martedì, 13 Aprile, 2021

Libia, ancora nulla di fatto dopo l’accordo

0

Sono passati più di cinque mesi dall’accordo tra il Capo del Governo libico riconosciuto Serray e il Presidente della Camera di Tobruk Saleh che ha sancito, con il beneplacito di Turchia e Russia e la mediazione americana, il cessate il fuoco e l’auspicabile fine della guerra civile ma, a parte la sospensione dei combattimenti salvo sporadiche scaramucce, nulla è stato fatto di quello che l’accordo prevedeva. Sono invece cambiati gli interlocutori. Sul fronte della Tripolitania , al posto di Serray, che aveva dichiarato di volersi dimettere lo scorso ottobre ma che è ancora al suo posto si delineano le figure di Fathi Bashagha, Ministro dell’Interno prima sospeso e poi reintegrato che controllava una parte del Gna, l’esercito di Tripoli, e di Ahmed Maitig, Vicepresidente dell’Esecutivo e, in attesa delle dimissioni di Serray, punto di riferimento per la relazioni internazionali. Sul fronte opposto pare offuscata la posizione di Saleh, mentre è rientrato completamente in gioco il generale Haftar, troppo presto dato per ridimensionato. A ciò ha contribuito anche il nostro Paese che, con il viaggio di Conte e Di Maio a Bengasi per ringraziarlo della liberazione dei pescatori di Mazara del Vallo dopo due mesi di prigionia, gli hanno restituito credibilità e rappresentanza politica. E questa riabilitazione si è confermata nei giorni scorsi quando il direttore dei nostri servizi segreti (Aise) Gianni Caravelle, si è recato a Bengasi per incontrarlo e la notizia è stata ampiamente diffusa dai media controllati da Haftar. Chissà cosa ne ha pensato Stephanie Williams, rappresentante speciale dell’ONU per i negoziati di pace che avevano esautorato Haftar dalle trattative. Certo è che sugli impegni che dovevano seguirà l’accordo di cinque mesi fa praticamente nulla è stato fatto. I due eserciti dovevano abbandonare le posizioni sul fronte e tornare alle loro basi e invece sono tutt’ora posizionati come prima. Il punto più critico è a Siete, per il cui controllo sono stati bloccati i combattimenti ma proprio da quella località i mercenari russi alleati di Haftar hanno costruito una serie di fortificazioni che sembrano più una preparazione per la ripresa del conflitto che una proiezione futura della pace. I mercenari siriani dalla parte di Tripoli e russi da quella di Bengasi, ché ho dovevano essere fatti rientrare nelle zone di provenienza, sono tutt’ora posizionati a fianco del due eserciti libici. Non parliamo poi delle truppe turche che in terra e con le navi da guerra nel Mediterraneo, continuano a supportare Serray. Come continuano le attività di addestramento da parte di istruttori stranieri. In questa situazione sembra fantascienza pensare a ciò che prevedeva la parte finale dell’accordo Serray Saleh e cioè un referendum su una nuova Costruzione e libere elezioni in tutto il Paese entro il dicembre 2021. A questi problemi poi se ne sono aggiunti altri, derivati come già detto, dalle divisioni interne sia Tripoli che a Bengasi, con il pericolo di rese dei conti anche sanguinose. Si attende inoltre di vedere quale sarà l’atteggiamento del nuovo Presidente americano Joe Biden e se sarà confermato il sostanziale disimpegno voluto da Trump. Di certo attualmente vi è solo il sostanziale patto di spartizione territoriale tra Russia e Turchia che riguarda anche lo sfruttamento del patrimonio petrolifero libico. Con l’Italia che tenta di recuperare il suo tradizionale e storico ruolo ormai però ridotto attualmente a quello di osservatore passivo.

 

Alessandro Perelli

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply