiutare i media indipendenti a portare avanti modelli di business sostenibili”.
A Trento si è tenuta recentemente una manifestazione per dare voce alla stampa indipendente bielorrussa. Davanti a palazzo Geremia si è svolto un flash mob a ricordo dei 12 giornalisti bielorussi arrestati per avere documentato le manifestazioni antigovernative nel loro Paese e che hanno costretto alla fuga Svetlana Tikhanovskaya moglie del blogger e youtuber Sjarhej Cichanoŭski oppositore del leader Lukaschenko.
Stampa imbavagliata anche ad Hong Kong con l’arresto da parte del governo cinese dell’editore di Apple Daily, Jmmy Lai. E ancora con le repressioni della stampa in Myanmar dopo il golpe che ha rovesciato il governo della leader San Suu Kyj.
Il ‘principale vaccino contro la disinformazione’, il giornalismo è al momento ostacolato in più di 130 Paesi, secondo Reporter Senza Frontiere (Rsf) che ha pubblicato il suo rapporto annuale, dal quale emerge anche come la pandemia abbia condizionato negativamente l’accesso alle notizie.
Infatti il 73% dei 180 Paesi valutati dalla Ong è caratterizzato da situazioni ritenute ‘gravissime’, ‘difficili’ o ‘problematiche’ per la professione: solo 12 Paesi su 180, ovvero il 7%, contro l’8% del 2020, mostrano una ‘buona situazione’.
Inoltre la pandemia sembra aver esacerbato la repressione nei Paesi più ‘imbavagliati’ come l’Arabia Saudita (al 170/o posto) o la Siria (173/a), secondo la Ong, e avrebbe “provocato un enorme blocco degli accessi” alle fonti per i giornalisti, “solo in parte giustificato da precauzioni sanitarie”.
La più ‘virtuosa’ resta la Norvegia, che mantiene il primo posto per il quinto anno consecutivo davanti a Finlandia e Svezia, tornata terza a scapito della Danimarca (4/a, -1). La Germania esce dalla ‘zona bianca’ (13/a, -2) “perché decine di giornalisti sono stati attaccati da manifestanti vicini a movimenti estremisti e cospiratori durante le manifestazioni contro le restrizioni anti Covid”.
Però l’Europa rimane la regione più sicura, ma si sono moltiplicate, secondo Rsf, le aggressioni e gli arresti abusivi, soprattutto in Francia (34/a) durante le manifestazioni contro il disegno di legge ‘sicurezza globale’, mentre l’Italia si conferma al 41/o posto.
Dall’altra parte dell’Atlantico, la situazione rimane ‘piuttosto buona’ negli Stati Uniti (44/a, +1) “anche se l’ultimo anno di mandato di Donald Trump è stato caratterizzato da un numero record di aggressioni (quasi 400) e arresti di giornalisti (130).
La ‘zona rossa’ accoglie il Brasile, ‘dove il presidente Bolsonaro ha fatto del dileggio ai giornalisti il suo tratto distintivo’ e ci rimane la Russia (150/a, -1) che si è adoperata per ‘limitare la copertura delle manifestazioni dei sostenitori di Alexeï Navalny”. Infine, l’Africa rimane il continente “più violento” per i giornalisti, anche se c’è stato qualche miglioramento in Burundi (147 /o, +13), Sierra Leone (75/o, +10) e Mali (99/o, +9).
Secondo Reporter Senza Frontiere, l’Italia desta allarme. Le motivazioni del crollo sono le sempre maggiori minacce ai giornalisti, in particolare della mafia, e l’eccesso di processi ingiustificati per diffamazione. Infatti, una ricerca elaborata dal Servizio Analisi Criminale, ha sottolineato un aumento in Italia degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti. Nel primo trimestre del 2021 l’incremento è stato del 50% ma già i numeri dei due anni precedenti avevano fatto registrare un forte balzo: si è passati infatti dagli 87 episodi del 2019 ai 163 dell’anno scorso (+87%), il 44% dei quali commessi attraverso canali web.
Dal primo gennaio ad oggi le minacce denunciate sono state 63, con un aumento del 50% rispetto all’analogo periodo del 2020 mentre gli illeciti commessi online sono stati 27, il 43% del totale. In questa prima parte dell’anno è emerso anche un aumento degli atti intimidatori nei confronti delle giornaliste: dal 19% del 2020 al 24% del 2021.
Dalla ricerca risulta che la matrice degli atti intimidatori commessi nel 2021 è riconducibile per il 30% a contesti socio-politici, per il 21% ad ambiti di criminalità organizzata e per il 49% ad altre situazioni. A margine di una videoconferenza il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, ha annunciato la presentazione di un dossier: “Stiamo preparando un dossier completo che il 3 maggio, Giornata mondiale della libertà di stampa, consegneremo al presidente della Camera Roberto Fico, anche per chiedere che finalmente la politica, oltre ad esprimere solidarietà, decida di approvare norme a tutela del diritto di cronaca”.
