domenica, 1 Agosto, 2021

Libia, Al Serraj verso le dimissioni

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Il presidente del Governo di accordo nazionale libico, Fayez Al Serraj, in un discorso alla nazione, ha annunciato la sua sincera intenzione di cedere l’autorità del suo governo entro fine ottobre a un nuovo esecutivo che porti avanti la transizione politica.
Al-Serraj, il presidente del Governo di Accordo Nazionale di Tripoli, un ingegnere prestato alla politica, figlio di uno dei fondatori della monarchia libica, più considerato all’estero che in patria, negli ultimi mesi si è scoperto anche stratega militare in grado di mettere in serie difficoltà l’avanzata su Tripoli del maresciallo della Cirenaica, Khalifa Haftar, cresciuto nella divisa militare.

Nel caos del Paese nordafricano, Al Serraj si è visto catapultare da membro della Camera dei Rappresentanti, eletto nella circoscrizione di Al Andalus, nella capitale dov’è nato 59 anni fa, diventando il leader del governo di conciliazione voluto dall’Onu per traghettare la Libia verso la pace. Una missione tutt’altro che semplice nemmeno per i politici più ferrati. Tuttavia,  Al-Serraj, di carattere mite, ha saputo fare dell’arte della moderazione la chiave del proprio successo, o comunque dello scampato fallimento.
Il padre, Mustafa Fawzi Al-Serraj, fu tra i fondatori della moderna monarchia libica, dopo l’indipendenza dall’Italia. Prima membro del Partito del Congresso e deputato alla Camera dei rappresentanti, guidò poi i ministeri di educazione, agricoltura ed economia durante la monarchia. Fayez non seguì le orme del padre: laureato in architettura alla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Tripoli, con un master in Amministrazione d’impresa, fa l’ingegnere occupandosi di gestione e progettazione per il Fondo di previdenza sociale.

La carriera politica di Al Serraj inizia quando entrò a fare parte della Commissione per il dialogo nazionale dopo la caduta del regime di Gheddafi. Alle legislative divenne membro della Camera dei rappresentanti e venne nominato presidente della Commissione per la casa. Nel governo di Ahmed Maitig, nel 2014, gli venne proposto il ministero per la Casa, ma rifiuta l’incarico per il clima politico generale di instabilità ed incertezza.
Nel 2015 l’allora inviato speciale dell’Onu, Bernardino Leon, indicò Al-Serraj presidente del Governo di accordo nazionale, posizione ratificata poi con gli Accordi di Skhirat, in Marocco, nel dicembre dello stesso anno.
La sua lontananza dalla politica è la prima colpa che gli viene imputata, oltre a quella di nutrire troppa fiducia nell’Occidente. Nella Cirenaica che non ha mai riconosciuto l’esecutivo di Tripoli si diceva: “Non ha avuto alcun ruolo nella rivoluzione”.

La situazione della Libia è ormai molto sfuggente per l’Italia che ha mantenuto una sua presenza diplomatica a Tripoli, ma che non ha più nessuna voce in capitolo per incidere su quelli che saranno i destini futuri dopo Al-Serraj.
E’ di ieri il caso dei diciotto pescatori italiani in stato di fermo in Libia. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha detto: “Non accettiamo ricatti sui nostri connazionali, devono tornare a casa, e ho detto a tutti che dobbiamo essere pienamente coordinati perché questo lavoro va fatto con molta attenzione. Ieri mattina ho avuto una ‘call conference’ con il sindaco di Mazara del Vallo, con le famiglie dei pescatori e gli armatori, gli ho detto che stiamo lavorando come governo per sentire tutti gli attori internazionali che hanno un’influenza sul generale Haftar per ottenere il rilascio. I pescatori non sono in prigione ma in stato di fermo, ci informiamo del loro stato di salute ogni giorno e presto convocheremo un vertice di governo sul tema stiamo lavorando anche con un basso profilo per ottenere risultati”.
Dopo la spiegazione, Di Maio ha aggiunto di aver già parlato con gli omologhi di Emirati arabi e Russia.
Questi sono i risultati prodotti dal lassismo della politica estera del governo italiano in Libia: una chiara incapacità che ci costringe a rivolgerci a Paesi terzi per difendere gli interessi dell’Italia in Libia senza sapere a quale prezzo.

 

Salvatore Rondello

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