Inoltre nello scorso anno ‘il giornalismo libero e indipendente ha subito enormi danni’, come dimostra il numero record di segnalazioni sugli attacchi ai media e ai giornalisti registrati sulla piattaforma creata dal Consiglio d’Europa per monitorare lo stato della libertà della stampa nei 47 Paesi membri, tra cui anche Turchia e Russia.
Il numero di segnalazioni nel 2020 è aumentato del 40% rispetto all’anno precedente: sul totale di 201 casi segnalati, 52 riguardano attacchi fisici di cui sono stati vittime i giornalisti, e 70 le minacce e le intimidazioni che hanno subito durante il 2020.
I Paesi dove il rischio è più alto sono Bulgaria (97%), Romania (97%), Turchia (92%) e Cipro, Italia, Malta e Polonia (tutti all’83%). Per l’Italia, sulle 11 segnalazioni pubblicate nel 2020, 6 riguardavano attacchi fisici contro giornalisti, mentre in generale, “il numero di segnalazioni di attacchi fisici sui giornalisti negli Stati membri è raddoppiato tra il 2016 e il 2020, passando da 24 casi a 52”.
La libertà di pensiero e parola, anche a mezzo stampa, in Italia è sancita dall’art.21 della nostra Costituzione che recita: “ Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria [cfr. art.111 c.1] nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.
Serve un patto per l’articolo 21 della Costituzione. Questo il messaggio lanciato dalla Federazione nazionale della Stampa italiana nel giorno della Festa del lavoro, dedicata dal sindacato dei giornalisti alla crisi dell’informazione.
Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi, aprendo il webinar dal titolo ‘Libertà, diritti, dignità del lavoro: informazione precaria, democrazia precaria’, ha detto: “L’informazione italiana rischia di morire nella sostanziale indifferenza delle istituzioni che invece dovrebbero difenderne il ruolo e la funzione costituzionale, con i provvedimenti che servono a rilanciare il settore che restano fermi in Parlamento, dalle proposte di legge di contrasto alle querele bavaglio, a quelle sul contrasto al precariato, sull’abolizione del carcere per i giornalisti, sulla tutela delle fonti. Senza una nuova legge di sistema corriamo il rischio che la transizione digitale nel nostro settore si traduca semplicemente nella ulteriore riduzione di posti di lavoro e in un ulteriore allargamento dell’area del precariato. Occorre una legge che ponga al centro la difesa del lavoro e la tutela dell’informazione, perché non ci può essere buona informazione senza lavoro garantito”.
Il segretario di Usigrai, Vittorio Di Trapani, che è anche segretario generale aggiunto della Fnsi, ha ribadito: “Serve un patto per l’articolo 21 della Costituzione, per rimuovere gli ostacoli al diritto dei cittadini ad essere informati. Un patto che riguardi anche il ruolo delle autorità di garanzia, la tenuta dell’Inpgi, nuovi limiti antitrust, la riforma della Rai”.
La presidente dell’Inpgi, Marina Macelloni, riferendosi all’Istituto di previdenza dei giornalisti, ha affermato: “Senza buona occupazione non è possibile aspettarsi bilanci in attivo, Da oltre un anno siamo impegnati in un tavolo di confronto con il governo, ma restiamo schiacciati da una narrazione sbagliata secondo cui quella dei giornalisti sarebbe una casta. Le storie di precarietà raccontate questa mattina danno invece la spiegazione più trasparente di quella che è la situazione reale. La nostra soluzione per la salvaguardia dell’Ente è inclusiva: allargare la platea degli iscritti. Per farlo è necessario un ragionamento complessivo che tenga conto di come è cambiata la professione in questi anni: posti di lavoro dipendente persi o trasformati in lavoro autonomo, ammortizzatori sociali pagati dall’Inpgi che hanno consentito a tante aziende editoriali di non chiudere, nuovi modi di fare giornalismo. Riflettiamo su cos’è l’informazione oggi e troveremo le soluzioni per salvarla”.
All’iniziativa, insieme con i componenti della segreteria della Fnsi, hanno preso parte giornaliste e giornalisti da tutta Italia, alcuni rimasti anonimi, che con le loro storie di precariato hanno dato uno spaccato della situazione che vive il settore oggi: una situazione difficile, fatta troppo spesso di diritti negati e dignità del lavoro calpestata, che rende meno libera l’informazione e più precaria la democrazia. La mobilitazione della Fnsi per il lavoro e la libertà di informazione è proseguita anche ieri, 2 maggio, con una iniziativa da Trento dedicata ai bavagli alla stampa in Italia e non solo, e oggi, Giornata mondiale della libertà di stampa, il sindacato dei giornalisti sarà ricevuto dal presidente della Camera, Roberto Fico.
Il Psi, storicamente si è sempre battuto per la libertà di stampa e per i diritti dei giornalisti. Oggi, c’è l’esigenza di elaborare nuove proposte politiche per far sentire la propria voce sulla libertà di stampa a difesa della democrazia.

Salvatore Rondello

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